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Ogni tanto ci piacerebbe aprire questa nostra newsletter con un tono diverso, ma sono settimane piuttosto complesse, per non dire preoccupanti. Mentre i venti di guerra riprendono a soffiare sempre più intensi in Iran e non si placano le carneficine in Ucraina e a Gaza, la tensione cresce anche in Europa a causa dei nuovi attriti con la Russia. Il tutto mentre nel Vecchio Continente sale ancora l’estrema destra e la democrazia liberale si scopre giorno dopo giorno più debole.

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Occorreranno nervi saldi e tanta lucidità nelle prossime settimane, soprattutto servirà tanta consapevolezza e attenzione nel dibattito pubblico. Insomma, mai come adesso è importante parlare, discutere, informarsi. Nel nostro piccolo, siamo qui per questo.

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Passiamo alle vostre domande.

  • Cosa prevede la nuova legge elettorale? Roberta

Cara Roberta, ci sono diversi profili interessanti nella nuova legge elettorale scritta dalla maggioranza che sostiene Giorgia Meloni. In primo luogo, viene eliminata la componente uninominale, ovvero non ci sarà più quel testa a testa per la scelta del parlamentare nel singolo collegio elettorale. È per effetto della scelta di virare su un proporzionale puro con un premio di maggioranza, capilista bloccati e parziale reintroduzione delle preferenze (su Fanpage troverai una scheda con tutte le novità), con un impatto non secondario sulle dinamiche del consenso.Non sfuggirà, in effetti, che la nuova legge elettorale arriverà a pochi mesi dal rinnovo del Parlamento con le Politiche del 2027. Ed è questo il punto centrale di ogni valutazione, cioè l’idea che sia corretto cambiare in corsa le regole del gioco, nel caso specifico per evitare una sconfitta che sarebbe stata ineluttabile o quasi con la precedente legge elettorale. Chi scrive è convinto che il modello migliore sia quello di permettere davvero agli elettori di ogni collegio di scegliere i propri rappresentanti, valorizzando le istanze territoriali e non sacrificando la rappresentanza in nome della stabilità. Se ti interessa, puoi trovare un’articolata analisi nella mia newsletter, Evening Review.Ma, al di là di ogni valutazione di merito, resta appunto la questione di metodo. Raccontarci che queste modifiche non siano dettati da calcoli e strategie pre-elettorali è davvero una presa in giro.

Adriano Biondi, condirettore Fanpage.it

  • Perché dite abolito e non sospeso il bollo auto? Potete spiegare bene e in modo semplice la questione? Martina

Cara Martina, si può dire che il pagamento del bollo auto è stato abolito temporaneamente, o cancellato per un anno, o sospeso fino alla fine del 2027. Il dato di fatto è che il governo Meloni ha varato un decreto in cui afferma che, “per l’anno 2027”, sono esentate dal pagamento del bollo auto le persone che hanno un’auto alimentata a benzina o diesel (anche ibrida va bene, basta che ci sia uno tra benzina e diesel tra i carburanti usati) con una potenza entro gli 80 kW. La potenza si trova nel documento di circolazione, alla voce P2. Qui e qui abbiamo stilato un elenco dei modelli che rientrano in questa soglia.Cosa succederà dopo il 2027? Al momento non si sa, per questo qualcuno ha parlato di bollo auto “abolito” e altri di bollo “sospeso”. Come detto, il governo si è assicurato che il bollo non sia da pagare per un anno (quello delle elezioni). Il decreto è già entrato in vigore; è vero che dovrà passare da Camera e Senato per essere convertito in legge, ma è quasi impossibile che questa norma venga modificata. Il problema è il futuro, perché il decreto non dice nulla sugli anni dal 2028 in poi: per come stanno adesso le cose, il bollo auto tornerebbe come prima.

La presidente del Consiglio Meloni e il ministro dell’Economia Giorgetti hanno assicurato che la misura diventerà “strutturale”, cioè verrà confermata in modo definitivo anche per tutti i prossimi anni, senza bisogno di rinnovarla di volta in volta. Per sapere se sarà davvero così, però, bisognerà aspettare la prossima legge di bilancio. Il testo di questa legge deve essere inviato al Parlamento entro il 20 ottobre e approvato definitivamente entro il 31 dicembre. Prima della fine dell’anno, quindi, dovremmo avere chiaro se torneremo a pagare il bollo auto normalmente dal 2028 o se l’esenzione resterà in piedi.

Luca Pons, redattore area politica 

  •  Perché non si riduce la settimana lavorativa alle donne mamme? Lilli

Ciao Lilli, secondo me non è riducendo la settimana lavorativa delle mamme che si risolve la questione. Anzi, si rischia di peggiorarla. La genitorialità è condivisa. Continuare a pensare ai figli come a qualcosa che riguarda soprattutto, se non esclusivamente, le donne è fuorviante, perché impedisce anche agli uomini di fare quello che sono: padri, come è giusto che sia. Se si riduce il lavoro solo alle madri, il risultato è che il carico di cura continua a ricadere sempre e solo su di loro. Non le stai davvero alleggerendo di un peso, stai semplicemente organizzando tutta la loro vita intorno a quel peso e, contemporaneamente, stai deresponsabilizzando gli uomini. Ne abbiamo parlato molto nei giorni scorsi su Streghe, la newsletter contro il patriarcato che curo su Fanpage.it, con molte donne che hanno espresso disagio per una gestione dei figli che investe solo loro. Senza contare che l’indipendenza economica per una donna è fondamentale e va incoraggiata, non limitata. Avere un proprio reddito, una propria autonomia e una propria possibilità di scelta è anche uno degli anticorpi contro la violenza maschile sulle donne: significa poter andare via quando non si vuole più restare, senza essere economicamente intrappolate in una relazione. Il problema, quindi, non è trovare un modo per far lavorare meno le madri. È ripensare il lavoro, i servizi e la comunità in modo che crescere dei figli non sia incompatibile con avere una vita, un lavoro e un’autonomia. Servono orari più flessibili e più compatibili con la cura, congedi realmente condivisi tra entrambi i genitori, posti di lavoro che non ti penalizzino perché hai bisogno di seguire l’inserimento al nido o perché tuo figlio sta male, servizi pubblici accessibili, nidi, scuole e tempi della città pensati anche sulle esigenze delle persone piccole. Perché anche i bambini e le bambine hanno diritto a stare con entrambi i genitori, non soltanto con la madre. E gli adulti hanno diritto a non dover scegliere continuamente tra lavoro e cura. Il punto non è adattare ancora una volta la vita delle donne a un sistema che non funziona, ma cambiare il sistema. È la cosa più complicata ma ne stiamo già parlando, ed è necessario.

Natascia Gbric, capa area Roma e autrice della newsletter Streghe

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Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Adriano Biondi

condirettore Fanpage.it

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