Per lo Stato erano nullatenenti, ma avevano un patrimonio da 5 milioni: scacco ai boss della droga di San Basilio

I narcos di San Basilio vivevano negli alloggi dell’Ater, ma da un'indagine patrimoniale nei loro confronti che è stata coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Roma, è emerso che erano proprietari di un tesoro stimato in cinque milioni di euro, costituito da 25 immobili, ville, palazzi e terreni tra Roma, il litorale laziale, e la provincia di Rieti, in particolare nei comuni di Ardea, Guidonia Montecelio, Nettuno, e di Aprilia in provincia di Latina.
"Le numerose autovetture possedute, la capacità di effettuare viaggi anche all’estero, la disponibilità di ingenti somme che consentono anche investimenti finanziari sono chiari indicatori di una situazione economica agiata", si legge nelle 150 pagine del provvedimento disposto qualche giorno fa dalla sezione prevenzione del tribunale di Roma; una misura di prevenzione del sequestro finalizzata alla confisca dei beni richiesta dalla procura di Roma e dalla questura diretta da Roberto Massucci.
Luigi e Antonio Marando, per esempio, figli del boss Rosario, da Platì, in provincia di Reggio Calabria, avevano occupato senza un titolo un alloggio di proprietà dell’Ater, l’ente che gestisce le case popolari di proprietà della Regione Lazio, in via Fabriano 31. Siamo nella borgata di San Basilio, dove nel perimetro composto da un paio di strade, si vendono circa 900 ‘ventini' di cocaina al giorno (dosi del valore di venti euro) e svariate ‘palle' del valore di 5 grammi, i così detti ‘cinquini' che vengono ceduti a 250 euro. Questa è una delle piazze di spaccio più importanti d’Italia, la terza d’Europa, in cui la coca si trova a un grado di purezza che è pari al 90%.
Qui, a poche centinaia di metri dalla sede della Corte D’Assise del Tribunale di Roma e dalla antica via Tiburtina, oltre alla famiglia ‘ndranghetista dei Marando, a comandare è da diverso tempo anche la famiglia di Maurizio Pupillo, romano di quasi 70 anni e una lunga lista di precedenti di polizia. Anche i Pupillo avevano occupato senza averne titolo diversi immobili dell’Ater: le stesse case erano usate per custodire gli stupefacenti e, in tal modo, poi, interi condomini venivano militarizzati dai narcos. Al civico n.50 di via Corinaldo, infatti, esisteva un intero condominio nel quale gli inquilini non avevano accesso ai loro alloggi: l’ingresso era stato blindato con un portone dai vetri oscurati e lo scantinato del palazzo era protetto con le grate.
Secondo gli inquirenti, esisteva una vera e propria organizzazione formata da Maurizio Pupillo, Diego Felli, Diego Casu e Marco Turcaloro che si preoccupavano di fornire lo stupefacente, reclutare le nuove leve per inserirle nell’associazione, mantenere i sodali carcerati, ma anche di procurare numerosi alloggi Ater da concedere in locazione ai vari pusher, vedette e favoreggiatori, così da avere il controllo del territorio. Al numero 110 di Via Corinaldo, per esempio, il legittimo assegnatario dell’immobile era G. F. (estraneo al sistema dello spaccio) ma l’uomo aveva dato in locazione il suo appartamento a Maurizio Pupillo in cambio di 400 euro al mese. Pupillo, soprannome ‘Lo Zio', dal 1982 a oggi ha riportato numerose condanne per traffico di stupefacenti e delitti contro il patrimonio.
L’ultimo suo arresto risale ad aprile scorso e, dagli accertamenti bancari effettuati dalla polizia nei suoi confronti e della moglie, Catia Gizzi, è emerso che nel periodo considerato, dal 1997 al 2023 la loro capacità reddituale non era sufficiente neppure a soddisfare le primarie esigenze di vita. In questi 25 anni, infatti, il loro reddito medio si attestava attorno ai 5mila euro annui. Eppure, i due coniugi sono risultati proprietari di un conto corrente in banca con un saldo attivo di 60mila euro. Ma non soltanto. A loro sono risultati intestati titoli finanziari per un valore di quasi 50mila euro, insieme alla titolarità di altri conti correnti accesi presso diversi istituti bancari; dello stesso nucleo familiare, fino a qualche anno fa, erano parte anche i figli e nipoti, per questo gli accertamenti patrimoniali sono stati estesi. A Manolo, figlio di Maurizio, per esempio, quando qualche tempo fa venne arrestato, il giudice per le indagini preliminari aveva scritto che "tra il 2007 e il 2012 non aveva svolto nessuna attività lavorativa e aveva dichiarato un reddito annuo pari a zero, e però nello stesso periodo aveva acquistato due motocicli e una autovettura di recente fabbricazione".
Oltre alla famiglia Pupillo, sono stati colpiti dalla misura anche i loro soci in affari, come Diego Casu, Diego Felli (tuttora latitante) e Marco Turcaloro i quali per 20 anni hanno gestito il narcotraffico a San Basilio, ma anche il racket delle case popolari. Così dunque i narcos toglievano le case alle persone fragili, minacciandoli in molti casi, come è emerso dalle indagini e dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti.