Con il naso all'insù, stupefatti e increduli, gli abitanti di Tor Bella Monaca osservano gli operai montare i ponteggi attorno a due delle quattro torri di viale Santa Rita da Cascia. Presto le impalcature si alzeranno a tutti attorno gli edifici simbolo del quartiere troppo spesso sinonimo di "degrado", "abbandono", "spaccio".

L'intervento della Regione Lazio, che prevede anche la realizzazione di un playground per procedere alla riqualificazione di spazi comuni e all'aperto, fa parte di un più complessivo piano d'intervento della Pisana sulle periferie romane. Un investimento da cento milioni di euro con al centro l'edilizia residenziale pubblica. L'obiettivo? Ridare dignità all'abitare popolare, migliorare la qualità della vita di chi vive in periferia, intervenire dove si è troppo spesso rimandato.

"Si tratta della riqualificazione totale totale di tutte e quattro le torri, con la coibentazione e il rifacimento esterno, la rimessa a posto delle parti comuni e la realizzazione di un playground", spiega l'assessore regionale alla casa Massimiliano Valeriani. "È partito il primo cantiere, entro qualche settimana ci sarà l'aggiudicazione delle gare per i lavori sulle altre tre torri: nel 2021 avremo i lavori in esecuzione su tutte le torri di Tor Bella Monaca. – aggiunge ai microfoni di Fanpage – Era quello che volevano i cittadini. Si tratta di un intervento complesso e impegnativo, che necessita di un impegno finanziario non proprio indifferente trattandosi di 6 milioni di euro".

Tra chi si è battuto in questi anni per vedere il quartiere cambiare faccia c'è Tiziana Ronzio di Torpiùbella, che qua è nata è cresciuta e ora conduce con la sua associazioni importanti battaglie per cambiare il volto di Torbella. Tiziana racconta anche quella mentalità che ha portato tanti abitanti a danneggiare arredi e spazi comuni, di "mentalità" nata da trovarsi a vivere in un luogo messo ai margini e spesso sinonimo solo di spaccio o emarginazione.

"Io sono venuta ad abitare qui nell'85 o nell'86 – non mi ricordo l'anno preciso – quando hanno iniziato a consegnare le case. All'inizio non c'era bisogno di manutenzione perché erano comunque nuove poi purtroppo con il tempo, con gli anni, siamo stati noi a distruggere un po' tutto. Tanto è dipeso dalla mentalità, perché tante persone pensano avere la casa popolare è un mio diritto quindi faccio come mi pare la distruggo". Poi la voglia di riscatto, le battaglie per i servizi, gli ascensori, i riscaldamenti che non funzionano mai,.

Andrea ha vent'anni e non si ricorda "neanche un intervento da parte dell'Ater per cambiare una lampadina", così racconta gli sforzi degli abitanti per rendere le loro case e le torri più abitabili. Le collette, i lavori autogestiti, gli sforzi fatti in questi anni. "Per noi è una vittoria, vedere questi lavori che stanno facendo per noi è importante, sono goccioline che poi riempiranno un bicchiere. Nessuno ci credeva, perché le chiacchiere sono state tante". Anna è un'anziana cittadina e considera i cantieri che aprono solo una battaglia vinta.

Perché a Tor Bella Monaca non servono solo palazzi non fatiscenti e servizi efficienti, serve soprattutto sottrarre palmo a palmo il terreno alle piazze di spaccio e al welfare criminale.