Nessun accordo con il Partito democratico e nessuno spazio per una candidatura a sindaco di Roma che non sia la sua. Virginia Raggi prova a barricare il suo tentativo di rimanere sulla poltrona più importante del Campidoglio, smentendo seccamente un suo possibile passo indietro. Voci di corridoio, riportate oggi in un articolo a firma Mario Ajello sul Messaggero, suggeriscono una possibile una manovra alle spalle della sindaca per cercare di costruire una candidatura alternativa e condivisa con i democratici. Se ciò non dovesse andare in porto per resistenze da parte della diretta interessata, il piano B sarebbe quello di far convergere al ballottaggio i voti dei 5 Stelle in cambio, forse, di qualche posto chiave al governo o alla Regione Lazio. Una ricostruzione che Raggi ha smentito a margine di una conferenza stampa: "Quando ho detto di essere pronta a ricandidarmi l'ho fatto perché intendo proseguire su questa strada. Questa è la mia visione e del Movimento 5 Stelle su Roma. Le altre forze politiche hanno già dato ampiamente prova di quello che sanno fare in questa città quindi io non credo ci siano margini per ragionamenti diversi, io voglio continuare in questa direzione". Per la sindaca le amministrazioni guidate dal Pd sono colpevoli di aver trascinato la Capitale verso il basso: "Per quanti anni questa città è stata governata dal Pd? Chi l'ha portata al depauperamento del servizio giardini come di altre cose? Lo ho fatto io? Abbiamo riportato legalità, trasparenza e comprato mezzi. Noi abbiamo invertito la rotta esattamente come mi ero impegnata a fare".

Pd: "Con Raggi candidata accordo impossibile"

Il punto è chiaro: con Raggi candidata, almeno al primo turno delle amministrative che si terranno in primavera, è impossibile un accordo con il Partito democratico. Ogni ragionamento in merito a una candidatura condivisa, hanno sempre affermato i dirigenti dem, dal segretario Nicola Zingaretti a uno dei suoi più fidati consiglieri, Goffredo Bettini, non è pensabile con la sindaca in campo. Per provare a ragionare su un candidato comune, i 5 Stelle devono necessariamente scaricare Virginia Raggi. La sindaca, però, ha detto di aver sentito questa mattina "sia Luigi Di Maio che Vito Crimi ed entrambi erano sconvolti tanto che hanno smentito l'ipotesi".

A dar manforte alla prima cittadina in carica, nel corso della mattinata, sono arrivate le dichiarazioni dell'ex ministro Danilo Toninelli, "Raggi è la candidata e fantomatici piani alternativi sono solo il nulla politico mischiato al niente di un giornalismo lontano dalla verità dei fatti, e di Laura Castelli, viceministro all'Economia, che ha dichiarato: "In questo momento Virginia Raggi si è presentata di nuovo e io credo che abbia fatto un ottimo lavoro cambiando la città, andando contro tutti. E io credo che non si tocchi". Anche una nota ufficiale smentisce la ricostruzione: "Contrariamente a quanto affermato oggi da organi di stampa, non esiste alcun piano del Movimento 5 Stelle finalizzato a non ricandidare  Raggi a sindaco di Roma nel 2021". Sul fronte Pd, ribadisce il segretario regionale del Lazio, il senatore Bruno Astorre: "Nessuna lontana riflessione sulla Capitale può essere ipotizzata di fronte al fallimento Raggi".