Iscriviti a Rumore.
La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao, in questi ultimi giorni di agosto, con le città che lentamente tornano a riempirsi, siamo alle prese con un dibattito pubblico piuttosto convulso. Mentre le tante crisi sullo scacchiere geopolitico restano senza soluzioni realmente efficaci, in Italia giornali e televisioni sono monopolizzati da polemiche ombelicali, questioni di poco conto o piccole schermaglie politiche di posizionamento. Un bel problema, considerando che con l’arrivo dell’autunno ci aspettano sfide di ben altra rilevanza per le quali serviranno lucidità e attenzione. Dici che è troppo sperare in un sussulto di responsabilità della nostra classe politica?
Vedremo, intanto passiamo alle domande di questa settimana
Sono sconvolta da questi continui femminicidi, sembra andare sempre peggio.. ma come è possibile?
Bianca
Ciao Bianca,
sì, sono molto turbata anche io. In un mese e mezzo sono state uccise otto donne, tutte per mano di partner ed ex partner. Sta andando sempre peggio? Non lo so, ma sicuramente sta andando molto male, anche perché – è bene ricordarlo – i femminicidi sono solo la punta dell’iceberg. Sotto c’è un enorme oceano fatto di maltrattamenti, discriminazioni, violenza, di cui non abbiamo idea, perché è un fenomeno taciuto e quindi difficilmente misurabile. Per farti capire la portata del problema, dall’indagine Istat sulla violenza contro le donne è emerso che solo il 10,5% delle vittime ha denunciato. Questo vuol dire una donna su dieci. Il problema è grave perché nonostante il grande lavoro di associazioni e centri antiviolenza, le istituzioni non stanno facendo nulla per arginarlo, anzi. Dire, come ha fatto proprio di recente il ministro Valditara, che per le scuole “non c’è bisogno di pensare a nuovi progetti”, è gravissimo, perché vuol dire che o si sta ignorando scientemente la questione, oppure che si è completamente ignoranti in materia. E, a farne le spese, saranno sempre le donne, quelle di oggi e quelle future. Lasciare che sia la famiglia a decidere se dare il consenso per l’educazione sessuo-affettiva ne è un esempio: la famiglia, come diciamo da sempre e come ci dimostrano gli ultimi femminicidi, è il primo luogo dove si esercita e si apprende la violenza. Continuare a far finta di non vedere questa realtà che ci rimbalza in faccia avrà forti conseguenze su tutte noi.
Natascia Grbic capa area Roma e autrice di Streghe, Fanpage.it
Parliamo di evasione ed elusione fiscale: perché i dipendenti e i pensionati devono essere il Bancomat dello Stato? Sento Salvini che continua a parlare di rottamazioni e concordati per i professionisti. Se adottano il forfettario pagano solo il 5% di tasse fino a 85mila euro: perché loro il 5 e io oltre il 40?
Andrea
Buongiorno Andrea, siamo sicuramente un Paese in cui l’evasione fiscale ha un peso enorme, anche se negli ultimi dieci anni l’Agenzia delle Entrate ha fatto dei passi avanti per quanto riguarda il recupero dell’evasione. Nel 2022, l’ultimo anno per cui abbiamo dei dati dal ministero dell’Economia, sono mancati allo Stato tra i 98 e i 102 miliardi di euro di tasse.
I dipendenti e i pensionati tendono effettivamente a evadere molto poco – perché in gran parte le tasse gli vengono detratte dall’assegno mensile. A mancare sono soprattutto i versamenti dei lavoratori autonomi e imprese: quasi 37 miliardi di Irpef, quasi 29 miliardi di Iva. Sono in gran parte soldi che non sono stati dichiarati affatto (34,3 miliardi di Irpef, 19,8 miliardi di Iva), e non semplicemente somme dichiarate ma poi non versate. Dall’altra parte, il ‘buco’ dell’Irpef dovuta dai dipendenti è di ‘appena’ 4,3 miliardi di euro. Va detto, però, che dal 2018 in avanti grazie a una serie di strumenti – la fattura elettronica, lo split payment… – l’evasione dell’Iva è diminuita più in fretta delle altre.
Per quanto riguarda le tasse, è vero che il governo Meloni ha alzato il tetto del regime forfettario: le partite Iva pagano il 5% per i primi cinque anni di attività, e il 15% da lì in avanti, se ricavano fino a 85mila euro; nel 2022 l’asticella era a 65mila euro. I lavoratori autonomi pagano meno tasse perché (è il ragionamento) hanno anche meno tutele rispetto ai dipendenti, dal Tfr alla malattia fino alle ferie pagate. Questione diversa sono le misure che hai citato: il concordato preventivo avrebbe dovuto permettere allo Stato di far ‘emergere’ professionisti che altrimenti avrebbero evaso, mentre le rottamazioni servono a tutti coloro che hanno debiti con il Fisco a mettersi in regola senza sanzioni. Sono misure che però, come sottolinei, possono scoraggiare chi si impegna per pagare il dovuto nei tempi previsti: spesso va a finire che i più ‘furbi’ vengono premiati e possono sistemarsi più avanti senza conseguenze. Peraltro, queste misure tendono a portare sempre meno incassi del previsto allo Stato.
Luca Pons redattore area Politica, Fanpage.it
Buonasera, vi scrivo perché ho letto una notizia di cui nessuno ha fatto sapere nulla e cioè, "i boss mafiosi stanno continuando ad uscire in permesso premio".
È una notizia vera?
Giorgio
Buongiorno Giorgio,
Ci sono boss che stanno uscendo dal carcere anche con alcuni permessi premio. Immagino che lei avrà letto di Damiano Rizzo, che a luglio ha avuto il via libera per tornare sette giorni nella sua Sicilia nonostante stia scontando un ergastolo per aver fatto parte del commando che ha ucciso l’imprenditore Salvatore Geraci. Oppure come nel caso della semilibertà concessa due anni fa a Giovanni Formoso, che è chi attivò l’autobomba dell’attentato di mafia del 1993 a Milano, o quella di altri boss che hanno potuto tornare a casa per Natale o Pasqua.
Ma si possono dare i permessi premio ai boss, anche se condannati all’ergastolo? La risposta è sì. Secondo quanto stabilito per legge, il Tribunale di Sorveglianza può concedere permessi premio ai mafiosi ma solo dopo avere accertato alcuni punti: il boss deve aver almeno scontato 10 anni di reclusione o metà della pena, deve aver sempre tenuto una buona condotta in carcere, non deve essere più considerato pericoloso e soprattutto il giudice deve accertarsi che ha rotto tutti i legami con il suo clan. Questo perché bisogna avere l’assoluta certezza che quando esce, anche solo per poche ore in permesso, il boss non deve dare o ricevere ordini da nessuno appartenente all’organizzazione criminale di cui faceva parte. E anche un boss mafioso può andare in semilibertà. Tutto questo vale però per i mafiosi che non sono al 41 bis, al carcere duro: in questo caso non vengono mai concessi permessi premi.
La presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo aveva presentato nel 2025 un disegno di legge per una stretta sui permessi premio ai mafiosi, ma se ne sta ancora discutendo.
Giorgia Venturini redattrice area cronaca, Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Adriano