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La storia di Ousmane Sylla, morto di accoglienza: “Spacchiamogli la testa a sta gente”

Il 4 febbraio 2024, nel CPR di Ponte Galeria a Roma, Ousmane Sylla si toglie la vita. Ha 22 anni e sogna di raggiungere il fratello in Francia, che vive e lavora a Tolosa. Ma rimane intrappolato nel sistema di “accoglienza” italiano. Oggi, grazie a documenti inediti, Fanpage.it è in grado di documentare come il suo sia stato un vero e proprio calvario nel nostro paese, in particolare nella casa famiglia Revenge di Cassino, dove ha denunciato violenze e maltrattamenti.
A cura di Manuela Paravani
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Di Manuela Paravani e Valerio Renzi

Ousmane Sylla, da quattro mesi sottoposto a detenzione amministrativa, si è tolto la vita dopo essere rimasto intrappolato nel sistema d'accoglienza italiano, non vedendo più una via d'uscita. Prima di impiccarsi con un lenzuolo, il 4 febbraio 2024, nel CPR di Ponte Galeria a Roma, ha tracciato su un muro il suo autoritratto e lasciato un messaggio che ha suscitato commozione: "Riportate il mio corpo in Africa affinché riposi in pace".

In quel messaggio, compariva anche il nome della casa famiglia di cui è stato ospite, in una frazione di Cassino. Abbiamo ricostruito l'Odissea di questo ragazzo di 22 anni originario della Guinea, seguendo le sue tracce e verificando come più volte, se si fosse prestato più attenzione alle sue denunce di maltrattamenti e alle sue condizioni psichiche, l'epilogo della sua vita sarebbe stato diverso. Abbiamo provato a capire chi era Ousmane, attraverso le testimonianze di coloro che hanno avuto a che fare con lui in quei giorni, e grazie le parole di suo fratello Djibril, venuto a Roma dalla Francia per esaudire l'ultimo desiderio di Ousmane e – soprattutto – ottenere giustizia e verità per lui.

Questa è la sua storia.

Da Lampedusa a Cassino, passando per Ventimiglia

È l’ultimo giorno di agosto 2023, in un’estate di sbarchi massicci sulle coste italiane, quando Ousmane Sylla e il suo amico L. fanno ingresso nella casa famiglia di Sant’Angelo in Theodice, una frazione di Cassino, di circa 500 abitanti. Con L., che viene dal Marocco, sono molto legati: è lui che ci mostra i video in cui si vedono i due ragazzi ballare, cantare, allenarsi, scherzare.

La casa famiglia Revenge è una struttura di 12 posti per minori stranieri non accompagnati (MSNA) inaugurata sei mesi prima, e attualmente chiusa per il riscontro di irregolarità amministrative.

Ousmane, è sbarcato a Lampedusa il 29 luglio 2023, in un periodo di caos e ritardi nei trasferimenti dei migranti. L’arrivo in Italia è solo l’inizio del suo progetto migratorio: vuole arrivare in Francia, per raggiungere suo fratello Djibril. Ma la sua speranza di riuscirci si fermerà a Ventimiglia, dove viene fermato.

Il sogno di arrivare in Francia dal fratello

Djibril vive in Francia da ormai 7 anni, ha una bambina ed è un cantante. Una passione, quella della musica, che i due ragazzi condividono fin da bambini: “Ousmane ha sempre amato la musica, ma pensava di non poter riuscire, non credeva di poter diventare un giorno cantante. Ecco, io sono stato quello che ha creduto in lui. La persona che gli ha dato la voglia di cantare come me è che gli ha dimostrato che poteva fare musica, attraverso le mie canzoni, che lui all'inizio ripeteva, che cantava bene e con equilibrio, fino a fare le sue proprie canzoni”.

Da Lampedusa arriva al confine francese, dove viene respinto a Ventimiglia. Qui dichiara di essere minorenne, nonostante abbia 21 anni. Forse per garantirsi una prospettiva di inserimento sociale, forse perché ignaro della possibilità di presentare domanda di protezione internazionale, forse perché mal consigliato. Non lo sappiamo.

A Conakry, la capitale guineana in cui sono cresciuti, sanno di avere poche opportunità e come molti giovani decidono di emigrare. Djibril realizzerà il suo sogno, nella città francese di Tolosa. Ousmane, che tenta di seguirne le orme, come ha sempre fatto, resterà invece intrappolato in Italia.

La denuncia di aver subito maltrattamenti e violenze

Dalle foto e dai video, alcuni dei quali appaiono anche nella pagina Facebook di Ousmane, il ragazzo appare felice e pieno di vitalità. Alcuni testimoni che lo hanno conosciuto e aiutato in questi mesi e che abbiamo incontrato nel corso della nostra inchiesta, lo descrivono come un ragazzo rispettoso, intelligente, con un forte senso della giustizia.

A Cassino come detto finisce ospite della casa famiglia “Revenge” di Sant’Angelo in Theodice, gestita dalla Erregi Progress srls, intestata a Rossella Compagna, responsabile della struttura. Nelle settimane in cui è ospitato qui, Ousmane racconta di aver subito violenze e maltrattamenti.

E qui andiamo sulle sue tracce.

La consigliera Laura Borraccio che abbiamo intervistato, racconta il suo incontro con Ousmane quando fa irruzione in consiglio comunale: “Innanzitutto questo ragazzo ci chiedeva aiuto. Spiegava che era stato maltrattato, si è alzato anche la maglietta ed effettivamente – lo posso testimoniare – che aveva dei graffi addosso, delle contusioni. Ci ha mostrato dei video che aveva sul telefonino, dove appunto diceva che era la struttura dove veniva ospitato. Diceva che doveva lavorare per mangiare”.

"Spacchiamogli la testa a questa gente"

È il 6 ottobre 2023 quando, dalla casa famiglia arriva a Cassino, in cerca della “gendarmerie”, come riferito da una vicina che lo incontra quel giorno. Irrompe al consiglio comunale e tenta di prendere la parola per denunciare la sua condizione. La consigliera Borraccio e altri testimoni dicono che il giovane è senza scarpe.

Non si sa ancora in quali circostanze, emerge (o è già emerso) che è maggiorenne, fatto sta che viene colpito il giorno stesso da decreto di espulsione. E nella casa famiglia non lo vogliono quel ragazzo che ha il brutto vizio di andare in giro a parlare, di volersi fare ascoltare. In particolare è la responsabile Compagna che, nella chat con i dipendenti della casa famiglia che possiamo far ascoltare ai nostri lettori, restituisce il clima che si vive all'interno e in particolare nei confronti di Ousmane che era andato a protestare in comune:

"Spacchiamogli la testa a questa gente, ma veramente. Ma qua ci vogliono le maniere… proprio"

"Noi chiudiamo, facciamo finta di chiudere e loro se ne vanno in mezzo a una strada e io ricomincio da capo. E ripeto, io voglio aprire un'altra struttura per soldi, sia chiaro"

E ancora:

"Tu devi essere educato con me poi io forse ti compro le magliette. Tu mi dici buonasera Rossella, grazie Rossella, e io forse ti ricarico il telefono. Sennò prendi solo calci in culo, e ti butto affanculo nel tuo paese di merda"

Infine esulta per essersi liberato di Ousmane:

"Il nero credo che sia stato espulso, credo che non tornerà più". 

È in questo clima che un operatore che ha accettato di parlare anonimamente con noi, che Ousmane comincia a apparire sempre più fragile e bisognoso di aiuto, il sogno di raggiungere il fratello si allontana e non ha idea di quale sarà il suo futuro. Invece di sostenerlo, la casa famiglia avrebbe tentato più volte di allontanarlo. "Parlava spesso di tornare in Africa, chiedeva di sua madre, la disegnava spesso". Ousmane parla solo francese, e mancano anche i mediatori culturali.

L'ingresso nel limbo della detenzione amministrativa: Ousmane nel CPR di Trapani

Il 13 ottobre, una settimana dopo la sua prima sortita, torna al consiglio comunale, ma riceve un nuovo provvedimento di espulsione dalla Prefettura di Frosinone. Il giorno successivo viene trasferito al CPR di Trapani, in attesa di un rimpatrio che non potrà mai realizzarsi: con la Guinea Conakry, così come con molti altri paesi, mancano gli accordi bilaterali sui rimpatri dei migranti, come ci conferma in un’intervista Valentina Calderone, garante dei detenuti e delle persone private della libertà personale di Roma Capitale.

Resta a Trapani più di tre mesi, ma per la psicologa del centro non dovrebbe trovarsi in una struttura detentiva. Si rivela inutile il tentativo dell’avvocato interno Giuseppe Caradonna di farlo trasferire, sulla base di una relazione psicosociale stilata della psicologa A.C. del centro, che a seguito di un colloquio avuto luogo un mese dopo l’ingresso, evidenzia la condizione psicologica del giovane e dà indicazione di spostarlo in una struttura più adatta a supportarlo. La questura di Trapani risponde negativamente, perché al momento dell’ingresso, “lo straniero era dotato di adeguata certificazione sanitaria che ne attesta l’idoneità alla vita in comunità ristretta”. Quella che chiamano “vita in comunità ristretta” è la detenzione amministrativa, che tradotto vuol dire che si tratta di cittadini privati della propria libertà per l'unica colpa di essere irregolari.

Ora la famiglia chiede verità e giustizia per Ousmane

Ousmane, traumatizzato e disperato per non aver ottenuto ascolto e per non percepire più un futuro di fronte a sé, da Trapani finisce al CPR di Roma Ponte Galeria, a seguito di alcune rivolte interne che rendono parte della struttura siciliana inagibile. Dopo una settimana, il 4 febbraio 2024, viene trovato senza vita. A oggi il suo corpo è ancora in attesa di rimpatrio, mentre è stata aperta un'inchiesta per istigazione al suicidio. Il fratello Djibril è arrivato da Tolosa per assolvere all'ultima volontà di Ousmane, quella di tornare in Africa, e per fare tutto quanto sia necessario per costituire la famiglia come parte civile nell'indagine sulla morte del loro caro.

Nella scritta lasciata sul muro, compare il suo nome e “casa famiglia di Sant’Angelo in Theodice – Cassino”, a testimoniare l'importanza nella vita di Ousmane delle ingiustizie che sente di aver subito e denunciato inascoltato. Sei mesi prima l’assessore Luigi Maccaro, sei mesi prima, aveva dichiarato, come riportato dalla stampa locale, in merito all’inaugurazione della casa famiglia: “Una nuova realtà sociale al servizio del territorio è una ricchezza per tutto il sistema dei servizi sociali, che vive della collaborazione tra pubblico e privato sociale. Siamo certi che questa nuova realtà potrà integrarsi in una rete sociale che in questi anni sta mostrando grande attenzione al tema dei minori”. Purtroppo le cose sono andate diversamente da come l’assessore auspicava.

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