video suggerito
video suggerito

Tenta di uccidere la figlia malata con un farmaco endovena: rischia 10 anni di carcere

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, la 30enne accusata avrebbe iniettato un farmaco a base di lamotrigina nelle vene della figlia e questo avrebbe indotto un attacco epilettico. La bambina, 8 anni, è stata salvata grazie all’intervento dei medici del Policlinico Umberto I di Roma. I pm hanno chiesto 10 anni di carcere per la donna.
A cura di Enrico Tata
93 CONDIVISIONI
Immagine

Ha tentato di uccidere sua figlia di 8 anni con un farmaco e ora rischia una condanna a dieci anni di carcere. Solo l'intervento dei medici del Policlinico Umberto I di Roma ha consentito alla piccola di salvarsi. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, la 30enne accusata avrebbe iniettato un farmaco a base di lamotrigina nelle vene della figlia e questo avrebbe indotto un attacco epilettico. La bimba è affetta da una grave malattia genetica e per questo, ricostruisce Repubblica.it, era tenuta sotto controllo dai medici 24 su 24 e così, tramite una telecamera installata nella stanza, hanno potuto osservare la scena e intervenire non appena hanno visto la mamma toccare l'ago inserito nel polso della piccola per somministrarle i farmaci. All'interno del cestino, altro fatto che inchioderebbe la 30enne, c'era una siringa usata e vuota. Le analisi del sangue, infine, hanno evidenziato l'effetto del farmaco, altamente tossico nelle quantità utilizzate dalla donna.

La donna è stata arrestata nel luglio del 2019

Il perito incaricato dal giudice ha stabilito che in teoria la figlia sarebbe potuta morire, anche se in realtà grazie all'intervento dei medici le sue condizioni non sono mai state gravi. I pm hanno chiesto una condanna per la donna a dieci anni di reclusione per tentato omicidio. È stata arrestata nel luglio del 2019, è stata in carcere e tuttora è agli arresti domiciliari. Una seconda perizia ha stabilito che la donna è capace di intendere e di volere. "Ritengo che il pm fondi l'accusa su elementi che non possono assurgere a rango di prova ma che in realtà sono dei meri sospetti che non possono avere tale valenza. Pensiamo che vi sia stato un errore infermieristico. Dalla nostra assistita non è stata somministrata alcuna sostanza impropriamente", ha dichiarato il legale della signora.

93 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views