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News sull'omicidio di Thomas Bricca ad Alatri

Omicidio Thomas Bricca, in aula parla l’amico: “Ho sentito il colpo sfiorarmi, ero io il bersaglio”

Nuovo appuntamento in tribunale per l’omicidio di Thomas Bricca: oggi in aula hanno parlato i testimoni. Fra loro l’amico Omar, vero obiettivo degli assassini.
A cura di Beatrice Tominic
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Nuova udienza del processo per l'omicidio di Thomas Bricca, il ragazzo di 18 anni ucciso ad Alatri con un colpo di pistola esploso il 30 gennaio del 2023. Oggi ad intervenire in aula a Frosinone sono stati i testimoni che nei giorni precedenti alla tragica sera hanno partecipato o assistito alle risse. A parlare anche Omar Haudy, l'amico di Thomas, che dai giorni successivi all'agguato ha rivelato di essere il vero bersaglio dello sparo. I due stavano indossando lo stesso giubbotto quella sera.

"Ho sentito il colpo sfiorarmi. Poi ho visto Thomas cadere a terra – ha raccontato oggi davanti ai giudici – Mi sono salvato perché un attimo prima sono sceso di un gradino. Così il proiettile ha raggiunto Thomas. Ma era indirizzato a me".

Il racconto di Omar in aula

Mentre parla Omar non ha dubbi: a sparare, secondo lui, sarebbero stati proprio i Toson. "Li ho riconosciuti nonostante il casco. Ad Alatri ci riconosciamo tutti: da quello che indossi, da come ti muovi – ha sottolineato il ragazzo, come riportato da il Corriere della Sera –  Chi ha sparato aveva un giubbino nero di pelle, attillato ed elegante. E teneva la pistola con la mano sinistra. Mattia è mancino e aveva una pistola. L'aveva fatta vedere anche alla fidanzata. L'avranno fatta sparire insieme allo scooter, fatto a pezzi e buttato nel lago (il Lago di Canterno, ndr) o nel bosco delle Fraschette. Alla guida invece c'era il padre Roberto".

Il ragazzo non avrebbe dubbi. "Lo scooter non era lontano, si trovava a meno di dieci metri – sottolinea, a differenza di quanto avrebbero detto i carabinieri – Ci è passato davanti, ha fatto un giro, è tornato indietro. Poi lo sparo". E Thomas Bricca è stato raggiunto alla testa dal proiettile.

Il clima razzista ad Alatri

Fin dall'indomani dell'agguato, Omar, come ha anche dichiarato a Fanpage.it, ha spiegato di essere il vero bersaglio: "È iniziato tutto per razzismo e lo sanno tutti ad Alatri". Così, quando nell'aula di tribunale oggi gli è stato chiesto se si aspettava un epilogo simile, non ha esitato un momento. "Sì. Se non fosse stato per i miei amici che mi proteggevano, mi avrebbero ucciso già da tempo – ha spiegato – I Toson dicevano che avevano picchiano i marocchini. Usavano espressioni razziste. Erano sempre prepotenti, con tutti".

A volte lo avrebbero affrontato a muso duro: "Ogni volta che mi minacciavano mi spostavo sotto alle telecamere, così veniva ripreso tutto. Ho anche provato a denunciarli. Il sabato prima dell'omicidio ho provato a chiamare i carabinieri perché il clima era diventato troppo pesante. Ma mi hanno detto di presentarmi il lunedì successivo in caserma per firmare la denuncia perché il sabato e la domenica non lavorano".

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