Matteo Salvini chiude totalmente le porte a ogni presunta e ipotetica discussione sui temi etici. "I temi etici non sono nel contratto e quindi non andranno mai. Su questi temi non ci sarà discussione”, ha dichiarato il ministro dell'Interno e vicepremier all'agenzia di stampa Agi replicando alla questione posta dal sottosegretario M5S alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora, che si è detto pronto a rinunciare al proprio incarico in mancanza di aperture sulle adozioni gay.

Come spiega Agi "l’ala movimentista del Movimento 5 Stelle intende, riferiscono fonti parlamentari, inserire in calendario nelle Commissioni congiunte Affari sociali e Giustizia l’argomento del fine vita mentre domani il dem Marcucci, senza impegnare il partito, presenterà con altri senatori una proposta a palazzo Madama. Ma sulla possibilità che si arrivi ad un confronto in Parlamento sui temi etici c’è la netta contrarietà della Lega".

Insomma, stando a quanto dichiarato ad Agi, il leader del Carroccio non prende minimamente in considerazione la possibilità di discutere di temi come le adozioni gay o il fine vita in quanto nessuno di essi è stato inserito nel contratto di governo siglato qualche mese fa da Lega e Movimento 5 Stelle, dunque per il vicepremier ogni questione è chiusa. Una chiusura, quella paventata da Matteo Salvini, che desta non poche preoccupazioni: qualora il governo dovesse durare cinque anni, il Parlamento italiano non affronterà mai discussioni simili per volere di un vicepremier?

Perché i temi etici sono stati completamente esclusi dalla contrattazione di governo? La risposta è tanto semplice quanto banale: le divergenze in materia tra Lega e Movimento 5 Stelle sono abissali e se da un lato un'ala del Movimento 5 Stelle è ben disposta verso tematiche simili, dall'altra parte la Lega intera è nettamente contraria e da sempre ha avuto posizioni piuttosto oscurantiste in materia e avanzare ora proposte su temi etici rischierebbe di compromettere il già precario equilibrio di governo, stretto tra continue fratture fra le diverse sensibilità presenti all'interno della maggioranza.

Quello di cui però Matteo Salvini sembra non tenere conto, stando alla sua dichiarazione, è che il Parlamento entro un anno sarà costretto ad affrontare almeno un tema cosiddetto etico, che attiene al fine vita. Poche settimane fa, nell'ambito del processo per la morte di Dj Fabo, la Consulta, chiamata a decidere sulla questione di legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio in relazione al caso Cappato, ha dato una sorta di ultimatum: "L'attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti", ha spiegato la Corte Costituzionale, chiedendo inoltre al Parlamento di intervenire in materia entro il prossimo settembre 2019.

In che modo Matteo Salvini pensa di poter sfuggire a questa prescrizione? Potrebbe farlo, si scontrerebbe però con l'immediato intervento della Consulta che in caso di mancata approvazione di una legge ad hoc sarebbe costretta a sanare un vuoto legislativo che da troppo tempo sussiste. La Consulta, infatti, ha scritto nero su bianco: "Il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce, quindi, per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze, scaturente dagli artt. 2, 13 e 32, secondo comma, Cost., imponendogli in ultima analisi un'unica modalità per congedarsi dalla vita, senza che tale limitazione possa ritenersi preordinata alla tutela di altro interesse costituzionalmente apprezzabile, con conseguente lesione del principio della dignità umana, oltre che dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza in rapporto alle diverse condizioni soggettive sono solitamente ascrivibili a tale categoria di soggetti".

Che cosa significa questo? Che un'eventuale depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio non sarebbe sufficiente, in quanto questo tipo di scorciatoia, in mancanza di una chiara disciplina, non consentirebbe "la prestazione di aiuto materiale ai pazienti in tali condizioni, in un ambito ad altissima sensibilità etico-sociale e rispetto al quale vanno con fermezza preclusi tutti i possibili abusi" e la Consulta ritiene dunque "doveroso – in uno spirito di leale e dialettica collaborazione istituzionale – consentire, nella specie, al Parlamento ogni opportuna riflessione e iniziativa, così da evitare, per un verso, che, nei termini innanzi illustrati, una disposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stesso scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch'essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale".