Maxi-emergenza al San Camillo di Roma, un’esercitazione per testare la gestione dei feriti
Maxi-emergenza simulata all'ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Da questa mattina è in corso una esercitazione per testare la capacità dei reparti di emergenza di gestire un massiccio afflusso di feriti. Stando a quanto comunica l'azienda ospedaliera, è stato simulato il crollo di una grande struttura residenziale, con numerosi feriti trasportati in ambulanza al pronto soccorso del nosocomio romano. Nella maxi esercitazione sono stati coinvolti, oltre ai medici e agli infermieri, l'Ares 118, la Croce Rossa e le forze dell'ordine.
"Si precisa che non si tratta di una reale emergenza e che l’assistenza ai pazienti è garantita, anche se potrebbero verificarsi attese più lunghe per i casi non urgenti", si legge in una nota dell'ospedale. "L’assistenza ai pazienti già presenti in Pronto Soccorso e a quelli che accederanno all’Ospedale continua a essere garantita. Potranno tuttavia verificarsi tempi di attesa più lunghi per le condizioni cliniche non urgenti".
I feriti dell'emergenza simulata sono interpretati da volontari della Croce Rossa, truccati in modo da rendere la simulazione il più realistica possibile. Come detto, òl'obiettivo è verificare sul campo il funzionamento del Peimaf, il Piano di emergenza interno per il massiccio afflusso di feriti.
“L’esercitazione rappresenta un vero e proprio stress test del Peimaf, finalizzato a verificare sul campo la capacità dell’ospedale di attivare e mettere in funzione, in condizioni di forte pressione, procedure, risorse e meccanismi di coordinamento previsti per fronteggiare un improvviso e significativo afflusso di pazienti”, spiega il San Camillo.
“Lo stress test del Peimaf consentirà di verificare l’effettiva funzionalità del piano, individuando eventuali criticità e aree di miglioramento e consolidando le procedure da adottare in caso di una reale emergenza. Alla simulazione partecipano volontari della Croce Rossa Italiana che, oltre a interpretare le vittime, vestiranno i panni di familiari e accompagnatori dei feriti e di “disturbatori”, contribuendo a ricreare anche le situazioni di maggiore pressione che possono verificarsi durante una maxi emergenza”, si legge ancora.