In caso di condanna, la sindaca di Roma, Virginia Raggi, non ha alcuna intenzione di rassegnare le dimissioni. Il giorno da cerchiare con il pennarello rosso, per la prima cittadina, è il prossimo 14 dicembre, quando verrà giudicata sul caso Marra. La sindaca ha dichiarato in merito a Rai News: "Io vado avanti. In questo momento la città ha bisogno di una guida sicura. Io sono onesta, sto governando la mia città, sto portando avanti provvedimenti che sono fondamentali. Sono concentrata su misure concrete di sostegno alla città e alla gente". Così ha risposto la sindaca a chi le chiedeva se, in caso di condanna, si sarebbe autosospesa dal Movimento 5 Stelle come ha fatto la sindaca di Torino, Chiara Appendino.

"Ci ho messo la faccia. Io ho avuto il coraggio di dire ‘mi candido per un secondo mandato a Roma. Ci vuole coraggio, perseveranza determinazione. Se mi fossi fermata alle critiche di quattro anni fa non saremo arrivati qui. Con fatica la macchina si è rimessa in moto, la città è piena di cantieri, si vedono opere che vengono portate avanti. La mia paura è che si torni al passato e all'immobilismo. Ci vuole tenacia e perseveranza perché andare avanti in un momento di difficolta economica, senza soldi, con norme che rallentano ancora di più non è facile", le parole della sindaca.

Salvini: "Chieda scusa ai romani e cambi mestiere"

"Un sindaco che ha perso quattro anni e mezzo, dovrebbe chiedere scusa ai romani e cambiare mestiere. Il messaggio glielo daranno i romani ad aprile. Con tutto il rispetto a un sindaco che lavora da quattro anni e mezzo e ancora dice faremo le bonifiche, parlando sempre al futuro, la risposta gliela daranno i romani non gliela deve dare Salvini", ha dichiarato il leader della Lega Matteo Salvini replicando a Virginia Raggi.

Il processo sulla vicenda Renato Marra

La vicenda è quella che riguarda la nomina di Renato Marra a capo della direzione Turismo del Campidoglio nell'autunno del 2016. La sindaca è stata assolta, in primo grado dall'accusa di falso nel novembre 2018. Il sostituto procuratore generale, Emma D'Ortona, ha impugnato la sentenza di assoluzione della sindaca. Secondo i pm, infatti, la sindaca non è vittima di "un raggiro ordito ai suoi danni", una manovra che portò, alle sue spalle, alla nomina di Marra alla direzione Turismo, nomina voluta da Renato e da suo fratello Raffaele. Secondo i magistrati, Raggi avrebbe commesso un falso documentale affermando di aver proceduto in autonomia alla nomina di Renato Marra.