Adriano Urso
in foto: Adriano Urso

"Le restrizioni per contrastare il coronavirus hanno bloccato tutto. Mio fratello stava impazzendo senza poter suonare, faceva il rider per parlare con la gente. Mi sto sgolando da giorni, voglio che sia chiaro un messaggio. Adriano faceva il rider due volte a settimana, e non per soldi, non era certo uno stipendio quello che prendeva così". Emanuele è il fratello di Adriano Urso, il pianista jazz morto qualche giorno fa a causa di un malore (probabilmente un infarto) mentre insieme a due passanti spingeva la macchina che si era fermata. In un'intervista a la Repubblica ha parlato del fratello e chiarito alcuni aspetti della sua condizione: il lockdown lo aveva buttato molto giù e faceva il rider per stare a contatto con le persone. Quella sera stava andando a fare una consegna a Roma Sud. "Lo faceva per dignità – spiega Emanuele – Adriano non riusciva a stare senza lavorare. Per un musicista come lui essere costretto a stare chiuso in casa per mesi era una sofferenza incredibile".

"Gli mancavano i baci e gli abbracci"

A far star male Adriano erano soprattutto le restrizioni. Per un musicista come lui, abituato a stare sul palco e a sentire il calore delle persone, il lockdown era un peso difficile da sopportare. "Stava male – spiega Emanuele a la Repubblica – Lui amava la vita dei nightclub, la confusione, la notte, il pubblico. Il palco nel jazz è basso, sta vicino alle persone, puoi quasi toccarle. C'è uno scambio continuo, contatto fisico. A lui questo mancava, gli mancavano le voci, gli abbracci. Se fermi un musicista abituato a suonare sempre, è difficile da spiegare, gli togli la forza. Così aveva trovato questo modo, usciva, magari incontrava qualche amico tra una consegna e l'altra, e non aveva il coprifuoco. A momenti scrivevano che andavamo a rovistare nei cassonetti, non è giusto anche solo perché non è vero. Questa cosa di JustEat la sta facendo più di un musicista".

"Non aveva problemi di cuore"

Da qualche giorno Adriano Urso non si sentiva bene. "Non aveva problemi di cuore. C'eravamo fatti controllare entrambi perché soffriamo di pressione un po' alta, ma sotto controllo. Da qualche giorno però diceva di avere un dolore intercostale al petto. Era diplomato in violoncello ma anche laureato in Farmacia, tendeva a farsi le diagnosi da solo, ha sottovalutato, pensava di aver preso freddo. Ma nessuno di noi poteva immaginare che accadesse".