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rubo tre righe per darti una bella notizia: oggi infatti nasce Abisso, il vodcast d’inchiesta di Fanpage.it che esplora i lati più oscuri del web e le tecnologie che stanno cambiando il nostro modo di essere umani. Lo facciamo a modo nostro, ovviamente: infiltrandoci, con la nostra Elisabetta Rosso, in community chiuse, forum underground, mercati online e mondi digitali opachi. La prima puntata di Abisso la trovate qua, e per vederla vi basta solo attivare la “solita” promo: 14 giorni gratis e poi decidi tu se continuare a sostenerci.

Abisso, del resto, non è che l’ultimo dei tanti prodotti pensati da noi di Fanpage per rendere la tua esperienza di lettore qualcosa di unico. Per continuare a raccontare la realtà in modo sempre più approfondito e interessante, al giornale infatti abbiamo aggiunto i nostri podcast, come Scanner, Nel caso te lo fossi perso e Direct, le nostre newsletter, come Streghe, Tufo, Evening Review e La nostra scuola, o i nostri live show, come Confindential. E non finisce qui, perché molti altri prodotti stanno per arrivare.

Nel frattempo, benvenuta Abisso. E fateci sapere se vi piace!

Non so per chi votare. Sono nauseata dai leader che non parlano né propongono come recuperare i miliardi di evasione fiscale, perché? L'opinione pubblica è drogata con la patrimoniale ed il sistema oggi vigente è anticostituzionale perché nessuno paga in proporzione al reddito percepito.

Anna

Anna, grazie per la domanda, perché è sempre bello ricordarci perché il sistema fiscale italiano è qualcosa di talmente folle che andrebbe studiato.

Due follie su tutte: siamo il Paese con il più alto tasso di evasione fiscale in Europa, con un ‘mancato gettito' stimato di circa 190 miliardi di euro annui, più o meno il 23% del nostro prodotto interno lordo. Ma siamo anche tra i Paesi con la pressione fiscale più alta, pari a circa il 43% del PIL.

La seconda: siamo sul podio dei Paesi europei col più grande patrimonio privato, pari a circa 11.700 miliardi di euro. Ma siamo un Paese in cui l’85% del gettito fiscale arriva dalle trattenute sugli stipendi da lavoro dipendente e sugli assegni pensionistici. Non solo: abbiamo anche una tassa di successione tra le più basse al mondo.

In un mondo normale, qualunque programma di qualunque partito sul fisco dovrebbe prevedere la lotta senza quartiere all’evasione fiscale, combinata a una diminuzione delle tasse sui redditi da lavoro. E magari pure una piccola imposta sui grandi patrimoni, visto che il 5% della popolazione italiana detiene il 50% della ricchezza nazionale.

Invece? Invece si alzano le tasse sul lavoro e sulle pensioni per recuperare il gettito di chi non le paga, ampliando le disuguaglianze anziché ridurle. E non si tassa il patrimonio perché anche chi non ne ha si sente minacciato, in qualche modo, da una misura di questo tipo. O perché si pensa che se con un’imposta sui patrimoni dei super ricchi questi lascerebbero l’Italia. Anzi: se mancano dei soldi, arriva un bel condono – edilizio o fiscale – e passa la paura.

Intanto, però, a lasciare l’Italia sono i giovani che formiamo con le nostre tasse, che proprio a causa delle troppe imposte sul lavoro, se ne scappano all’estero a cercare stipendi più alti. 630mila negli ultimi dieci anni, tanto per dare qualche numero. Ma la loro fuga, evidentemente, non interessa a nessuno.

Francesco Cancellato, direttore Fanpage.it

È possibile che Netanyhau possa uccidere tutte quelle persone e nessun governo prenda posizioni serie nei suoi confronti? E noi cosa possiamo fare?

Renza

Gli Israeliani odierni stanno acquistando vasti territori in Albania e in Italia  : Puglia, Marche;  Borghi montani piemontesi, con l'intento di ripopolare luoghi;  fare vacanze in Sardengna, e magari altrove…, costruire resort….Tutto questo movimento sotto traccia,  penso faccia parte del processo pacifico di colonizzazione futura.

In questa fase gli Israeliani pongono il divieto di acquisto ai Palestinesi. Io temo molto tali insediamenti israeliani.  Moltissimo! Penso ai nostri figli e nipoti. Il vostro parere?

La Corte Internazionale di Giustizia nel 2024 ha spiccato un primo mandato di arresto per Netanyahu (e con lui anche il defunto leader di Hamas Sinwar e l’ex ministro della difesa di Israele Gallant) per i crimini commessi a Gaza. La Corte Penale Internazionale ha da tempo messo sotto osservazione tutti i vertici del governo israeliano e recentemente ha chiesto l’arresto per il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. La portata dei crimini commessi a Gaza, da la possibilità a tutti i paesi che aderiscono al Trattato di Roma del 1956, che istituisce la Corte Penale Internazionale, di poter autonomamente muovere azioni giudiziarie contro Netanyahu. L’Italia ovviamente ha sottoscritto il trattato di Roma, e potrebbe quindi prendere delle iniziative. La Procura della Repubblica di Roma, circa un mese fa, a maggio 2026, ha aperto un fascicolo contro il Ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir, per tortura nei confronti degli attivisti della Flotilla imprigionati nelle carceri israeliane. In generale le azioni possibili sul piano giuridico sono moltissime, ma il problema sembra essere innanzitutto politico, sebbene è innegabile che le posizioni dei paesi europei negli ultimi due anni abbiano subito, per effetto della mobilitazione della società civile, un progressivo allontanamento dalla posizione di difesa acritica delle azioni del governo israeliano. Proprio la mobilitazione della società civile risulta ad oggi lo strumento che è stato più efficace per fare pressione sui governi.

L’acquisto di beni immobili e terreni da parte di società israeliane o privati cittadini d’Israele, in altri paesi non è una novità. Oggi c’è molta più attenzione e questi fenomeni sono più visibili e mappati. Il settore dell’immobiliare vede tra gli imprenditori più attivi i cittadini israeliani e le società con base in Israele. Anche in Italia sono decine, se non centinaia, le aziende immobiliari di proprietà degli israeliani. In particolar modo nelle località balneari e nelle città d’arte ad alta attrazione turistica gli investimenti israeliani nel settore immobiliare sono altissimi. I casi dell’Albania o del Salento, hanno mostrato delle operazioni immobiliari che sembrerebbero voler nascondere dei tentativi di colonizzazione. Ad oggi non abbiamo esempi tangibili di operazioni di questo tipo già realizzate, in buona sostanza non ci sono estese proprietà residenziali, o addirittura villaggi privati, di proprietà di israeliani e abitati da soli israeliani. Non in Italia e non in Europa. Quello che invece è sempre stato sottovalutato è il peso enorme dei capitali e dei manager israeliani nel settore immobiliare italiano ed europeo, per non parlare di quello americano dove detengono un vero e proprio network di società del settore.

Antonio Musella, videoreporter Fanpage

Giorgia Meloni a conclusione del G7 di Evian, in conferenza stampa, ha sostenuto che il suo "Piano Mattei" era citato dalla dichiarazione finale. Peccato, però, che a Evian non ci sia stata una dichiarazione ufficiale. Possibile che nessuno faccia notare le falsità palesi di questa politica di bassa lega?

Sergio

Caro Sergio, hai ragione quando dici che più spesso bisognerebbe far notare agli esponenti politici quando dicono qualcosa di falso, o quando manipolano i fatti per far passare un messaggio di propaganda. A Fanpage.it cerchiamo di farlo ogni volta che è possibile, e di certo non ci siamo mai tirati indietro quando si tratta di verificare una dichiarazione della presidente del Consiglio.

In questo caso, però, la tua osservazione molto attenta non è del tutto vero. Giorgia Meloni il 17 giugno, in conferenza stampa dopo il vertice del G7, ha effettivamente detto: “Abbiamo discusso di partenariati internazionali reciprocamente vantaggiosi, secondo un modello di cooperazione che ormai conoscete benissimo e che parte proprio dal Piano Mattei per l'Africa, che viene citato nel documento finale come un punto di riferimento”. E ha ragione.

Dopo le riunioni del G7 non è detto che venga adottato un solo documento finale. Soprattutto di recente, è capitato in più di un’occasione che invece di una unica dichiarazione congiunta si adattino diversi documento. Come si può osservare sul sito del Consiglio europeo, in questa occasione ce ne sono stati ben nove.

Spesso si parla comunque di un solo documento finale perché tendenzialmente alcuni temi sono più rilevanti, a livello politico e giornalistico, di altri. La dichiarazione sullo spazio digitale sicuro per i minori, o l’appello congiunto contro il traffico di droghe, attirano meno l’attenzione rispetto al documento in cui i leader del G7 prendono posizione sulla guerra in corso in Iran.

In questo caso, Meloni si riferiva alla “Dichiarazione dei leader sui partenariati internazionali reciprocamente vantaggiosi”, come ha effettivamente detto. È un documento che si può consultare qui, anche se in inglese. E che, tra le ultime righe, recita: “ Accogliamo iniziative che portino avanti questo approccio con Stati partner, a livello nazionale e regionale. Per questo, evidenziamo tra gli altri il recente Africa Forward Summit, la Global Partnership Conference, il Piano Mattei per l’Africa, la Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo africano e la Global Gateway initiative". In questo caso, quindi, Meloni non ha mentito.


Luca Pons, redattore area politica Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco Cancellato

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