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Sparatoria a Fidene

Strage di Fidene, la ricostruzione: dalla sparatoria al bar al processo contro Claudio Campiti

“Adesso vi ammazzo tutti”. Claudio Campiti è entrato nel gazebo, ha chiuso la porta e si è messo a sparare. Quattro le vittime nella strage Fidene avvenuta l’11 dicembre 2022. Ora per Campiti è iniziato il processo.
A cura di Beatrice Tominic
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Ha fatto irruzione durante una riunione condominiale e ha sparato, uccidendo quattro persone. Per questo Claudio Campoli, il killer che in quella domenica mattina ha fatto fuoco a Fidene, si trova sotto processo. A morire nell'agguato la mattina dell'11 dicembre 2022 Sabina Sperandio, Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi e, dopo due giorni di agonia, anche Fabiana De Angelis, di 71, 55, 50 e 57 anni.

A poco più di un anno dalla strage, lo scorso 6 febbraio si è tenuta la prima udienza del processo. Mentre c'è già chi avanza la possibilità che la difesa di Campiti possa richiedere l'infermità mentale per il suo assistito, il difensore di due delle vittime, Francesco Innocenti, ha spiegato a Fanpage.it che sono troppe le contraddizioni presenti nel caso.

Cosa è successo l'11 dicembre 2022: la dinamica della sparatoria

È entrato nel gazebo del bar in cui si stava tenendo la riunione condominiale del consorzio Valle Verde. I condomini erano assorti: c'era chi chiacchierava e chi era concentrato sui documenti. Quando, ad un certo punto, sono arrivati primi botti. Entrato nel gazebo Campiti imbracciando l'arma ha urlato: "Vi ammazzo tutti". All'inizio c'è chi ha pensato volesse soltanto minacciare i membri del Consorzio. Poi sono arrivati i primi spari.

Il gazebo in cui è avvenuta la sparatoria a Fidene.
Il gazebo in cui è avvenuta la sparatoria a Fidene.

I primi colpi sono stati esplosi verso le persone che si trovavano al tavolo, davanti alla platea di ascoltatori. Hanno colpito la revisora dei conti e la segretaria della presidente del consorzio. Poi ha dato le spalle al tavolo e ha iniziato a puntare gli altri e le altre condomine. Stava per premere nuovamente il grilletto quando Elisabetta Silenzi si è scagliata verso di lui. Campiti ha fatto fuoco e ha colpito anche lei, che è caduta in terra e, poco dopo, è morta.

Chi sono le quattro vittime che hanno perso la vita

Sabina Sperandio, Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi e Fabiana De Angelis. Quattro le donne raggiunte e uccise dagli spari esplosi da Claudio Campiti in quella tragica mattinata di novembre. Avevano 71, 50, 55 e 57 anni. Fra loro la revisora dei conti, la segreteria e la presidente di Consorzio, a cui si è aggiunta anche Silenzi, ricordata da tutti i presenti come un'eroina. È stata la prima a buttarsi su Campiti per bloccarlo. "Se non ci fosse stata lei, io non sarei qui a raccontarlo", spiega uno dei sopravvissuti alla strage.

Perché Claudio Campiti ha ucciso quattro persone e dove ha preso l'arma

Non si conoscono le ragioni del gesto commesso da Claudio Campiti. Ciò che sarebbe certo è che non si trattava di un unico episodio violento. Sarebbero state almeno 3 le denunce nei confronti di Campiti che, almeno una volta, avrebbe addirittura minacciato di sparare ai bambini.

I carabinieri arrivati a Fidene dopo la sparatoria.
I carabinieri arrivati a Fidene dopo la sparatoria.

La vita di Campiti è apparsa sconvolta dopo l'incidente sulla neve in cui è morto il figlio, appena quattordicenne. Da quel momento ha iniziato a rivolgersi insistentemente a quotidiani locali, chiedendo di rilasciare interviste e articoli per raccontare del figlio. Per la morte del quale la Corte d'Appello di Bolzano ha confermato la sentenza di primo grado e la condanna del maestro di sci. Da tempo, però, Campiti aveva iniziato a curare un blog in cui condivideva nel web scritti deliranti contro i membri del Consorzio.

La domanda che fin da subito è emersa, è come sia stato possibile che Campiti potesse utilizzare le armi dopo il rifiuto del porto d'armi. Quando ha fatto irruzione nel gazebo, aveva con sé una Glock calibro 45 e tante munizioni. Dopo i litigi violenti, gli era stato negato il porto d'armi, ma non il noleggio della pistola al poligono. Secondo quanto ricostruito è che possa aver trafugato la pistola dal poligono di tiro dopo averla utilizzata. È per questo che, non è da escludere, possa tenersi un secondo processo proprio verso la società che gestisce la struttura.

Il processo contro Claudio Campiti

"Siamo sicuri che siano morte per gli spari?". È dopo aver sentito questa domanda, pronunciata dalla difesa, che il marito di una delle vittime si è sentito male. Come anticipato, a poco più di un anno dai fatti, si è arrivati alla prima udienza del processo. Ma la domanda shock è arrivata nella seconda udienza preliminare.

Probabilmente gli avvocati che difendono Campiti faranno tenteranno il tutto per tutto per cercare di garantire le condizioni migliori per il loro assistito. E c'è già chi non esclude possano utilizzare l'infermità mentale nonostante, secondo la difesa dei legali delle vittimi sarebbe un'ipotesi che non esiste. Nel frattempo le accuse restano quelle di omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e di tentato omicidio. Ha ucciso tre donne in un bar di Fidene.

La testimonianza dei sopravvissuti

In aula, oltre all'avvocato, saranno presenti anche i numerosi testimoni di quella tragica mattina. Secondo molti di loro, come anticipato, la colpa non sarebbe soltanto del killer Campiti: "Anche chi lo ha armato è responsabile". Così, a risultare indagati, sono anche il presidente della Sezione di Tiro a Segno Nazionale e un dipendente addetto al locale armeria del Poligono di Tor di Quinto. "In quel momento eravamo tutti dei bersagli – racconta chi c'era ripercorrendo quegli attimi concitati della domenica di inizio dicembre – Il colpo successivo era il mio", sottolinea Emiliano Brancadoro, salvato grazie all'intervento di Elisabetta Silenzi.

E ora, ad un anno dai fatti, c'è chi chiede che proprio Elisabetta Silenzi, morta durante la carneficina, e Silvio Paganini che, fortunatamente, è sopravvissuto, vengano decorati con una medaglia. "Ci sembra veramente il minimo dopo che ci hanno permesso di salvarci la vita", dicono i sopravvissuti, in una richiesta unanime.

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