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Sparatoria a Fidene

Strage di Fidene, i sopravvissuti: “Ci sono altri responsabili, chi ha armato la mano del killer”

Fanpage.it ha intervistato due sopravvissuti alla strage di Fidene, che hanno spiegato com’è cambiata la loro vita trascorso un anno in occasione della prima udienza preliminare.
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A cura di Alessia Rabbai
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Claudio Campiti e le immagini riprese dalle telecamere
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Sparatoria a Fidene

A Piazzale Clodio si è svolta la prima udienza preliminare del processo contro Claudio Campiti ed erano presenti alcuni sopravvissuti alla strage di Fidene, che si è consumata l'11 dicembre del 2022. L'imputato ha ucciso quattro persone, sparandogli con una pistola portata via dal poligono di tiro di Tor di Quinto. L'inchiesta dei carabinieri coordinata dalla Procura ha portato all'individuazione di altre due persone che risultano indagate: il presidente della Sezione di Tiro a Segno Nazionale e un dipendente addetto al locale armeria del Poligono di Tor di Quinto. Tutti e due hanno deciso di rinunciare all'udienza preliminare e di andare subito a processo con il rito immediato che si svolgerà nel 2024.

Fanpage.it ha intervistato due sopravvissuti, che hanno spiegato com'è cambiata la loro vita e quella dei residenti del consorzio a quasi anno dalla tragedia. Hanno spiegato di dormire male, di trascorrere con difficoltà le loro giornate e di non sorridere più come prima.

Gianmarco Caruso, testimone della strage di Fidene, che ha bloccato il polso di Campiti prima che qualcun'altro gli togliesse l'arma dalla mano, ha raccontato i concitati momenti: "Come in tutte le riunioni di condominio stavamo registrando le presenze dei partecipanti, una volta raggiunto il quorum è cominciata la riunione a tutti gli effetti. Il relatore ha inziato a leggere il verbale, l'ordine del giorno. Campiti è entrato con la pistola e ha iniziato a sparare. Ci siamo messi a terra e subito dopo rialzati, nel frattempo era stato spinto a terra da un residente del consorzio".

"Campiti è entrato con la pistola nella sala, noi eravamo tutti sereni, e ha cominciato a sparare – ha detto Emilio Brancadoro, un altro sopravvissuto alla strage – Io ero il quinto che lui avrebbe dovuto uccidere, perché ero seduto al tavolo delle persone che componevano il consiglio di amministrazione. Ricordo ancora Elisabetta Silenzi, che ha perso la vita dietro di noi, probabilmente per consentire a Silvio Paganini di bloccare Campiti e disarmarlo".

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