Il futuro del nuovo San Giacomo: cosa diventerà l’ex ospedale nel cuore di Roma
Dopo quasi vent'anni di chiusura, l'ex ospedale San Giacomo potrebbe riaprire, ma cambierà veste. Non un nosocomio con pronto soccorso, ma una struttura sanitaria pubblica con un Ospedale di Comunità, una RSA e un reparto di lungodegenza. L'opera sarà finanziata con 145 milioni di euro di risorse statali. La novità è che la Regione Lazio ha compiuto un nuovo e decisivo passaggio amministrativo per sbloccare l'intervento: con un provvedimento pubblicato sul Bollettino ufficiale del 29 ottobre ha approvato un nuovo accordo con Invimit, la società pubblica che dovrà occuparsi della progettazione e della realizzazione dei lavori. Non si tratta ancora dell'apertura del cantiere, poiché il progetto di fattibilità deve essere ancora affidato e sviluppato, dopo che la ASL Roma 1 ha revocato la gara che aveva bandito per individuare i progettisti.
I posti letto e i servizi previsti
Il DIP, Documento di Indirizzo alla Progettazione, della ASL Roma 1, approvato nel gennaio 2026, prevedeva 80 posti letto di Ospedale di Comunità, 16 postazioni per la dialisi, 60 posti di lungodegenza, 8 posti hospice per le cure palliative, 20 posti RSA, oltre ad ambulatori e servizi di supporto. I posti di lungodegenza e quelli di hospice potrebbero essere riconvertiti in posti per RSA R2, cioè destinati a persone non autosufficienti che necessitano di assistenza sanitaria e sociosanitaria continuativa, ma non di un ricovero ospedaliero. Non è previsto un pronto soccorso, perché nell'area sono già presenti quelli dell'Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola e dell'ospedale Santo Spirito.
I 145 milioni stanziati dallo Stato e il trasferimento a Invimit
La riapertura sarà finanziata con uno stanziamento di 145 milioni di euro di risorse statali, assegnate alla Regione Lazio dalla legge di Bilancio 2024 e successivamente destinate al recupero dell'ex nosocomio romano, chiuso nel 2008. A gestire la gara per la progettazione, in qualità di stazione appaltante, sarà Invimit, a cui il San Giacomo fu trasferito nel 2018 per un valore complessivo di circa 61 milioni di euro. Un'operazione che rientrava in una strategia di valorizzazione del patrimonio immobiliare regionale e di riduzione del debito della Regione, quando governatore era Nicola Zingaretti e la sanità laziale era commissariata e gravata da un forte disavanzo.
Nell'operazione con Invimit, tuttavia, venne inserita una clausola risolutiva, che avrebbe potuto far venire meno il trasferimento al verificarsi di determinate condizioni. Con il documento pubblicato nelle scorse ore, la Regione decide di rinunciare a questa clausola e rende definitivi, quindi, gli effetti della cessione del 2018. L'edificio rimane conferito al fondo immobiliare e Invimit assume il ruolo di soggetto attuatore dei lavori di riqualificazione. La gestione del futuro ospedale resterà pubblica e farà capo alla ASL Roma 1.
Perché la ASL ha revocato la gara per la progettazione
L'azienda sanitaria aveva già avviato una procedura da oltre 3,1 milioni di euro per affidare il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo alla riqualificazione del San Giacomo. La procedura è stata prima sospesa e poi revocata il 10 aprile scorso, dopo che la Regione ha chiesto a Invimit di assumere il ruolo di stazione appaltante e soggetto attuatore. Sarà quindi Invimit a occuparsi della nuova procedura per individuare i progettisti. L'ultimo provvedimento approva lo schema di un nuovo accordo con Invimit, che consolida i rapporti patrimoniali tra la Regione e il fondo e definisce il quadro entro cui dovrà essere realizzato l'intervento al San Giacomo.
Come sarà organizzato il nuovo San Giacomo
Il progetto contenuto nel DIP della ASL Roma 1 prevedeva una riorganizzazione degli spazi sui cinque livelli dell'edificio. Nel piano seminterrato erano previste le centrali tecnologiche, i depositi, gli spogliatoi, il blocco operatorio e la diagnostica per immagini. Al piano terra avrebbero trovato posto una grande hall, gli ambulatori, gli uffici amministrativi e una sala conferenze. Al primo piano erano previsti gli 80 posti letto dell'Ospedale di Comunità e le 16 postazioni per la dialisi; al secondo piano i 60 posti di lungodegenza e gli 8 di hospice; al terzo i 20 posti della RSA R2.
Tra gli interventi ipotizzati figurava anche la realizzazione di una nuova sala conferenze da 100 posti nel cortile interno, che ha però ricevuto un parere verbale negativo dalla Soprintendenza, chiamata a valutare la compatibilità dell'intervento con i vincoli di tutela del complesso storico.
La storia del San Giacomo, che ha 700 anni di storia
L'ospedale San Giacomo degli Incurabili risale al 1339, quando il cardinale Giacomo Colonna fondò un ospedale destinato all'assistenza dei malati e dei più poveri. Nel Cinquecento divenne uno dei principali ospedali romani, specializzato anche nella cura della sifilide. Dopo secoli di attività, il San Giacomo venne chiuso il 31 ottobre 2008, nell'ambito del piano di rientro dal disavanzo sanitario della Regione Lazio, il cui governatore all'epoca era Piero Marrazzo.