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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Prima di cominciare, oggi, vorrei parlare di Abdirisaq Warsame. Ha ventidue anni, ed è scappata da un matrimonio combinato in Somalia. È passata dalla Libia, dai barconi, dal canale di Sicilia e dall'Italia per ricongiungersi alla madre e al fratello, che stanno in Germania. Non è una terrorista, non avrebbe fatto nulla di male, qua in Europa. Semplicemente, avrebbe vissuto una vita migliore rispetto a quella che la aspettava in Somalia, senza togliere nulla a nessuno. E invece, il prossimo 19 agosto Abdirisaq Warsame, che attualmente è ospite in un centro d'accoglienza in Baviera, sarà rimpatriata in Italia, a seguito del nuovo patto europeo sui richiedenti asilo. E poi chissà, la faremo tornare in Somalia, perché questo ci chiede questa stagione di campagna elettorale. È sulla pelle, sui sogni, sulla vita di Abdirisaq e di ragazze e ragazzi come lei che si gioca questa brutta gara a chi è più crudele coi migranti. Dovremmo ricordarcelo, qualche volta.
Ora passiamo alle domande arrivate alla redazione.
- Più che una domanda è un'ipotesi, riguardante i comportamenti di Meloni sulle chat di DelMastro. Si tratta di un teatrino, di una strategia concordata: fingere di voler mettere a disposizione le chat per dimostrare che non c'è nulla da nascondere. Poi ci pensa Meloni a impedire che le chat siano mostrate appigliandosi a cavilli in realtà pretestuosi. Maria Carla
Su questa vicenda di Delmastro e delle sue chat, cara Maria Carla, c'è un punto mai abbastanza sottolineato. Che l'istituto dell'autorizzazione a procedere verso un parlamentare serve per evitare che ci sia un intento di persecuzione politica da parte del magistrato nei confronti del politico stesso. Non è un'immunità a priori e a prescindere, da cui si deroga in casi eccezionali. È esattamente il contrario. Nel caso di Demastro, di grazia, dov'è la persecuzione? Parliamo di un sottosegretario alla giustizia, con delega alle carceri, avvocato penalista della presidente del Consiglio, che ha aperto una società con la figlia 18enne di un prestanome di camorra. Chiarire dovrebbe essere d'interesse anche per il governo e la presidenza del consiglio. Non concedere le chat vuol dire, semplicemente, ostacolare le indagini. Che sia un teatrino, o meno, questo è.
Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it
- Come mai in Italia è consentito creare contratti lavorativi sotto la soglia di povertà? Io prendo 6 euro\ora (domanda da Instagram)
Il motivo principale è che non c’è una legge che vieta di pagare stipendi al di sotto di una certa soglia. Questo è uno dei punti su cui le opposizioni hanno insistito di più negli ultimi anni, proponendo il salario minimo legale: il testo, risalente ormai a tre anni fa, parlava di una soglia di 9 euro lordi all’ora sotto cui fosse illegale scendere.
Il governo ha risposto a maggio di quest’anno con quello che chiama “salario giusto”: significa semplicemente che una serie di benefici economici sono riservati alle aziende che danno ai loro dipendenti almeno lo stipendio minimo previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi. È un incentivo a pagare almeno il minimo sindacale, ma non rende illegali gli stipendi più bassi.
La Corte di Cassazione ha chiarito che uno stipendio troppo basso, legalmente, può esistere: d’altra parte, l’articolo 36 della Costituzione dice che chi lavora ha diritto a una retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa”. Con alcune sentenze del 2023 (27711, 27713 e 27769) la Corte ha stabilito che un tribunale può effettivamente decidere che una paga è troppo bassa e sanzionare il datore di lavoro. Una sentenza, però, non vale quanto una legge: può aiutare solo i casi che finiscono davanti a un giudice, e comunque senza dare certezze per tutte le situazioni. E se poi in un certo settore il contratto collettivo “più rappresentativo” prevede esplicitamente delle paghe da fame? È così, notoriamente, in più di un settore. Qui tendenzialmente si ferma il potere dei tribunali, e dovrebbe intervenire la politica. Che finora non l’ha fatto.
Luca Pons, redattore area politica
- Perché siete così comunisti a volte? Siete anche bravi. Marco
Non so se siamo bravi, Marco, in ogni caso grazie perché ci impegniamo molto per essere all'altezza della fiducia dei nostri lettori. Però, mi spiace deluderti, non siamo comunisti. Abbiamo una linea editoriale, questo sì, fondata sulla lotta al cambiamento climatico, sulla lotta alle discriminazioni, sull'estensione dei diritti civili e sociali a chi non ne ha. E come ogni giornale dovrebbe fare, credo, cerchiamo di far notare quando ci chi governa predica bene ma razzola male. O semplicemente, predica e razzola male. Cerchiamo di farlo in modo laico e indipendente, ma senza tirare colpi al cerchio o alla botte per un malcelato senso di equilibrio. Ogni volta che chi ci governa fa qualcosa che non ci piace, o dice cose false, lo diciamo, senza alcuna remora, chinque sia al governo. L'abbiamo fatto con Renzi, con Conte, con Draghi e ora con Meloni.
E no, non siamo noi a essere sbagliati. Il giornalismo è cane da guardia del potere nel senso che lo controlla non che ne è al guinzaglio. E noi non siamo al guinzaglio nel del potere, né di chi sta all'opposizione, né degli interessi privati di editori che fanno altri mestieri. Insomma: possiamo non piacerti, e magari a volte risultare pedanti e criticoni a senso unico. Ma almeno concedici indipendenza, laicità e buona fede.
Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it