Sposa un 90enne, lo imbottisce di psicofarmaci e gli svuota il conto in banca: condannata a due anni

Aveva 93 anni, un patrimonio stimato in circa 10 milioni di euro ed è stato vittima di una truffa sentimentale messa in atto dalla moglie, più giovane di 35 anni. Angelo Treglia è morto dopo mesi trascorsi in una casa di cura, ma la vicenda che lo riguarda si è chiusa in tribunale con una condanna: due anni di reclusione per Cristina Mattiuz, riconosciuta colpevole in primo grado di truffa aggravata dalla minorata difesa.
La sentenza ricostruisce una progressiva spoliazione dei beni dell’imprenditore, avvenuta approfittando della sua fragilità legata all’età. Secondo l’accusa, Mattiuz avrebbe intuito la vulnerabilità dell'uomo e l’avrebbe sfruttata per ottenere somme di denaro, polizze e benefici economici rilevanti. "Un classico caso di truffa sentimentale", lo definisce l’avvocato Valerio Vallefuoco, che assiste i figli di Treglia, Alessandro e Giovanni.
La storia iniziata nel 2017, poi i regali e le polizze
Come ricostruito dal Corriere della Sera, il rapporto tra i due nasce nel 2017. Un incontro informale, una pizza, poi un legame che per Treglia assume un peso enorme: vedovo da vent’anni, l’imprenditore ritrova un sentimento che credeva perduto. Uomo estremamente riservato, lontano da ogni esposizione pubblica, aveva costruito nel tempo un gruppo di società attive nel settore immobiliare di pregio, occupandosi non solo della compravendita ma anche dell’arredo degli immobili. La storia personale di lei, invece, era segnata da difficoltà economiche e da una relazione in corso. Se all’inizio ci sia stata una reale attrazione o un disegno fin dall’origine è un aspetto che il processo non ha chiarito.
La moglie gli somministrava psicofarmaci di nascosto
Il matrimonio civile viene celebrato il 25 gennaio 2021. A distanza di pochi giorni, il 2 febbraio, parte un bonifico da 300mila euro con la causale ‘regalo marito'. Seguono la sottoscrizione di polizze vita, una delle quali dal valore di 3 milioni e 150mila euro. È in questa fase che, secondo quanto emerso in aula, la donna avrebbe somministrato psicofarmaci al marito, riducendone la capacità di comprendere e reagire. Treglia, fidandosi della moglie, li assume e finisce in uno stato di stordimento che, per l’accusa, viene sfruttato per consolidare le operazioni economiche.
La separazione prima della morte
A un certo punto, però, l’anziano imprenditore recupera lucidità. Si accorge di quanto sta accadendo e decide di denunciare. Poco dopo il matrimonio, le sue condizioni di salute peggiorano ulteriormente: avverte confusione, viene ricoverato in clinica e non lascerà più il letto della casa di cura.
Nonostante tutto, riesce a ottenere la separazione con addebito il 19 settembre 2024, pochi giorni prima di morire. Un ultimo atto di autodifesa. Dopo la sua scomparsa, sono stati i figli a proseguire la battaglia in sede giudiziaria, arrivando alla condanna penale della donna. Oggi, per loro, resta aperto un fronte altrettanto difficile: ricostruire ciò che rimane del patrimonio del padre.