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Occupazioni a rischio a Roma, Don Mattia Ferrari: “La Chiesa è con Spin Time, no allo sgombero”

Spin Time a rischio sgombero. Il 10 gennaio assemblea pubblica per tutelare l’occupazione. Don Mattia Ferrari: “In un mondo che brucia la speranza è viva”
A cura di Francesco Esposito
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Don Mattia Ferrari a Spin Time durante l’Incontro mondiale dei movimenti popolari
Don Mattia Ferrari a Spin Time durante l’Incontro mondiale dei movimenti popolari

Iniziano i giorni più difficili per Spin Time, l'occupazione di via Santa Croce in Gerusalemme a Roma che ospita cinquecento persone in emergenza abitativa e numerosi collettivi e associazioni politiche e di solidarietà. Il centro sociale è ai primi posti della lista di sgomberi programmati per il futuro prossimo dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi. A questa minaccia attiviste e attivisti hanno risposto convocando un'assemblea pubblica cittadina per sabato 10 gennaio 2026.

"La richiesta sempre è quella di dialogare, interloquire e discutere. Non di contrapporsi o di affermare se stessi", spiega a Fanpage.it Don Mattia Ferrari, sacerdote e attivista di Spin Time nonché cappellano della organizzazione non gorvernativa Mediterranea Saving Humans. "Attraverso il dialogo e la collaborazione si possono trovare soluzioni".

Spin Time è un luogo occupato in cui vivono oltre 500 persone. Cosa significherebbe perdere questa casa per le famiglie che vi abitano?

Sarebbe una ferita enorme per tutti: per le persone che vi abitano, per quelle che qui operano e anche per tutto il quartiere. Spin Time è profondamente inserito nel territorio, è tra i promotori del Polo Civico Esquilino e in questi giorni abbiamo visto anche il comunicato dell’associazione dei genitori della scuola Di Donato a sostegno dei bambini che vivono nell'occupazione.

Si è espresso, possiamo dire, un vero e proprio coro in questi giorni: da Spin Time alle altre associazioni, dai genitori della scuola Di Donato al mondo degli intellettuali e del cinema. Sarebbe una ferita enorme perché significherebbe perdere una comunità organizzata, profondamente inserita nel quartiere e nella città. Per questo chiediamo che non si arrivi a questa ferita.

Il 10 gennaio ci sarà un’assemblea chiamata dai collettivi che animano Spin Time per discutere anche di come difenderlo. Cosa vi aspettate da questo momento di confronto?

Spin Time ha sempre puntato moltissimo sulle relazioni e sulla solidarietà condivisa. Anche in questo frangente non vuole camminare da solo, ma insieme a tutte le altre realtà sociali e alle persone che sentono questa situazione come propria. Vuole dialogare con le istituzioni: l’atteggiamento è sempre quello della richiesta di dialogo e collaborazione.

L’assemblea è importante proprio perché non si vuole camminare da soli, ma insieme ad associazioni, movimenti, cittadine e cittadini. Perché la questione non riguarda solo questo luogo: attraverso la comunità di Spin Time riguarda la società e il mondo in cui viviamo, e quello in cui vogliamo vivere.

Spin Time è amato nel quartiere, nella città e, lo abbiamo visto, in tutto il mondo — basti pensare all’Incontro mondiale dei movimenti popolari. È una comunità aperta, accogliente, solidale, non chiusa in sé stessa, ma protesa verso la città e verso il mondo. Ha un grande patrimonio di relazioni vere e vive con la città e con il mondo, ed è con questo spirito che si vuole camminare insieme anche in questo frangente.

C’è stato un legame forte anche con una parte della Chiesa: ricordiamo l’episodio del cardinale Konrad Krajewski che ripristinò la corrente elettrica nel palazzo. Cercate anche un’interlocuzione con il Vaticano per trovare una soluzione?

La Chiesa accompagna questa comunità dall’inizio, da quando Spin Time è entrata in questo spazio. Ancora oggi è una presenza viva: sorella Adriana Domenici ha consacrato questo luogo e, tramite lei, la Chiesa ha accompagnato e continua ad accompagnarci, perché alla Chiesa stanno a cuore le persone e le comunità.

Al recente Incontro mondiale dei movimenti popolari sono arrivati movimenti da tutto il mondo, accompagnati dalle loro Chiese locali: preti, suore, vescovi e fedeli laici. La Chiesa è sempre presente accanto a Spin Time, come accanto ad altre comunità.

È importante sottolinearlo: non è una presenza solo istituzionale, ma una presenza viva, umana, cristiana, che accompagna come una madre, come una sorella. Non è una presenza politica, ma fraterna, quotidiana. Per quanto riguarda soluzioni specifiche, però, non saprei.

Vi aspettate qualcosa anche dall’amministrazione del sindaco Gualtieri? Avete fatto richieste in questi giorni?

La richiesta è stata fatta fin dall’inizio e da anni: preservare questa comunità. Spin Time non chiede di restare in una condizione di illegalità formale. Fin dall’inizio ha chiesto di essere regolarizzata, riconosciuta come comunità.

Non vuole rimanere in una situazione di occupazione formale, ma essere riconosciuta per ciò che è. Attraverso il dialogo, l’interlocuzione e la collaborazione si possono trovare soluzioni.

Lo sguardo, anche in questo momento delicato, non è di rabbia o disperazione, ma di fiducia e speranza. Spin Time è una comunità grande, viva, con innumerevoli relazioni di amicizia, solidarietà e fraternità. Da questo nasce la fiducia che anche i frangenti più difficili possano essere affrontati e superati.

Perché la questione non riguarda solo questo palazzo o questa comunità: riguarda la società e il mondo in cui viviamo.

Ha parlato di speranza. Si conclude il Giubileo dedicato proprio a questo sentimento, ma la speranza resta per Spin Time e non solo?

Assolutamente sì. Viviamo un momento storico estremamente difficile. Ma in questo Giubileo abbiamo visto che la speranza non è qualcosa di astratto.

Io sono cappellano di Mediterranea Saving Humans e coordinatore della piattaforma Encuentro Mundial de Movimientos Populares, che organizza gli Incontri mondiali dei movimenti popolari. In questo Giubileo abbiamo celebrato il quinto incontro mondiale, con un pellegrinaggio che è partito da Spin Time ed è arrivato in Vaticano, dove Papa Leone XIV ci ha ricevuti e ci ha citati nel suo discorso, che è stato estremamente profondo. È stato un momento fortissimo: i movimenti popolari di tutto il mondo, accompagnati dalle loro Chiese locali.

Per i cristiani il simbolo della speranza é la Croce di Cristo, a riprova del fatto che la speranza non è qualcosa di astratto, ma di concreto, perché nasce dalla solidarietà e dall’amore. Concetti che hanno un altissimo valore politico e non sono astratti: si fanno carne. È questo amore che permette, ad esempio, a Mediterranea Saving Humans di continuare ad andare in mare nonostante attacchi, ostacoli, difficoltà, incluso il caso Paragon, che ha coinvolto anche Fanpage.it.

Eppure la solidarietà cresce, aumentano le realtà di soccorso civile. Questo dimostra che la speranza è concreta. Anche in un mondo che brucia, usciamo dal Giubileo con la consapevolezza che la speranza c’è ed è viva.

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