"Io ho una colpa, quella di non essere riuscito a far capire che forse prima di fare un figlio con una persona serve un percorso, e che forse era necessario vivere insieme un po’ di più, perché solo la quotidianità e il confronto ti mettono nelle condizioni di fare queste valutazioni". Al telefono con Fanpage.it Salvatore Ladaga, coordinatore di Forza Italia a Velletri e suocero di Gabriele Bianchi, uno degli arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro, parla del rapporto tra Gabriele e sua figlia 28enne Silvia. Per Salvatore Ladaga Gabriele Bianchi è indifendibile. “Lui per me non doveva proprio stare in giro a quell’ora perché è sposato e ha una moglie incinta di sei mesi. Ora bisogna piangere Willy che non c’è più, io ho anche il dovere di pensare a mia figlia che non sta bene e mio nipote che è un’altra vittima e quando sarà più grande dovrò spiegare chi era il padre, se era un attaccabrighe o se c’è qualcosa di più grave. Questo è il mio tormento”.

Bianchi è stato arrestato subito dopo l'omicidio di Willy. Secondo quanto raccontato da diversi testimoni, lui e suo fratello Marco sarebbero arrivati in piazza Oberdan a bordo di un Suv. Dopodiché sarebbero scesi e avrebbero iniziato a picchiare chiunque gli capitasse a tiro. Willy si era avvicinato per tirare via un suo amico finito a terra: ed è a quel punto che è cominciato il pestaggio che ha portato alla sua morte. Venti secondi di violenza cieca che non hanno lasciato scampo al 21enne.

 

Salvatore Ladaga racconta di conoscere poco Gabriele perché il rapporto con Silvia è abbastanza recente. Il suocero nei mesi scorsi aveva aiutato Gabriele ad aprire la frutteria a Cori e ha cercato di aiutarlo a trovare altri lavori. Qualche volta Bianchi ha lavorato nell’organizzazione della campagna elettorale per le europee dell’anno scorso. “L’ho aiutato per fargli guadagnare qualcosa, ma di politica non ci capiva niente – dichiara Ladaga – non era appassionato”. Per Ladaga è dunque da escludere un movente razziale nel pestaggio che ha portato alla morte di Willy Monteiro. “Se avessi registrato un profilo nel genere nel ragazzo non avrei difficoltà a dirlo”.

Un ragazzo Gabriele Bianchi, che sembrerebbe sempre pronto ad accorrere nel caso in cui ci fosse bisogno di menare le mani. Salvatore Ladaga ha spiegato che in diversi casi aveva cercato di capire chi fosse Gabriele. All’inizio era preoccupato per i tatuaggi: “È un po’ pacchiano", aveva sentenziato la prima volta che lo aveva visto. "Ma mia figlia era innamorata". Poi i pensieri si sono spostati sui recenti episodi di violenza e rissa che hanno visto il coinvolgimento di Gabriele Bianchi. Il 26enne, infatti, era molto conosciuto nelle zone di Colleferro e Artena per diverse risse che avrebbe scatenato. Numerosi ragazzi, intervistati anche da Fanpage.it, hanno denunciato di essere stati picchiati da Bianchi. I motivi erano sempre tra i più futili: uno sguardo di troppo, un commento non gradito su Facebook. "Ho chiesto spiegazioni su questi episodi che mi raccontavano, che sentivo in giro, ma mia figlia era innamorata", conclude Ladaga. Per alcuni, Gabriele e Marco Bianchi facevano recupero crediti per conto di alcuni spacciatori della zona.