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Oltre 500 passeggeri Trenitalia bloccati per ore dopo un crollo sulla linea: “Trattati in modo disumano”

Un crollo fra Santa Marinella e Civitavecchia ha bloccato la linea e centinaia di passeggeri sono rimasti fermi per ore senza assistenza: “Ci hanno detto di pagarci il taxi”.
A cura di Francesco Esposito
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"Ci hanno abbandonato per più di cinque ore su un treno senza dirci cosa stava succedendo né trovare soluzioni alternative. Delle persone si sono sentite male". Giada è una dei passeggeri del treno Intercity 518 Roma-Ventimiglia che domenica 8 febbraio ha terminato la sua corsa alla stazione di Santa Severa. Un crollo ha interessato un ponte ferroviario che attraverso la Vecchia Aurelia nei pressi di Santa Marinella, in provincia di Roma, è per quasi un giorno intero ha bloccato la circolazione sulla linea tirrenica. Molti viaggiatori sono stati costretti ad attese infinite, notti insonni e un trattamento indecente. Il tutto con una beffa finale: "Stamattina Trenitalia mi ha comunicato – continua la passeggera a Fanpage.it – che ho diritto a un rimborso di 20 euro su 60 di biglietto, come fosse un normale ritardo".

Il viaggio di Giada interrotto a Santa Severa

Giada sta tornando a casa, a Ventimiglia, l'ultima città italiana sulla costa della Liguria prima del confine con la Francia. Il viaggio suo e dell'IC 518, però, si interrompe poco fuori Roma, alla stazione di Santa Severa. Sono all'incirca le 16.30 ed è l'inizio di un'estenuante disavventura. "Dopo un'ora e mezza o due, passa il personale di Trenitalia dicendo che c'erano dei problemi sulla linea per un crollo. Da lì poi il nulla", racconta.

All'incirca allo stesso orario arriva un'ambulanza della Croce Rossa. Non è chiaro se a chiamare i soccorsi sia stata l'azienda o i passeggeri, ma gli operatori iniziano ad aiutare come possono. Innanzitutto fornendo acqua, dato che i distributori automatici non funzionano. "Sono stati carinissimi anche perché l'acqua non bastava per tutti, quindi sono andati a prenderne altra e sono tornati", sottolinea Giada.

"Ci hanno detto di pagarci un taxi e poi chissà"

Dopo un po' i soccorritori restano gli unici punti di riferimento per le centinaia di persone stanche e disorientate dall'attesa incessante. "A un certo punto il macchinista e il capotreno se ne vanno – prosegue il racconto di Giada -. Ci dicono: Pagatevi un taxi fino alla stazione di Civitavecchia e vedete lì se ci sono treni. Allucinante".

Si percepisce l'assenza anche da parte delle forze dell'ordine. "Chiamiamo varie volta la polizia di stato e la polizia ferroviaria e ognuno dice cose diverse, tipo che stavano arrivando i pullman, che però non avevano chi li potesse guidare fino a destinazione", aggiunge.

I vigili del fuoco sotto al crollo a Santa Marinella.
I vigili del fuoco sotto al crollo a Santa Marinella.

Passeggeri in protesta bloccano la via Aurelia

La stessa sensazione di abbandono la racconta anche Antonietta, passeggera di un altro treno e diretta a Grosseto, che, insieme ad altri cinquecento, ha bloccato la via Aurelia per farsi sentire. "Le forze dell'ordine non sono intervenute dopo le centinaia di telefonate fatte dai passeggeri presenti già dalle quattro del pomeriggio. Solo quando abbiamo deciso di bloccare l'Aurelia sono magicamente intervenuti", spiega a Fanpage.it.

"Dopo ore di attesa sotto pioggia, vento e freddo hanno mandato un paio di pullman, che naturalmente non bastavano per tutti creando caos e frustrazione, e ci hanno lasciati alla stazione di Civitavecchia – aggiunge Antonietta -. Qui assenza di personale, bagni chiusi, nessuna seduta, niente prese per caricare i cellulari e comunicare con i nostri cari in pensiero. Alle 04:30 del mattino sono arrivati tre pullman dalla Puglia. Io sono arrivata a casa, a Grosseto, alle 6″.

L'arrivo a Genova la mattina dopo

Un'odissea simile a quella di Giada e degli altri passeggeri dell'IC 518: "Dopo le 23 ci riportano a Roma Termini e veniamo lasciati in una sala d'attesa senza poter uscire dalla stazione". Per poter lasciare la zona dei binari dove erano stati portati, serve, così come per accedervi, un biglietto valido che loro non hanno più. "In questa sala affollata con anche bambini, anziani e una ragazza che aveva effettuato un operazione il giorno, ci servono quella che secondo loro era una cena: un pacchetto di taralli, un biscotto e una boccetta d'acqua", continua Giada.

A Termini, intorno a mezzanotte e mezza, vengono fatti salire su un treno notturno per Genova. Ovviamente i posti a sedere non bastano per tutti e si ritrovano ammassati nelle cuccette. Finalmente, però, sono in viaggio verso la Liguria. "Anche qui, arriviamo con 3-4 ore di ritardo. Un viaggio che doveva terminare alle 23, è finito alle 9:30 della mattina successiva. Io ho perso un giorno di lavoro non giustificato, quindi potrei avere un richiamo".

"Rimborso come per un normale ritardo"

Giada è arrivata a Ventimiglia, ma solo oggi si presenta la beffa finale del rimborso parziale: "Nemmeno una scusa da parte di Trenitalia, ma solo la comunicazione che questo viaggio conta come un semplice ritardo, per cui il rimborso sarà di meno della metà del costo del biglietto – conclude Giada -. Il trattamento che ci hanno riservato è stato disumano. Infatti, alcune signore, una volta scese, sono andate a sporgere denuncia".

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