Villa Pamphili, Kaufman potrebbe tornare in carcere. I medici: “Ha un disturbo di personalità, ma non è grave”

Francis Kaufman potrebbe tornare presto in carcere. I dottori che lo hanno tenuto in cura per circa un mese infatti definiscono "la gravità del quadro clinico" come probabilmente risolta. "Permangono aspetti abnormi di personalità caratterizzati da tendenza alla manipolazione e alla prevaricazione come modalità relazionali e uno stile narrativo molto vicino alla pseudologia fantastica, espressione di un disturbo di personalità istrionico/antisociale" si legge nella relazione redatta dalla ASL ROMA 1 Dipartimento Salute Mentale riguardo all'uomo accusato del duplice omicidio della compagna e della figlia, attualmente ricoverato presso la UOC SPDC Santo Spirito.
Il ricovero in ospedale
Il 3 giugno il documento è stato inviato alla presidente della I Corte d'Assise di Roma Paola Roja, ovvero colei che mesi fa aveva dato il via libera al trasferimento dell'imputato in ospedale. Nelle due pagine della relazione viene riassunto il percorso fatto da Kaufman dal 7 maggio, quando un'ordinanza ha disposto il suo ricovero provvisorio el'uscita dal carcere di Regina Coeli.
All'arrivo al pronto soccorso appariva con atteggiamento minaccioso e intimidatorio. Urlava, era offensivo e ostile ad approfondire il suo stato clinico. I medici riscontrando in lui un "discontrollo comportamentale, aggressività verbale, minacciosità e pensiero bizzarro megalomanico e scarsamente organizzato". Nei giorni seguenti, sempre secondo la relazione dell'Asl Roma 1, Kaufman appare meno ostile e meno spaventato. Inizia ad accettare il cibo, le bevande, sapone, taglio delle unghie, dei capelli. "Permane una certa irritabilità sempre più contenuta. Ha ben chiaro dove si trova, degli agenti che sono in stanza con lui e dei sanitari che si occupano di lui" affermano i medici.
Durante tutto il suo ricovero ha sempre rifiutato qualunque intervento diagnostico e terapeutico e la sua condizione psicopatologiche potrebbe essersi sviluppata in un quadro di agitazione e discontrollo sul pensiero scatenato dalla lunga detenzione in isolamento. Arriviamo quindi alle conclusioni dei sanitari che definiscono la gravità del suo quadro clinico risolta, nonostante non sia stato possibile somministrare nessun tipo di terapia farmacologica.
Il processo
Dopo più di un mese di stallo perciò, il processo potrebbe riprendere da dove si era interrotto ovvero l'ascolto di alcune testimonianze chiave per la vicenda. L'ultima parola però spetta alla Corte che dovrà decidere se riprendere con il dibattimento, sebbene la relazione dell'ospedale sembra lasciare poco margine ad un prolungamento del ricovero.
Si potrebbe perciò tornare in aula a breve, come avevano chiesto da sempre sia le parti civili che il pubblico ministero. I loro consulenti infatti, avevano espresso la loro contrarietà allo stop temporaneo del dibattimento, affermando che l'imputato fosse in grado di partecipare al processo e stesse solo attuando una messa in scena per allungare i tempi della giustizia. "Non ci sono più le condizioni per tenerlo in ospedale – ha dichiarato a Fanpage.it la dottoressa Roberta Bruzzone, consulente di una delle parti civili – quindi riteniamo che tornerà presto in carcere e finalmente potrà ripartire il processo".