Sciopero femminista a Roma, in migliaia alla manifestazione: marea fucsia arriva al ministero

Si chiude oggi la due giorni di sciopero in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, 8 marzo. Dopo il corteo di ieri pomeriggio, partito dal Circo Massimo e organizzato da Non una di meno, oggi si è tenuto il secondo appuntamento, lo sciopero transfemminista, con una manifestazione che da piazzale Ostiense è arrivata a largo Bernardino da Feltre, davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione. Lo sciopero di oggi prevede l'astensione dal lavoro dei settori scuola, università, ricerca, Afam, formazione professionale e scuola non statale.
Primo nel mirino delle manifestanti il ddl Bongiorno. "Il consenso è sexy. Fermimo il ddl Bongiorno", si legge nello striscione di Non una di Meno, che compare nella foto in apertura e che, una volta raggiunto il ministero troneggiava all'ingresso.

"Rompiamo le righe. Corpi liberi da guerre e patriarcato", si legge in un altro. E ancora: "Se toccano, una toccano tutte". In questa manifestazione, però, c'è molto di più che gli slogan per riempire le piazze. Centinaia di donne si sono riunite per rivendicare i propri diritti. Nella giornata di sciopero, questa mattina, si è unito il grido di docenti, lavoratrici, lavoratori e studenti. "Le donne continuano a essere marginalizzate dentro e fuori dal mondo del lavoro. Troppe ancora non lavorano. Chi invece ha un'occupazione deve sempre far fronte a un sistema profondamente discriminatorio", dicono dalla Cgil che ha indetto lo sciopero insieme a Usb.
L'appuntamento è stato fissato per le ore 9.30 a piazzale Ostiense, davanti all'ingresso della stazione della metropolitana Piramide, della linea B. Il corteo ha poi raggiunto il ministero passando per via Marmorata e viale Trastevere. Una volta raggiunto l'ingresso del Ministero, come accade tradizionalmente a ogni corteo, le manifestanti si sono posizionate sulle scalinate agitando gli striscioni e accendendo fumogeni: alcune hanno lasciato le impronte delle loro mani con la vernice rossa per terra, per indicare le mani insanguinate. "Le nostre vite valgono, noi scioperiamo", è il monito lasciato dal corteo che, poco dopo, si è sciolto in maniera pacifica.