La Cassazione conferma la condanna a sei anni di carcere per Antonio Casamonica per il raid commesso il primo aprile del 2018 al Roxy Bar, locale del quartiere Romanina di Roma dove l'uomo ha aggredito la titolare del locale e una donna disabile per non essere stato servito con precedenza rispetto agli altri clienti. La difesa di Casamonica aveva fatto ricorso contro la sentenza precedente, ma i giudici della Quinta sezione della Cassazione l'hanno rigettato durante l'udienza di ieri, con il procuratore generale che ha chiesto chiesto che venisse dichiarato inammissibile. Inizialmente condannato in primo grado a sette anni di carcere per lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso nel febbraio del 2019, a novembre dello stesso anno la Corte d'Appello ridusse la pena a sei anni confermando però il metodo mafioso.

Raggi: "Vittoria di tutti i cittadini"

"Una vittoria di tutti i cittadini e di chi, come Roxana Roman (titolare del locale assieme al marito Marian, ndr), con coraggio denuncia violenze e prepotenze della criminalità", così su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi ha commentato la decisione della Cassazione di confermare i sei anni di reclusione per Antonio Casamonica. Dello stesso tenore le parole di Bruno Astorre, senatore e segretario regionale del Pd nel Lazio, che su Facebook scrive: "Il coraggio e il senso civico dei proprietari del bar, di Roxana Roman, e la vicinanza di un intero quartiere hanno sconfitto la cultura della paura, delle minacce, dell’omertà. Siamo e saremo sempre in prima fila per la legalità e per i diritti dei cittadini".

L'aggressione il giorno di Pasqua

Era la domenica di Pasqua del 2018 quando Antonio Casamonica e tre membri del clan Di Silvio, i fratelli Alfredo e Vincenzo e il nonno Enrico, entrarono al Roxy Bar pretendendo di passare davanti a tutti i clienti presenti nel locale. Una donna affetta da disabilità reagì alle loro proteste, venendo aggredita con una cinghia. Subito dopo il gruppo devastò il locale picchiando anche il titolare. I Di Silvio, che chiesero il rito abbreviato, furono condannati rispettivamente  a 4 anni e 10 mesi Alfredo, 4 anni e 8 mesi Vincenzo e 3 anni e due mesi il nonno. Casamonica scelse invece di essere processato con rito ordinario.