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Suicida a 14 anni, sit in di studenti e genitori a sostegno della preside sospesa. La famiglia: “Indecoroso”

Un sitin in solidarietà della preside sospesa dopo il suicidio del 14enne a Latina, ma dalla famiglia arriva la protesta: “Inaccettabile, Valditara faccia qualcosa”.
A cura di Beatrice Tominic
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Dopo la sospensione imposta alla preside dell'istituto frequentato dal quattordicenne che si è tolto la vita lo scorso settembre, la comunità scolastica ha organizzato una manifestazione contro la gogna mediatica a cui è stata sottoposta. "L'hanno sospesa soltanto in base agli articoli di giornali, prima ancora che venisse svolta l'ispezione da parte del ministero", ha spiegato a Fanpage.it Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici Flc Cgil.

A causa della pioggia, però, l'iniziativa prevista per oggi è saltata. Nel frattempo, però, la famiglia del quattordicenne ha inoltrato una lettera al ministro Valditara in cui si schiera contro l'iniziativa: "Si tratta di una strumentalizzazione indecorosa", ha fatto sapere anche tramite i suoi social il fratello dell'adolescente.

La lettera a Valditara da parte della famiglia del quattordicenne suicida

"Come famiglia non possiamo e non vogliamo tacere – esordisce il fratello del ragazzino che si è tolto la vita a settembre in un post condiviso sui social – È inaccettabile che una scuola pubblica venga trasformata in un luogo di protesta contro le decisioni dello Stato, né che si tenti di delegittimare sanzioni ministeriali attraverso manifestazioni che coinvolgono studenti e interrompono le lezioni. Per questo ho scritto personalmente al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Validitara chiedendo un intervento chiaro e responsabile. Mi auguro che il Ministro intervenga con fermezza, a tutela della scuola, delle regole e della verità".

Poi ha passato in rassegna le sue motivazioni, parlando di un messaggio devastante quello veicolato dalla manifestazione: "Qui non si difende la scuola. Qui si ribaltano le responsabilità e si manda ai ragazzi un messaggio devastante: che le regole valgono solo quando convengono e che anche dopo una sanzione si può scendere in piazza per negarla. Il diritto di manifestare esiste ed è costuzionalmente garantito ma strumentalizzare la morte di un ragazzo per proteggere chi è stato sanzionato è moralmente indegno. Difendere la scuola significa assumersi le responsabilità, non cancellarle".

La manifestazione a scuola: "Gogna mediatica per la preside"

Nei giorni scorsi la manifestazione era stata rilanciata da DirigentiScuola. "La figura della preside, nel corso degli anni, ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la comunità scolastica, distinguendosi per impegno, competenza e dedizione al benessere degli studenti – si legge in una nota – Un’immagine in netto contrasto con la gogna mediatica che, fortunatamente, non sta andando a buon fine. È ora che la dirigente annulli in autotutela o che, in caso di inerzia, lo faccia il Ministro, che ha il dovere di inviare un’ispezione all’USR Lazio, perché non si tratta di un caso  isolato".

Con la preside, il provvedimento disciplinare ha colpito anche due docenti della scuola. "Misura iniqua e illegittima che va immediatamente revocata", continuano da DirigentiScuola che ribadiscono la situazione di estrema delicatezza affrontata dalla preside dopo le accuse per quanto accaduto al ragazzino contro le quali studenti e personale Ata hanno deciso di far sentire la propria voce. "

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