Rischia di finire a processo con l'accusa dei reati di truffa aggravata e falso una poliziotta assistente capo della sicurezza della Polizia in servizio nella segreteria del dipartimento della Pubblica Sicurezza del Viminale. Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, l'agente avrebbe intascato senza averne diritto ben 77mila euro, fingendo presunte missioni a Reggio Calabria e Milano, che di fatto non sarebbero mai avvenute. Il pubblico ministero Antonio Clemente ha infatti disposto la chiusura indagini, in attesa del rinvio a giudizio. Ad incastrare la donna sarebbero stati i movimenti tracciati dal suo smartphone, che la localizzano in luoghi diversi rispetto a quelli in cui ha dichiarato di trovarsi, per accedere ai rimborsi.

La poliziotta dichiarava di essere in missione ma era altrove

Le indagini sono scattate a seguito dell'elenco delle presunte missioni compiute dalla poliziotta e finite sul tavolo del suo superiore, che si è insospettito, in quanto nella maggior parte dei casi in cui dichiarava di essere fuori per lavoro, in realtà si sarebbe trovata al lavoro a Roma. Gli accertamenti uniti a un servizio di osservazione, hanno riguardato cinque anni, per un periodo di tempo compreso tra il 2013 e il 2018. Dal 22 al 27 febbraio del 2018 ad esempio, secondo quanto dichiarato dalla poliziotta e presente all'interno della documentazione consegnata per la richiesta di rimborso, la donna avrebbe dovuto trovarsi a Reggio Calabria, mentre secondo il suo smartphone era a Bolzano. Stesso discorso nell'aprile del 2018, quando il suo telefonino la collocava a Firenze e Arezzo e nel luglio del 2017 a Catania. Mentre si trovava in altri luoghi rispetto a quelli che dichiarava però intanto riceveva i rimborsi, che per ogni trasferta ammontavano a centinaia di euro. Dalla documentazione è emerso anche come avesse stipulato anche un contratto con una società di noleggio macchine a Ibiza, mentre secondo quanto da lei dichiarato al Viminale, avrebbe dovuto trovarsi per lavoro a Palermo.