I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli non potranno accedere al rito abbreviato nell'ambito del processo per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte. La richiesta era stata avanzata dai legali degli imputati, che avevano tentato la carta del rito che permette, rinunciando al dibattimento, di accedere allo sconto di un terzo della pena. Una possibilità che non è però prevista per i reati gravi come quello di omicidio volontario, di cui i quattro sono accusati. Il giudice per l'udienza preliminare di Velletri ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile. I fratelli Bianchi, Belleggia e Pincarelli sono stati già rinviati a giudizio dalla Corte d'Assise, che si riunirà il 10 giugno. Nei confronti dei quattro imputati il gip ha disposto il giudizio immediato, senza udienza preliminare.

Willy Monteiro
in foto: Willy Monteiro

L'omicidio di Willy, ucciso di botte a Colleferro

I fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli sono accusati di aver massacrato a calci e pugni Willy Monteiro Duarte, intervenuto durante una rissa a Colleferro per difendere un amico. Secondo la ricostruzione dell'accusa e i numerosi testimoni presenti sulla scena, a uccidere il giovane sono stati i quattro ragazzi di Artena, che lo avrebbero colpito ripetutamente alla gola e al torace fino a ucciderlo. Dall'autopsia effettuata sul corpo di Willy è emerso che non c'era un solo organo a essere rimasto integro e che il cuore era stato spaccato dalle botte ricevute. Una morte atroce, sopraggiunta poco dopo il pestaggio, durante il trasporto in ospedale. I Bianchi, Belleggia e Pincarelli sono stati arrestati poco dopo dalle forze dell'ordine: dopo essersi allontanati in tutta fretta dal luogo dell'omicidio, si erano rifugiati nel locale del fratello maggiore dei Bianchi.

Le violenze del gruppo di Artena

Nel corso delle indagini è emerso che gli imputati erano molto noti ad Artena e nei quartieri limitrofi. Con alle spalle vari precedenti per aggressioni e droga, terrorizzavano giovani e meno giovani con atti di prepotenza e prevaricazione. Chi aveva uno sguardo che non gradivano o diceva qualcosa che a loro non stava bene, subiva la spedizione punitiva del gruppo. Per alcuni di questi raid i fratelli Bianchi sono finiti a processo, e mentre erano in carcere sono stati arrestati nuovamente per traffico e spaccio di stupefacenti.