“Senza aria condizionata con 40 gradi nel traffico di Roma”, il racconto del corriere Mirko

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"Eravamo i salvatori che portavano a casa tutto ciò che non si poteva comprare nei negozi durante il coronavirus. Siamo come gli elfi di Babbo Natale sotto le festività. Ma poi d'estate ci troviamo a viaggiare nel traffico con il sole in pieno volto e senza aria condizionata nei furgoni". A parlare a Fanpage.it è Mirko che da quasi quindici anni lavora come corriere a Roma.
Il mestiere del corriere non rientra, a differenza di quello dei rider, in quelli a cui viene vietato, secondo l'ordinanza anticaldo, lavorare sotto il sole fra le 12.30 e le 16. "La situazione, però, non è delle migliori neanche per noi".
Il racconto di Mirko: "Carichiamo i furgoni sotto al sole con 40 gradi"
Come ha spiegato Mirko a Fanpage.it, la categoria dei corriere si divide in quattro macroaree per grandezza del mezzo e dei pacchi consegnati: le micromacchine trasportano tanti pacchi, più piccoli e leggeri, poi ci sono i corrieri che consegnano con i mezzi cassonati; con le sponde con meno consegne ma pesanti fino a tre quintali e poi una categoria che prevede pesi e volumi ancora maggiori.
"Una giornata tipo inizia verso le 7.30, all'interno dei magazzini, che sono dei baracconi di cemento e ferro immensi. Come prima attività andiamo a cercare la merce da caricare all'interno dei magazzini, insieme a altre cento o duecento persone. Poi si carica nel furgone. E, per farlo, si esce all'esterno: non ci sono piazzali coperti quindi questa operazione di carico si fa sotto il sole, quando nel frattempo si sono fatte le 10 o le 10.30 – spiega ancora Mirko – Questo succede a prescindere dalle stagioni. Che faccia caldo o freddo, che ci sia il sole o la pioggia. E come sappiamo bene, d'estate c'è il sole e già parecchio caldo anche a metà mattinata".
Il traffico in strada: "Sole in viso e aria condizionata rotta"
Una volta usciti in strada, la situazione non migliora. I furgoni escono carichi di centinai di pacchetti più piccolo, di altri più grandi. "Restiamo al volante per ore sotto al sole e con quaranta gradi, incolonnati nel traffico della Capitale. Sappiamo quando usciamo, non sappiamo quando torneremo – spiega ancora Mirko – In molti furgoni, quelli più vecchi, non funziona neanche l'aria condizionata. È capitato che, facendolo notare ai superiori, venga risposto che non è un loro problema, che non sono obbligati a fornire l'aria condizionata o a fornirci delle alternative nelle cabine di guida, dove si superano anche i 40 gradi nella stagione calda. E noi nel frattempo ci troviamo a lavorare in condizioni sempre peggiori".
E, come se non bastasse, chi ha iniziato a chiedere ai corrieri di non indossare i pantaloncini corti al ginocchio: "Alcuni clienti vorrebbero i pantaloni lunghi. Potete portare quelli che si allacciano o cambiarvi all'occorrenza, ci ha detto una persona dagli uffici. Io ci sono giorni che non riesco neanche ad andare in bagno per la mole di lavoro che ho. Piuttosto che cambiarmi, mi tengo i pantaloni lunghi".
Lavorare col caldo nei furgoni senza aria condizionata: "C'è chi rischia di sentirsi male"
Come sottolinea Mirko, inoltre, il loro non è uno dei mestieri che rientra apertamente nell'ordinanza anticaldo diramata dalla Regione Lazio, poiché per quanto riguarda il settore delle consegne viene fatto espressamente riferimento a lavoratori e lavoratrici che si muovono su "velocipedi o veicoli a motore a due ruote", come, ad esempio, Hamza che lavora come rider per una compagnia di delivery. Nonostante questo, però, le condizioni peggiorano anche per loro, soprattutto nelle ore più calde.
"Ovviamente io se inizio ad avvertire troppo caldo, piuttosto che sentirmi male, mi fermo. C'è chi non lo fa – aggiunge ancora Mirko – Purtroppo vince sempre la regola del del profitto e della consegna, quindi ti incominciano a stressare, a chiamare. Ma perché ti stai fermando? Non sei performante. La consegna bisogna farla per forza. E va bene, ma il caldo comunque fa parte del lavoro".
Nel cassone caldo, in cabina di guida senza aria condizionata, tutto il giorno nel traffico. "Poi c'è il sali e scendi continuo, chi chiede di portare i pacchi davanti alla porta di casa, con la responsabilità della merce che si trasporta, che è nostra fin da quando siamo alla guida – elenca – Bisogna sempre stare attenti, è un lavoro che fa vivere sotto pressione. A volte è capitato che si facciano incidenti, anche solo dei semplici tamponamenti, per la distrazione. Perché a un certo punto non ce la facciamo più".
Segnalare le difficoltà e chiedere aiuto: "Se si ha bisogno, occorre sapere che è possibile fermarsi"
"Io sono sempre dell'avviso che è meglio magari alzare un po' il piede dell'acceleratore e rallentare, piuttosto che sentirmi male perché ci voglio tornare la sera a casa. C'è chi non è tornato. Fortunatamente sono casi rari. Ma non voglio rischiare – continua – L'emergenza caldo, scusa il paradosso, ma è soltanto la punta dell'iceberg nel nostro mestiere".
Anche per questo la Cgil ha messo a disposizione un numero verde da chiamare in caso di necessità. "Dall'altra parte del ricevitore operatori e operatrici ricorda a chi lavora che, in caso di bisogni o malesseri è possibile fermarsi, che si può fare restando sereni anche se si tratta di lavoro e che c'è un sindacato pronto a supportare, andando a parlare direttamente con le aziende". Purtroppo, però, non sempre è nell'interesse dell'azienda far conoscere questi strumenti a chi lavora.
"Così come non è nell'interesse dell'azienda far conoscere il whistle blowing con le segnalazioni anonime perché quando i cartelli sono obbligatori, poi vengono coperti o vengono rimossi – aggiunge prima di concludere – È anche per questo che sta a noi decidere di fermarci in caso di malesseri e, come in questi giorni di allerta, di caldo eccessivo. Ne va della nostra salute".
Ti riconosci nel racconto di Mirko? Anche tu stai lavorando in condizioni critiche in queste giornate con caldo da bollino rosso? Manda la tua storia a Fanpage.it rispondendo al form di segnalazione e ti ricontatteremo.