Chi ha deciso, in piena pandemia, lo sgombero del Cinema Palazzo? Perché, se c’era una trattativa in corso, la proprietà ha forzato i tempi? Perché il Cinema Palazzo è finito nella lista della Prefettura di immobili da sgomberare? Con quale titolo è avvenuto lo sgombero? Possibile che il Comune di Roma non sapesse nulla?

La trattativa. Il Cinema Palazzo è finito quasi "per sbaglio", secondo l’avvocato Filippo Scozza, tra le proprietà della Paoletti arredamenti di Frascati, che possiede centinaia di immobili nella zona. Secondo le dichiarazioni rilasciate poco fa da Paoletti all’Agenzia Dire, che smentiscono quanto riportato oggi da altri quotidiani, la proprietà avrebbe spinto per l’esecuzione dello sgombero del Cinema Palazzo dopo lo stallo della trattativa sul futuro dello stabile, occupato dal 2011. Ma già a metà ottobre la Consigliera Regionale Marta Bonafoni invitava alla calma: "La trattativa è in corso e non deve essere in alcun modo messa a repentaglio da alcuna forzatura". A luglio un ordine del giorno a firma Bonafoni e Leonori impegnava la Regione Lazio a valutare l’acquisizione del Cinema Palazzo. Si stavano ipotizzando due strade: una permuta, ovvero uno scambio di immobili, o l’acquisizione al patrimonio in quanto bene di interesse pubblico. La presidente del secondo Municipio, Francesca Del Bello, aveva sollecitato gli assessori del Comune di Roma Bergamo e Montuori all'elaborazione di una soluzione amministrativa per l’acquisto del Palazzo, senza successo. "La proprietà, che ha forzato i tempi, sapeva che il percorso sarebbe stato lungo e delicato e che si era ancora in una fase istruttoria" dichiara Bonafoni a Fanpage.it. "Ben venga oggi l’annuncio della sindaca Raggi per l’avvio di una nuova trattativa", commenta Del Bello.

Lo sgombero. Nel 2019 la proprietà ha ottenuto la sentenza di sfratto nei confronti della Camene spa la società che nel 2011, quando il Cinema Palazzo era chiuso da sei anni, lo aveva preso in affitto per 13mila euro al mese. Il progetto della Camene prevedeva la realizzazione di un casinò, ma solo nel 30% dello spazio, precisa l’avvocato Scozza. La Camene era partecipata da diverse società tra cui la Stube, che gestiva i soldi di Diego Anemone, imprenditore, e Angelo Balducci, ex provveditore alle opere pubbliche, condannati nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pubblici truccati per le grandi opere come il G8 alla Maddalena i Mondiali di Nuoto a Roma. Venuti a conoscenza del progetto, attivisti e abitanti del quartiere occuparono il Cinema Palazzo.

Lo sfratto è stato eseguito dall’ufficiale giudiziario il 19 ottobre 2019, ma poche ore dopo il Cinema Palazzo era stato nuovamente occupato. Nel frattempo era stato inserito nell’elenco della Prefettura degli immobili da sgomberare su pressione della proprietà. Secondo l’avvocato Scozza la proprietà avrebbe presentato una diffida per il rientro in possesso dell’immobile tra le diverse azioni di pressione intraprese, come l’assurda guerra alle fioriere – facendo tagliare un tiglio, piantato dagli attivisti, e un fico cresciuto spontaneamente in Piazza dei Sanniti, perché "abusivo".

Sulla base di quale provvedimento è stato deciso lo sgombero? Poiché dopo la sentenza di fratto eseguita il 19 ottobre il Palazzo è stato nuovamente occupato, secondo l’avvocato Scozza la proprietà avrebbe dovuto avviare un nuovo procedimento per lo sfratto, questa volta contro ignoti. Cosa che non è stata fatta. "Dunque in base a quale provvedimento si è mossa la Prefettura, se il provvedimento è carta straccia, visto che lo sfratto è stato eseguito già nel 2019?", chiede l’avvocato, che ha intanto smesso di seguire la vicenda per conto della proprietà. Proprio in merito al provvedimento di sgombero la presidente del municipio Francesca del Bello ha dichiarato a Fanpage.it che farà un accesso agli atti. Lo sgombero è stato deciso da un tavolo di coordinamento ristretto, al quale la sindaca non era presente. Ma qualcuno, secondo Del Bello, deve assumersi la responsabilità politica di quanto accaduto, anche alla luce di una situazione che ha messo a repentaglio l’ordine e la sicurezza pubblica. Per questo la Presidente vuole vederci chiaro.