Ricomincia la scuola il 14 settembre: a Roma il fatidico giorno è arrivato, dopo oltre sei mesi di chiusura causata dell'emergenza Covid-19. Un rientro per tanti studenti di elementari e superiori diverso dal solito, con norme da rispettare per ridurre al minimo la possibilità di contagio da coronavirus, sempre in agguato. Il rischio zero non è possibile, ma molti istituti si sono attrezzati per garantire il rientro in sicurezza per bambini e ragazzi, cercando contemporaneamente di tranquillizzare i loro genitori.

I licei tra ingressi scaglionati e orari differenziati

Termoscanner all'ingresso, ingressi contingentati, appelli fatti all'esterno della struttura scolastica, sfruttamento di tutti gli spazi disponibili: i licei della Capitale, come il Giulio Cesare di corso Trieste o l'Isacco Newton di viale Manzoni, si sono fatti trovare pronti all'appuntamento con gli studenti, adottando tutte le misure necessarie per contrastare il coronavirus. "Siamo pronti per iniziare a pieno regime con le classi", afferma Paola Senesi, dirigente scolastica del Giulio Cesare, promettendo che "pian piano arriveremo a un orario definitivo, per ora abbiamo un orario provvisorio, però iniziamo con l'attività tutta in presenza". La preside aggiunge che per il momento "ci sono solo i quarti ginnasio, ossia il primo anno di corso", in quanto "il Consiglio d'Istituto ci ha chiesto di dedicare la prima giornata soltanto a loro, che non conoscono la scuola, e quindi ci dedicheremo anche a spiegare le novità, a far conoscere gli spazi e come saranno utilizzati". La preside del liceo classico conclude dicendo che hanno dovuto preparare "tre turni in entrata e tre o quattro addirittura in uscita".

Il liceo scientifico Newton ha invece optato per un'altra strategia, con ingressi scaglionati nell'arco di tutta la mattina e orari ridotti: anzitutto "sono entrate le classi prime che devono imparare a conoscere l'edificio, l'entrata, i percorsi", dice la preside Cristina Costarelli, e dopo la loro uscita c'è stata "l'entrata delle quinte e le quarte, mentre da domani si inseriscono anche le seconde e le terze e andiamo a regime completo". Una strategia, prosegue la dirigente, necessaria per "capire come i flussi riescono a muoversi, e anche perché ci mancano ancora alcuni docenti in cattedra". Predisposti anche gli ambienti Covid dove mettere studenti o docenti con sintomi e attivare tutti i protocolli previsti.

 

"Difficile spiegare le regole anti-Covid ai più piccoli"

Questa mattina sono tornati in aula anche i piccoli studenti delle scuole elementari. E anche per loro obbligatorio indossare la mascherina e rispettare le distanze. "Con questa cosa di non potersi avvicinare agli amici, non si possono toccare, dare un bacetto, non è come prima", dice una mamma all'ingresso di scuola. "Per il momento tutto bene, speriamo che sarà così anche per il futuro", aggiunge una nonna che ha accompagnato la nipotina. Silvia Romagnoli, preside dell'Istituto Giovanni Palombini, conferma di aver diviso le classi "laddove è stato possibile, perché erano troppi finché non arrivano i banchi monoposto", motivo per cui sono stati ottimizzati gli spazi sfruttando "il teatro, la palestra, la sala mensa, io per esempio non ho più la mia aula dove faccio le collegiali perché l'abbiamo data agli alunni".

I genitori hanno cercato di spiegare ai loro figli, già abituati a gel e mascherine, quali sono le regole da seguire per frequentare le lezioni in sicurezza, tenendo le distanze e senza scambiarsi nulla. Un compito tutt'altro che semplice: "È impossibile a un bambino di sei anni spiegargli che deve mantenere le distanze", ritiene una signora che, pur avendo spiegato al figlio come comportarsi "non so quanto riuscirà a farlo, dovranno stargli dietro e riuscire continuamente a dirglielo".