Omicidio Serena Mollicone, la medica legale Cattaneo: “Morta soffocata dopo forte trauma cranico”

Serena Mollicone è morta dopo una colluttazione durante la quale la sua testa è stata sbattuta contro una porta, ha lottato prima di morire. Sono le parole della medica legale Cristina Cattaneo, direttrice del laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università di Milano in merito all'omicidio della diciottenne scomparsa da Arce il primo giugno del 2001 e trovata morta due giorni dopo nel bosco di Fonte Cupa.
Ieri mattina Cattaneo ha parlato nell'udienza per il processo di secondo grado bis davanti alla III sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, ribadendo la superperizia, che è a sostegno dell'accusa. Per la Procura infatti Serena è stata sbattuta contro la porta nella caserma dei carabinieri di Arce. Per l'omicidio di Serena Mollicone sono a processo l’ex comandante della caserma di Arce Franco Mottola, sua moglie Anna Maria e il figlio Marco.
La famiglia Mottola è di nuovo davanti ai giudici di secondo grado, dopo la decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza di assoluzione ritenendola "contraddittoria, incoerente e priva di una corretta analisi delle prove". La prossima udienza sarà a maggio, nel corso della quale verrà ascoltato l’appuntato Ernesto Venticinque e Sonia De Fonseca, amica del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida.
Cosa dice la superperizia su Serena Mollicone
Dall'autopsia sulla salma di Serena Mollicone è emerso che è morta per un'asfissia meccanica e aveva un trauma cranico. La diciottene è stata trovata senza vita in un bosco: aveva le mani e i piedi legati con delle fascette, una busta di plastica al collo e del nastro adesivo sulla bocca. Le lesioni presenti sul suo corpo mostrano come abbia provato a difendersi, a lottare contro il suo aguzzino. Cattaneo è certa e lo scrive nella superperizia che Serena quando era ancora viva è stata sbattuta violentemente contro una porta. Porta che sarebbe quella dell'alloggio dei Mottola nella caserma di Arce.
Per Cattaneo invece risulta irrilevante il fatto che il trauma e i segni presenti sulla porta siano alla stessa altezza, perché il suo aggressore potrebbe averla sollevata prima di scaraventarcela contro. Nonostante ci siano delle differenze rispetto all'altezza il trauma e la forma del segno sulla porta combacerebbero perfettamente.
La famiglia Mottola assolta e di nuovo a processo
La famiglia Mottola è stata assolta in primo e secondo grado. Nelle motivazioni del processo d’appello i giudici scrivevano che "non c'è è certezza che l'uccisione di Serena sia avvenuta nella caserma dei carabinieri di Arce: non è certo che la ragazza sia entrata in quel luogo, non è certo che sia stata scagliata contro la porta, ancora più incerto è che la seconda parte dell’aggressione sia avvenuta nella stessa stazione". A collocare Serena all'interno della caserma di Arce era stato il brigadiere Santino Tuzi, che aveva detto di aver visto la ragazza entrare in caserma, senza però vederla uscire. La Cassazione di contro ha annullato la sentenza di assoluzione, rinviando i tre imputati a un processo di secondo grado bis.