Immagine di repertorio
in foto: Immagine di repertorio

"Una lesione da morsicatura di cani tanto profonda, vasta e fondamentalmente cattiva non l’avevo mai vista. Il cane ha puntato alla testa. Il resto del corpo non l’ha toccato. Premesso questo, la paziente è stata fortunatissima". Vincent Mazzone è il primario di Chirurgia della mano al Gemelli che ha operato Amelia, la volontaria del canile Valle Grande in zona Olgiata. In un'intervista rilasciata a Il Corriere della Sera racconta quelle nove ore di intervento in cui lui e altri chirurghi si sono dati il cambio per salvare la vita alla signora. L'operazione è riuscita: e anche se il decorso post-operatorio sarà lungo, la donna è salva. Amelia è stata morsa da una pitbull, Frida, che conosceva bene e che accudiva da un anno. Il 25 marzo però, qualcosa è andato storto: Amelia e Frida sono arrivate nell'area di sgambamento, ma una volta tolto il guinzaglio la pitbull le si è scagliata contro, puntando alla gola. Solo per poco, spiega Mazzone, non le ha reciso la carotide. Un comportamento anomalo per l'animale, che prima di quel giorno non aveva mai avuto comportamenti avversativi gravi nei confronti delle persone.

Volontaria sbranata da pitbull: prognosi favorevole

"Le condizioni erano gravissime, ad alto rischio – racconta Mazzone a Il Corriere della Sera – Abbiamo dovuto trasfondere due sacche di sangue. La signora per proteggere il viso aveva alzato d’istinto le braccia, e quindi i morsi avevano dilaniato le zone più delicate, quelle che girano dentro le ascelle, dove passano i vasi, e strappato i fasci muscolari, reciso l’arteria omerale e stirato tre nervi del braccio destro e due del sinistro, con una perdita molto importante di copertura cutanea". Il chirurgo ha spiegato che la maggior parte delle lesioni, nonostante la gravità, sono riparabili. "Avrà forse problemi con la flessione di un braccio, l’udito è un po’ offeso, ma nel complesso la prognosi è favorevole". Amelia non ce l'ha con Frida: non sa spiegarsi cosa è successo, ma non vuole che venga data la colpa a lei. "La signora – conclude Mazzone – non si risentirà se rivelo che non ce l’ha minimamente con il pitbull, anzi, la prima preoccupazione che mi ha espresso è stata di non voler criminalizzare l’animale".