Velletri, incendio alla palestra popolare del Dlf: i gestori lanciano una raccolta fondi per ripartire

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Dopo l’incendio doloso alla palestra del Dopolavoro ferroviario, i gestori denunciano minacce ricevute negli anni e chiedono aiuto per riparare i danni.

Nella notte di ieri qualcuno ha incendiato la Palestra Popolare del DLF, il Dopo Lavoro Ferroviario di Velletri, Castelli Romani. Le indagini su quanto avvenuto sono ancora in corso, ma i gestori del progetto parlano di minacce sui social e telefonate diffamatorie. Sulla pagina Facebook del locale si legge: "In questi 11 anni siamo stati abituati alle inevitabili prove alle quali vieni messo davanti quando gestisci un progetto come il Dopolavoro Ferroviario. Dalle minacce sui social, alle telefonatine diffamatorie andando a crescere sempre un po' di più mentre il progetto si espandeva, adesso siamo arrivati all'incendio doloso. Come abbiamo sempre cercato di fare in questi anni, ci rimboccheremo le maniche stando certi che la comunità alla quale questo Dopolavoro appartiene abbia voglia di sostenerci anche in questa sfida. La Palestra è attualmente sotto sequestro per le indagini, i danni ci sono ma non sono irrecuperabili, è importante però poter riprendere presto le attività".

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I danni sono recuperabili ma, dicono gli ideatori del progetto, "abbiamo bisogno dell’aiuto di tuttə. E chiunque voglia darci una mano ci scriva: se avete competenze edili, se siete professionisti che possono aiutarci con progetti e certificazioni, se avete ditte di pulizia o altro ancora. Da oggi, inoltre, attiviamo la nostra campagna di crowdfunding, per raccogliere i fondi che ci permetteranno di sistemare tutto e ripartire con la nostra palestra".

Il consigliere regionale di Sinistra civica ecologista, Claudio Marotta, ha ricordato che il Dlf "è un punto di riferimento per tanti giovani e famiglie di Velletri e dei Castelli Romani. Nei suoi spazi l'accesso allo sport diventa occasione di partecipazione e inclusione, contribuendo a rendere effettivi diritti che devono essere garantiti a tutte e tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali. Colpire un luogo come questo significa danneggiare un patrimonio collettivo, costruito attraverso l'impegno quotidiano di chi si prende cura della propria comunità-. La tutela di queste esperienze chiama in causa la responsabilità delle istituzioni, a cui chiediamo attenzione e sostegno concreto per consentire la ripresa delle attività".

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