Lezioni all'aperto, dibattiti, conferenze e sit-in: sono oltre cento le scuole di Roma che da oggi, lunedì 11 gennaio, inaugurano la loro protesta per chiedere l'apertura in sicurezza degli istituti. Garbatella, Montesacro, Monteverde, piazza del Vicolo della Moretta, Villa Borghese e molte altre zone si riempiranno di studenti e docenti che hanno proclamato lo sciopero dalla didattica a distanza. "Vogliamo tornare a scuola ma vogliamo farlo in sicurezza", ripetono gli studenti, che per l'ennesima volta hanno vista rinviata l'apertura degli istituti. Con l'aumento dei casi di coronavirus nel Lazio e l'eventualità di una terza ondata, la Regione ha deciso di rimandare il ritorno in presenza a scuola al 18 gennaio. Gli studenti sarebbero dovuti tornare in classe l'11 gennaio, data che era stata scelta dopo un duro scontro all'interno del Governo. La Regione ha però valutato che non sussistono ancora le condizioni per aprire.

Il problema degli assembramenti sui mezzi pubblici

Tornare a scuola e farlo in sicurezza, garantendo a tutti la possibilità di andare a lezione senza pericolo per la propria salute. Tema fondamentale, quello dei trasporti, dove ragazzi e lavoratori viaggiano ammassati senza nessun distanziamento sociale a bordo. Una situazione su cui ha puntato il dito anche il direttore sanitario dell'Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani, Francesco Vaia. "Sono stanco della criminalizzazione dei ragazzi – aveva dichiarato Vaia in un'intervista rilasciata a la Repubblica – È giusto ripetere di fare attenzione, ma è più giusto lavorare perché sui mezzi pubblici frequentati dai ragazzi non ci sia la calca. È questione di coerenza. D'altra parte abbiamo visto che laddove ci sono stati casi di positività tra i ragazzi, questo è avvenuto soprattutto tra gli studenti delle superiori che per andare a scuola prendono i mezzi pubblici".

Azzolina: "La Dad non funziona più"

Le scuole vanno riaperte qualora ci siano le condizioni di farlo in sicurezza. Su questo sono d'accordo tutti, docenti e studenti. C'è però un problema di fondo che non può essere ignorato: il fatto che la didattica a distanza non sta funzionando. E se nel breve periodo poteva essere una valida soluzione di emergenza, è chiaro che non può diventare la normalità per la formazione degli studenti. A rilasciare dichiarazioni in tal senso, anche la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, intervistata questa mattina su Radio 1: "È difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco le loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale, se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui. Nelle regioni a fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore e questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità. Sono molto preoccupata, oggi la didattica a distanza non può più funzionare, c’è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica".