Iscriviti a Rumore.
La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao, c'è un riflessione importante, nella prima domanda a cui rispondiamo nella puntata di oggi, ed è quella sul caso della bambina di due anni uccisa a Bordighera. La nostra bravissima Natascia Grbic – se non siete ancora iscritti a Streghe, la newsletter che cura, vi consiglio di farlo – coglie infatti il vero punto di questa vicenda: che i figli non sono proprietà dei loro genitori. E che troppo spesso ci lamentiamo delle ingerenze dello Stato e della società su ciò che accade nelle famiglie – di bosco o di città, poco importa – salvo poi stupirci dell'indifferenza che ha circondato gli orrori di Bordighera. Vi lascio a Natascia, tuttavia, che spiega molto meglio di me questo concetto.
- Sono sconvolta dal caso di Bordighera, è possibile che anche nei casi di ripetuti abusi, con tutte quelle avvisaglie, nessuno non solo tra amici e parenti, ma anche maestre, pediatri, si sia accorto di cosa stava succedendo a quella bambina? Susanna
Ciao Susanna, non hai torto. È quello che mi sono chiesta anch’io e che credo ci stiamo domandando tutti quanti da quando si è saputo di questo omicidio. Ed è proprio questo il tema che troverai questa settimana su Streghe, il nostro Osservatorio sul patriarcato, uno spazio in cui analizziamo casi, fenomeni e dinamiche del presente con uno sguardo femminista (non per giustificare, ma per capire).
Tornando a noi: le indagini stanno andando avanti, quindi molti di questi elementi saranno sicuramente chiariti nelle prossime settimane e la mia risposta non può che essere parziale. Quello che però ritengo necessario, anzi impellente, è smettere di concepire la famiglia come una realtà chiusa e iperindividualista, in cui i genitori hanno il totale potere decisionale sulla vita dei propri figli. E dove, quando qualcuno interviene — ad esempio un assistente sociale a seguito della segnalazione di un contesto non idoneo — si levano gli scudi a difesa della sacralità del nucleo familiare, sostenendo che nessuno, e certamente non lo Stato, abbia il diritto di intervenire. Questa vulgata, nel nostro Paese, va per la maggiore. Non mi stupisco, quindi, che i vicini si siano fatti i fatti loro e che nessuno attorno alla “famiglia” sia intervenuto. Bisogna smettere di considerare la famiglia come un luogo sacro e inviolabile. La famiglia è il primo luogo dove la violenza viene esercitata, trasmessa e appresa. Bordighera è la punta dell’iceberg. Sotto ci sono tante altre Bordighera, che magari non avranno lo stesso esito mortale, ma che ognuno fa finta di non vedere. Bisogna cambiare prospettiva, rimettere il villaggio attorno alla famiglia, e cambiare narrazione. I figli non sono proprietà dei genitori. Teniamolo bene a mente.
Natascia Grbic, capa area Roma e autrice di Streghe
- Ma l’Iran ha ancora le scorte di uranio arricchito? Che fine ha fatto il suo programma nucleare? Fabio
Ciao Fabio, la domanda che ti fai è anche quella che circola maggiormente alla Casa Bianca. Donald Trump è entrato in guerra con la promessa di smantellare il programma nucleare iraniano, in modo da impedire agli Ayatollah – ora e per sempre – di costruire un’arma così potente e distruttiva come la bomba nucleare. Oggi non è chiaro se questa promessa sia stata mantenuta fino in fondo e questo è il motivo principale per cui un accordo tra Washington e Teheran è così difficile da raggiungere. Accettare un cessate il fuoco senza avere le prove che i siti nucleari siano stati messi fuori uso, senza poter verificare che l’uranio arricchito sia stato smaltito, per Trump vorrebbe dire ammettere di aver scatenato questo conflitto e di averlo perso. Vorrebbe dire ammettere di aver innescato una crisi di queste proporzioni per niente, senza essere riusciti nei propri obiettivi, senza aver cambiato di una virgola lo status quo. In questo contesto, l’Iran spinge per negoziare in due fasi: un primo cessate il fuoco finalizzato alla riapertura dello stretto di Hormuz, e poi una seconda trattativa con un focus sul programma nucleare. Trump invece vuole fare il contrario, mettendo la cessazione del programma nucleare e dell’arricchimento di uranio come condizione necessaria alla tregua. Sono due premesse che cozzano e che sono all’origine dello stallo nei negoziati.
Annalisa Girardi, vice capo area Video
- Vorrei capire qualcosa di più sulla nuova terapia per il cancro al pancreas. Sono sempre tiepida rispetto a queste scoperte perché ho paura di illudermi, è davvero una svolta? Lucia
Gentile Lucia, il suo approccio è assolutamente comprensibile, soprattutto se pensiamo a cosa è accaduto di recente con la promettente ricerca del professor Barbacid. Ma in questo caso non parliamo di uno studio sui topi, bensì di un trial clinico di Fase 3 che ha mostrato benefici sostanziali contro l'adenocarcinoma pancreatico metastatico, la forma di tumore maligno al pancreas più diffusa (oltre il 90% dei casi). Attenzione, non si parla di una cura, come evidenziato dalla dottoressa Anna Jewell di Pancreatic Cancer UK, bensì di un enorme passo in avanti in termini di sopravvivenza. In parole semplici, i pazienti che hanno seguito la terapia a base di daraxonrasib, in media, sono sopravvissuti circa il doppio di chi aveva seguito la chemioterapia (13,2 mesi contro 6,7 mesi). È un risultato eccezionale. Non a caso, il professor Burioni e altri medici hanno sottolineato che si tratta di un qualcosa di mai visto prima contro questa malattia aggressiva e letale, una svolta che permetterà di raddoppiare il tempo trascorso con i propri cari. Le immagini di un'intera sala di oncologi che si alzano in piedi e applaudono, innanzi ai risultati, non è comune. E a dimostrazione che siamo davvero davanti a un cambiamento di paradigma nel trattamento della malattia vi è il fatto che l'FDA renderà disponibile la pillola – che provoca meno effetti collaterali della chemioterapia – già dalla prossima settimana. Si spera che simili procedure accelerate possano portare il daraxonrasib a tutti i pazienti che ne hanno bisogno.
Andrea Centini, area Innovazione
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco Cancellato