Coalizione Centrodestra
44%
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26%
5 Seggi
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15.6%
5 Seggi
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7.7%
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1.4%
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121 Seggi
Coalizione Centrosinistra
26.1%
12 Seggi
Movimento Cinque Stelle
15.4%
10 Seggi
Azione - Italia Viva - Calenda
7.8%
Per L'Italia con Paragone
1.9%
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61396 sezioni su 61417
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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
9 Settembre 2022
11:21

Viaggi di 10 ore e prezzi dei biglietti alle stelle. Odissea dei fuorisede: “Così non si può votare”

Sono tantissimi i fuorisede che alla vigilia del voto dovranno mettersi in viaggio per raggiungere il proprio comune di residenza fra ritardi, infrastrutture che mancano e prezzi salati. Fanpage.it ne ha intervistati alcuni.
A cura di Beatrice Tominic
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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia

Spesa economica, ma anche uno spreco di tempo e fatica che, con apposite leggi, gli e le studenti fuorisede potrebbero risparmiare. E invece no, il 25 settembre si avvicina e, come accade per ogni appuntamento alle urne elettorali, proprio come tanti lavoratori e lavoratrici che vivono lontani dal proprio comune di residenza, devono prenotare un viaggio che li porti a casa soltanto per tracciare una x a matita.

"Per apporre un segno a matita su una scheda elettorale, mi aspettano più di sette ore ad andare e altrettante a tornare, senza considerare i ritardi nei collegamenti – dice Giovanna, che studia a Roma Tre, ma che risiede ad Ostuni – Anche andando a votare la mattina all'apertura dei seggi, non riuscirei a tornare a casa prima delle 22.30″.

Come lei, quasi altri cinque milioni di cittadini e cittadine che studiano e lavorano lontano da casa propria in vista dell'appuntamento alle urne del 25 settembre dovranno rientrare nel proprio comune di residenza e votare alle elezioni politiche del 25 settembre. E spesso gli sconti messi a disposizione dalle compagnie ferroviarie, aeree e navali riescono a fornire soltanto un piccolo contributo ad una spesa che, in molti casi, resta davvero ingente a cui si aggiunge un notevole spreco di tempo e fatica.

Rientro in Puglia per il voto: almeno 7 ore di viaggio

"Anche con carta giovani, in media una tratta in treno o in aereo non viene meno di 35 euro – continua Giovanna – A cui occorre aggiungere il rientro nella città in cui si studia, ulteriori mezzi per arrivare a casa propria, come un autobus o un'automobile e la questione del tempo impiegato: rischio di tornare a Roma a tarda notte, dover prendere la metro (se e quando funziona o è ancora aperta) e soltanto allora mi trovo a casa". Nel suo caso, ad esempio, oltre alle 5 ore di alta velocità fino a Bari, occorre aggiungere anche due di automobile per raggiungere Ostuni e un'altra ventina di minuti per raggiungere casa propria, appena fuori dal comune. "E il giorno dopo avrei anche dovuto sostenere un esame, ma fortunatamente l'ateneo ha programmato la sospensione della didattica per il 26 – continua – Soltanto per un voto devo affrontare ogni volta 550 km di strada. Votare è un diritto fondamentale, ma penso anche a tutti quei ragazzi più indecisi: per loro un viaggio così lungo e oneroso è soltanto un incentivo a non presentarsi alle urne", conclude.

"Poi dicono che le persone giovani "non sono interessate alla politica": non è disinteresse, spesso si tratta di difficoltà oggettive e mancanza di mezzi", aggiunge Domenico, da Gravina di Puglia. Lui per scongiurare il caro biglietti ha comprato il suo, all'inizio di agosto e complessivamente spenderà circa 75 euro: "Devo organizzarmi anche per tornare in breve tempo: il 27 avrò un esame che non posso rimandare". Oltre all'alta velocità verso Bari, però, occorre aggiungere quasi una decina di euro per ogni tratta da effettuare con il treno regionale per tornare nel suo comune. Il viaggio si allunga e la lista di spese anche.

"Con gli sconti ho risparmiato qualcosa, ma ho comunque speso più di 40 euro – aggiunge Marta, che da Casarano, in provincia di Lecce, si è trasferita a Roma per studiare – Ho due esami intorno a quella data, uno prima e uno dopo, ma si tratta del mio secondo voto e voglio assolutamente tornare. Per me è una fortuna già questa: non tutti se lo possono permettere". Le sarebbe piaciuto tornare direttamente il 25, giorno stesso delle elezioni, ma i collegamenti non l'aiutano: "Ci sono pochissimi treni che partono ogni giorno. Dal mio paese devo raggiungere, in più di mezz'ora di automobile, Lecce e poi prendere un treno ad alta velocità verso Roma, impiegando comunque più di quattro ore: il primo treno, però, parte dalle 8 di mattina e non farei in tempo a raggiungere la stazione dopo aver votato. Il secondo, invece, nel pomeriggio: raggiungere Roma in tarda serata, senza considerare eventuali ritardi".

Il voto dei furisede al sud

Ma la Puglia non è l'unica regione in cui si registrano disagi di questo tipo. Maria Teresa studia Giurisprudenza alla Sapienza e ormai vive a Roma da sei anni: "Per me avrebbe più senso votare il sindaco di Roma, che quello di Nova Siri – dice, facendo riferimento al comune in provincia di Matera dove risulta essere ancora residente – Invece ad ogni appuntamento con il voto mi trovo a dovermi spostare. Il treno che prendo viaggia con alta velocità soltanto nella tratta Roma- Napoli, poi rallenta: in tutto per raggiugnere la fermata di Metaponto impiego cinque ore. Da lì mi faccio venire a prendere in automobile e con altri 20 minuti sono a casa". Anche in questo caso, per velocizzare i tempi, è necessario chiedere l'aiuto di terze persone, spesso familiari: "Non posso neppure provare ad andare e tornare in un giorno: c'è un solo treno al giorno per questa tratta. E come se non bastasse un biglietto mi costa sui 70 euro", spiega. "Anche quest'anno non rinuncerò a votare, ma molti miei amici che il giorno dopo hanno impegni universitari o che lavorano, hanno già messo in conto di non riuscire a tornare – e, prima di concludere, aggiunge – Il vero paradosso è che alle ultime elezioni politiche mi trovavo in Erasmus in Slovacchia e ho potuto votare tranquillamente da Bratislava".

Alexandra, invece, per evitare il lungo viaggio ha deciso di non rientrare a Roma fino all'inizio delle lezioni: "Sono tornata a Roma solo per un esame, poi ho deciso di rientrare direttamente ad ottobre, quando inizierà l'anno accademico", spiega. Vive in provincia di Reggio Calabria, nel comune di Ferruzzano: "Se prendessi il treno dovrei scendere alla fermata di Lamezia Terme o Rosarno, poi dovrei muovermi in autonomia, ma per raggiungere il mio paese sarebbero rispettivamente 2 ore e 10 o un'ora e mezza di automobile, da aggiungere alle già oltre 6 di treno. Spesso preferisco muovermi in pullman. In questo caso raggiungo anche 10 ore di viaggio: dalle 5 di mattina alle 16 oppure dalle 22 alle 8.30 di mattina, ma se sono fortunata e magari c'è un sedile libero vicino a me, riesco ad addormentarmi". Il viaggio è lungo e spesso scomodo, ma i prezzi dei biglietti in genere sono dimezzati: "In treno sarebbero almeno 160 euro andata e ritorno, mentre in pullman riesco a cavarmela con 80 euro: avendo la possibilità di restare a casa fino ad ottobre, però, preferisco rinunciare e rientrare soltanto dopo il 25".

Votare in Irpinia: meno chilometri, stesse difficoltà

Collegamenti difficili anche per chi, come Lucilla, deve raggiungere il proprio comune in Irpinia: "Anche qui la situazione è disastrosa: sembra più vicina per chilometraggio, ma essendo area interna non è così. I trasporti non sono facili, mancano le infrastrutture idonee, non ci sono tariffe agevolate per chi deve raggiungere i comuni che si trovano sugli Appennino: per me arrivare a Guardia Lombardi, che è il mio comune di residenza, è complicato. I collegamenti sono carenti e l'alta velocità si ferma a Benevento", spiega, aggiungendo che molte tratte, dopo il Covid, sono state soppresse. "In genere mi sposto con i bus che partono dalla stazione Tiburtina: con quelli arrivo in uno dei paesi vicini, che comunque dista dal mio almeno una ventina di minuti. Per il 25, invece, per risparmiare sui tempi, percorrerò Roma-Benevento con l'alta velocità e poi mi verranno a prendere i miei genitori. Anche per loro si tratta di almeno un'ora e mezzo ad andare e un'ora e mezzo a tornare, senza considerare che poi mi accompagneranno nuovamente per tornare a Roma: al prezzo del treno, quindi, occorre valutare nel mio caso anche quello del carburante".

Nonostante i disagi, però, sa già che non rinuncerà al voto: "Serve una legge che permetta a tutti di votare dove si è domiciliati: la possibilità di votare non può gravare sulle spalle dei cittadini – spiega – Sono rientrata anche per votare al referendum di giugno: in quel caso, però, non era previsto nemmeno uno sconto. La possibilità di votare non è più un diritto di tutti, ma diventa un lusso per chi se lo può permettere".

Appuntamento alle urne: ritorno alle isole

Nelle isole la situazione non sembra migliorare: "Da una parte siamo avvantaggiati perché fra i benefici della continuità territoriale ci sono anche sconti sulle tratte aree che collegano grandi città come Roma e Milano agli aeroporti della regione (anche se comunque i prezzi base si aggirano sempre sui 50 euro) – spiega Luca, che studia all'università di Roma La Sapienza ma che risiede ad Arzachena, in provincia di Sassari – Dall'altra, invece, molti dei miei amici lamentano la mancanza di mezzi per raggiungere le zone dell'entroterra sardo: sono fortunato perché il mio comune dista poco da Olbia. Altri, invece, penso a chi risiede a Nuoro o nei comuni vicini, deve imbarcarsi in un altro lungo viaggio verso la zona centrale della Sardegna, ma spesso mancano gli autobus. E chi non lavora o studia a Milano o Roma deve aggiungere una tratta ulteriore per raggiungere gli aeroporti convenzionati". I voli, inoltre, sono sempre meno quando termina l'alta stagione e vanno via i turisti. Dura una quarantina di minuti, ma il problema più grande è a terra: "Ci sono stati molti presidenti della Repubblica e ancora oggi ci sono molti esponenti politici che provengono dalla Sardegna: perché non è stata ancora trovata una soluzione?"

Lo stesso problema si manifesta anche in Sicilia: "Non avrei speso meno di 100 euro, per questo ho deciso di rientrare a Roma, dove studio, soltanto dopo l'appuntamento alle urne – dice Francesco, residente a Catania – Tornare a Roma, per poi ripartire per votare e rientrare di nuovo sarebbe stata una perdita di tempo e denaro". Anche lui sottolinea le difficoltà nel raggiungere le zone dell'entroterra siciliano: "Treni e autobus che portano in altre città e paesi ci sono, ma sono molto lenti. Anche i biglietti costano di più, rispetto ad esempio al Cotral che prendo per muovermi nel Lazio. Spostarsi in automobile è più conveniente: se si perde la coincidenza, con i mezzi, è finita", conclude amaramente.

Romani altrove: "Così è più semplice"

Nonostante le tre università della città di Roma a cui si aggiungono le altre due sparse nella regione, alcuni hanno scelto di studiare altrove. Anche loro dovranno rientrare nella regione in vista del voto: rientrare in una grande città come Roma permette loro di essere avvantaggiati sui collegamenti, ma non sui prezzi che, anche in questo caso restano salatissimi.

"Per me non è un grande disagio, il viaggio è breve e il motivo del rientro è più che valido – spiega Lorenzo che studia Storia dell'Arte a Firenze – I prezzi dei treni, però, restano alti: ho speso 30 euro, ma soltanto perché ho approfittato di un'offerta temporanea, altrimenti i prezzi dei biglietti salgono". Un'altra ragazza, invece, rientrerà a Roma da Bologna: "Per i biglietti ho speso 30 euro totali e impiego più di tre ore: sono grandi città e non è difficile riuscire ad organizzarsi per il viaggio. Peccato, però, che l'Alma Mater ancora non abbia approvato la sospensione delle attività didattiche per la giornata del 26: dovrò ripartire subito dopo il voto se non voglio perdere nessuna lezione".

Lungo, ma non difficoltoso anche il viaggio per rientrare da Torino a Roma, per il voto: "L'ideale è partire qualche giorno prima e provare a rientrare il 27 settembre – dice Alessandro – Mi sembra che i prezzi siano più bassi: è impossibile trovare collegamenti con l'alta velocità a meno di 42 euro", sottolinea. "La maggior parte degli studenti o dei lavoratori che resteranno vittime di questo sistema rientrano nella fascia fra i 20 e i 30 anni. Il disinteresse della politica rispetto alla situazione dei fuorisede è dovuto a questo: il voto dei giovani, almeno credo, non determina la vittoria di uno o dell'altro partito – dice  – È proprio per questo che, secondo loro, una soluzione può aspettare".

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