Tre avvocati del San Camillo indagati per tentata truffa all’ospedale che avrebbero dovuto difendere
Avrebbero provato a truffare l'azienda per la quale lavorano e a farsi pagare due volte per lo stesso servizio. Per questo tre dirigenti del reparto legale dell'ospedale San Camillo Forlanini sono stati indagati per tentata truffa. Si tratta di Egidio Mammone, Giuseppe Fratto e Vincenzo Gambardella, denunciati dal direttore generale della struttura Angelo Aliquò, che ha agito in accordo con i vertici della Regione Lazio. Mercoledì 21 ottobre i militari della guardia di finanza di Roma hanno effettuato una perquisizione negli uffici dei tre dirigenti legali. Durante gli accertamenti sono stati sequestrati smartphone, computer e altri supporti informatici che potrebbero contenere elementi utili a ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto.
Chiesti pagamenti per lavori già pagati, indagati tre avvocati del San Camillo
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Gianfranco Gallo, gli indagati avrebbero chiesto il pagamento di alcune fatture relative a prestazioni che erano già state saldate in precedenza. In questo modo avrebbero tentato di ottenere un secondo pagamento per lo stesso servizio, causando un danno economico al San Camillo Forlanini, che nell'indagine risulta, quindi, parte lesa.
Una parte di questo danno sarebbe già stata quantificata, ma restano ancora diversi aspetti da chiarire. In particolare bisognerà capire da quanto tempo sarebbe andato avanti il presunto sistema e quante operazioni possano essere finite sotto la lente degli investigatori. Proprio per questo l'analisi dei dispositivi sequestrati potrebbe diventare un passaggio importante dell'inchiesta. Computer e telefoni potranno essere esaminati per ricostruire eventuali comunicazioni, documenti e passaggi utili a verificare le accuse mosse nei confronti dei tre dirigenti.
I tre avvocati non sono stati ancora interrogati
Mammone, Fratto e Gambardella, al momento, non sono ancora stati ascoltati dai pubblici ministeri e avranno quindi modo di chiarire le proprie posizioni e fornire la loro versione dei fatti. Non risultano provvedimenti amministrativi nei loro confronti, né tantomeno misure cautelari. L'indagine è ancora in una fase iniziale e dovrà essere approfondita prima di arrivare a eventuali decisioni.
Non è escluso, però, che nei prossimi giorni possano essere cambiati di mansione o spostati verso altri incarichi all'interno della struttura. Una possibilità legata soprattutto al venir meno del rapporto di fiducia con la direzione generale, che attraverso Aliquò ha dato il via alla vicenda presentando le denunce da cui è partita l'inchiesta.