“Vivo a Valmontone ma lavoro a Roma: 485 euro per l’abbonamento a un treno sempre in ritardo, oggi prendo l’auto”
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Per molti pendolari che ogni giorno si spostano dalla provincia verso Roma, ritardi e cancellazioni stanno trasformando il viaggio in treno in una scelta sempre meno prevedibile arrivando a vanificare gli sforzi per incentivare una mobilità sostenibile per l'ambiente È quello che è successo a Stefano, che vive vicino a Valmontone e lavora in pieno centro: dopo mesi di disagi sulla Roma-Cassino ha rinunciato al treno per cui aveva fatto un abbonamento annuale da centinaia di euro e ha scelto di andare al lavoro in macchina, nonostante ogni giorno gli costi di più.
"È ormai da quattro mesi che ho rinunciato al treno, anche se per me sarebbe stato molto comodo", racconta Stefano a Fanpage.it. "Lavoro in centro, in via Nazionale, nell'ambito della rappresentanza sindacale del settore agroalimentare per cui tempo fa ho scelto di abitare in provincia, vicino a Valmontone, perché il contesto mi piace e il treno rappresentava anche la soluzione più sostenibile per raggiungere Roma".
Ritardi e cancellazioni sulla Roma-Cassino
Da Valmontone il viaggio era rapido e diretto: "In 35-40 minuti al massimo arrivavo a Roma Termini e da lì proseguivo a piedi fino al lavoro". Il problema, spiega, è che con il tempo il servizio è diventato troppo incerto. "Spesso ci sono ritardi, spesso ci sono cancellazioni. Alla fine mi sono scoraggiato perché diventa difficile organizzare sia la propria vita lavorativa sia quella sociale", racconta Stefano. Le gravi carenze nel servizio sono costante oggetto delle lamentele dei pendolari, raccolte su pagine e gruppi Facebook.
Stefano aveva anche scelto di investire sul trasporto pubblico. "L'anno scorso ho fatto l'abbonamento annuale, che mi scade il 6 ottobre. L'ho pagato 485 euro. È un abbonamento Metrebus legato alla fascia chilometrica e mi permette di utilizzare il treno e i mezzi pubblici a Roma". Ora, però, lo usa quasi solo per gli spostamenti dentro la Capitale. "Ormai lo utilizzo soltanto per la metropolitana. Dal 6 ottobre non lo rinnoverò".
La rinuncia al treno dopo i continui ritardi
La rinuncia definitiva al treno è arrivata prima dell’estate. "L'ho utilizzato da ottobre fino a maggio, affrontando diversi disagi. Diverse volte sono arrivato in stazione, ho visto il tabellone con ritardi infiniti e sono tornato indietro a prendere la macchina". Alla fine, dice, ha prevalso la necessità di avere tempi più prevedibili nonostante la comodità che avrebbe rappresentato l'arrivare direttamente a Termini. "Ho dovuto fare una scelta più pratica per avere la certezza di arrivare al lavoro con maggiore puntualità".
Adesso percorre ogni giorno l’autostrada dalla diramazione Roma Sud. "Pago 4,80 euro al giorno di casello, oltre naturalmente al carburante". Una soluzione più costosa che, secondo lui, mette anche in evidenza una contraddizione. "Si parla tanto di sostenibilità ambientale, ma poi è lo Stato stesso che, con servizi di questo tipo, spinge il cittadino verso scelte poco green".
La stessa incertezza, racconta, emerge anche nei gruppi online dei pendolari. "Sulla pagina Facebook dei Pendolari Roma-Cassino capita di leggere persone che al mattino chiedono: ‘Com'è la situazione dei treni?'". Per chi usa quella linea, aggiunge, "ormai si vive alla giornata, controllando di volta in volta se e quando il treno passerà". Una speranza quotidiana che per Stefano era diventata insostenibile.