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Santa Palomba, terreni per il termovalorizzatore pagati il doppio: Corte dei Conti indaga su Ama e Campidoglio

Il sito di Santa Palomba è stato acquistato per 7,5 milioni di euro quando ne vale 4.La Corte dei Conti per “danno erariale”. Comitati No Inceneritore: “Fatto penale”.
A cura di Francesco Esposito
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Rendering del futuro termovalorizzatore di Santa Palomba (da Roma Capitale)
Rendering del futuro termovalorizzatore di Santa Palomba (da Roma Capitale)

Un terreno dal valore di mercato di quattro milioni di euro pagato sette e mezzo. Questo il pessimo affare che avrebbero fatto Ama e Roma Capitale nell'acquisto del sito di Santa Palomba su cui sorgerà il termovalorizzatore che brucerà 600mila tonnellate di rifiuti l'anno. Un'operazione sui ora sta indagando il viceprocuratore della Corte dei Conti del Lazio, Claudio Mori, che ha formalmente chiesto spiegazioni a quattordici persone fra vertici della società partecipata e immobiliaristi. Esultano i comitati contrari all'opera: "Non solo danno erariale, ma fatto penale". Ma dall'azienda della nettezza urbana replicano: "Il prezzo è congruo e la procedura di acquisto è stata corretta"

"Terreno pagato uno sproposito", la Corte dei Conti sul termovalorizzatore

Fra chi verrà sentito c'è l'ex presidente di Ama, Daniele Pace, che proprio ieri si è dimesso dal consiglio d'amministrazione, Luana Labonia e Elisabetta Ferrari, anche loro membri del CdA all'epoca dell'acquisto, Antonio Mastrangelo, ex presidente del collegio sindacale di Ama, Paolo Aielli, ex direttore delle Partecipate in Campidoglio e oggi dirigente Atac, Maria Andreina Angrisani e Marco Desideri, anche loro del collegio sindacale, e poi i membri della commissione di valutazione Emiliano Limiti, Emanuele Lategano e Cesare Ciotti.

Le indagini dell'organo di controllo partono da un esposto presentato dall'ex sindaca Virginia Raggi e dalla consigliera del Municipio IX Carla Canale sulla sostenibilità economica dell'opera. "Dire ‘l'avevamo detto' sarebbe troppo facile, ma così è – dichiarano Raggi e Canale in una nota congiunta -. Sul valore del terreno di Santa Palomba abbiamo subito acceso un faro con un primo esposto presentato alla Corte dei Conti il 14 novembre 2022: il costo era troppo elevato". Ma anche la procura di Roma ha aperto un fascicolo sul tema. Il timore, infatti, è che Roma Capitale e l'azienda comunale dei rifiuti siano incappati in una truffa.

Ama e Roma Capitale truffate, ma il raggiro era "facilmente conoscibile"

Alla base della lievitazione del prezzo dei terreni di Santa Palomba ci sarebbe un preliminare di vendita che prevedeva il versamento di 1 milione e 350mila euro alla For Edil srl, la società incaricata della vendita insieme a Immobiliare Palmiero srl, da parte di quest'ultima. Nel mirino c'è soprattutto la scelta di riconoscere quel pagamento anche dopo che il contratto preliminare tra le due società era ormai scaduto. La Corte dei Conti lo sottolinea chiaramente: si tratta di un corrispettivo "non dovuto e non previsto" da obblighi contrattuali.

Da qui il dubbio dei pubblici ministeri: perché pagare comunque? La risposta ipotizzata è che quella operazione rientrasse in "un più ampio disegno" delle due società per "aumentare il prezzo di vendita del terreno di Santa Palomba in danno di Ama Spa". Avrebbero inventato questa spesa in più per giustificare il prezzo esorbitante richiesto. Ma per la Corte dei Conti, che indaga sulle responsabilità degli amministratori nella gestione dei soldi pubblici, questo disegno criminoso era "molto facilmente e preventivamente conoscibile dagli organi Ama Spa e dagli organi di Roma Capitale". Un'ingenuità costata circa tre milioni e mezzo di euro.

Comitati No Inceneritore: "Gualtieri verso condanna senza appello"

"Le conclusioni dei pm della Corte dei conti puntano diritto su Gualtieri e sembrano portare a una condanna senza appello", dichiara Alessandro Lepidini dell'Unione dei Comitati contro l'inceneritore. "Aver comprato nell’ultimo lembo del comune di Roma un terreno a un prezzo astronomico, neppure fossimo ai Parioli, per sette milioni e mezzo attraversato da un fosso, peraltro, largamente inedificabile è un danno erariale ma anche un fatto di rilievo penale".

Sul termovalorizzatore la partita burocratica sembra ormai chiusa, ma resta aperta quella legale. Inoltre, non si ferma la lotta dei comitati sul piano ambientale. "Il nuovo alveo demaniale del fosso della Cancelliera è messo in pericolo dai continui abusi di Gualtieri che a giugno devastò tutta la vegetazione ripariale del fosso in pieno periodo di nidificazione – prosegue Lepidini -. La difesa del Fosso è per noi fondamentale perché è intorno alle sue acque che abbiamo lanciato il nostro progetto di riqualificazione ambientale. Per questo abbiamo già interessato i competenti uffici del Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a intraprendere qualsiasi iniziativa per tutelarne l’integrità e la naturalità. Venerdì 27 marzo dalle 17.30 saremo in corteo su via Ardeatina perché è questo è il momento di farci sentire più forte che mai".

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