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Nelle chat dei genitori no vax, tra richieste di falsi certificati ai medici e dritte per aggirare l’obbligo vaccinale

Le community online dedicate alla genitorialità, nate per offrire sostegno soprattutto alle neomamme, stanno diventando terreno fertile per la propaganda novax e la disinformazione sui vaccini pediatrici. Una deriva che rischia di minare il lavoro di associazioni, pediatri e centri vaccinali, alimentando paura, confusione e richieste di esenzioni o certificazioni false.
A cura di Barbara Polidori
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Da spazio di socialità a veicolo per la propaganda novax. Le community online sulla genitorialità, sorte per permettere soprattutto alle neomamme di fare rete tra loro, diventano all’occorrenza canali per fare proselitismi contro l’obbligo vaccinale in età pediatrica. Lo sanno bene le mamme romane, molte di loro testimoni via chat di accese discussioni sull’utilità delle vaccinazioni sui i più piccini, su come aggirare il parere dei pediatri e le sanzioni delle Asl per chi non ottempera agli obblighi vaccinali. Succede così che tra consigli per lo svezzamento, impressioni sull’educazione montessoriana e pareri sui locali family friendly nella Capitale, spuntino anche locandine per supportare i referendum “per la libera scelta di vaccinazione pediatrica” o consigli su come iscrivere i figli al nido anche se sprovvisti di vaccinazioni obbligatorie.

“La libertà di pensiero in ambito scientifico va coltivata! Ci sono evidenze scientifiche che fanno dubitare del vaccino in gravidanza”, tuona per esempio un utente nella chat WhatsApp di una nota casa maternità, punto di ritrovo per le neomamme in zona Roma Sud. È solo la punta dell’iceberg di tante chat sulla genitorialità in cui la libera scelta è confusa con la violazione del diritto alla salute. Con conseguenze nefaste per chi crede invece nella prevenzione per la convivenza civile.

La deriva dei genitori novax a Roma, tra chat delle Case Maternità e community di svago

Sono sempre di più le mamme che decidono di esorcizzare la solitudine rivolgendosi ad associazioni, spazi di ascolto autogestito e gruppi di mutuo soccorso. Nei piccoli comuni così come a Roma, queste realtà sono fondamentali per permettere alle neomamme e neopapà di essere supportati nel pre e post gravidanza, per ricostruire i propri equilibri, assecondare il bisogno di socialità e rassicurazione. Nel tentativo di creare una comunità d’ascolto, spesso queste case maternità e associazioni utilizzano delle chat online per informare i partecipanti sulle attività svolte, nonché per assicurare un supporto costante alle famiglie. A volte succede però che in chat finiscano anche messaggi fuori contesto, con riferimento all’utilità vaccinale. Tutto questo, senza però il minimo intervento di chi gestisce quelle chat, che lascia fare.

“Ci sono tanti figli di miei amici che sono diventati autistici per la dose dei vaccini” – interviene per esempio un utente nella chat WhatsApp di un gruppo molto attivo a Roma, sorto soprattutto per sensibilizzare sull’importanza della socialità tra neomamme, promuovendo visite culturali accessibili e momenti di aggregazione femminile. In occasione della campagna “Per mio figlio scelgo io”, referendum popolare tenutosi lo scorso 15 giugno inerente all’esenzione dalle vaccinazioni pediatriche (obbligatorie e non), si legge – “è giusto che ci sia informazione e libera scelta”, con tanto di locandina della campagna a corredo. Un monito che presto o tardi si scontra col dissenso di tante altre mamme, contrarie alla strumentalizzazione di una chat di svago per promuovere altre finalità.

Spesso queste community, sorte con l’intento di favorire il confronto tra esperienze neonatali diverse, di restituire alle donne autodeterminazione nel post parto, ospitano commenti che non c’entrano nulla con lo scopo del gruppo, rasentando il complottismo. Col rischio soprattutto che l’operato di molte associazioni e centri di supporto sia oscurato da certi atteggiamenti, se non addirittura allontanando tutti quei neogenitori in cerca di sicurezza. “Qualcuna ha esperienza di cosa succede se iscrivendo figliə al nido non si è in regola coi vaccini?”, chiede per esempio una mamma nella chat WhatsApp di un'altra casa maternità romana. “Per asilo e materne puoi provare, ma c’è la segnalazione della Asl alla scuola, che poi comunica alle famiglie di mettersi in regola”, risponde un’altra. Da segnalazioni avute da Fanpage, sono proprio le titolari di queste stesse case maternità – strutture che, segnaliamo, sono autorizzare dalla Regione Lazio – a parlare nei vari incontri con i genitori di pericolosità dei vaccini. Per questo nelle chat non c'è nessuna moderazione, nessuno che interviene a sostegno dell'obbligo vaccinale.

E ancora, sui vaccini in gravidanza, c’è chi scrive nella chat WhatsApp della casa maternità che “non si passa nessun anticorpo ai neonati che sono protetti alla fine del ciclo vaccinale nel primo anno di vita”. Si passa da considerazioni per cui “la pertosse non è più così pericolosa” ad altre per cui “non si saprebbe ancora previamente quali sono gli effetti che hanno i vaccini sui bebè”.

Un dilagare di disinformazione che si rafforza in tante altre community online, da Facebook a TikTok, con contenuti a disposizione di tanti neogenitori che scelgono a loro rischio e pericolo di informarsi sui social, anziché consultarsi con pediatri e operatori dei centri vaccinali. “Sono una neomamma di un bambino di 5 mesi, vivo a Roma” – si legge su una bacheca di un gruppo facebook novax – “Purtroppo come la maggior parte di noi sono seguita da una pediatra di base pro vaccini… un amico mi ha consigliato vivamente di cambiarla per evitare possibili segnalazioni Asl per mancata vaccinazione”. Considerazioni che emergono con facilità in un clima di connivenza politica. Nei gruppi Telegram novax, per esempio, fino a poche settimane fa circolava la locandina di un evento tenutosi il 27 ottobre 2025 nella sala capitolare del Senato in memoria delle persone decedute o rese disabili dai vaccini. Il Convegno sulla “XXII giornata per ricordare le persone decedute o rese disabili dai vaccini”, risultava organizzato su iniziativa del senatore Claudio Borghi (Lega – Salvini premier).

False certificazioni sulle vaccinazioni pediatriche. Asl Rm1: “I genitori le chiedono soprattutto per far frequentare ai figli delle sub comunità”

Dal 2017 la legge Lorenzin prevede dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori da 0 a 16 anni, necessarie per l’iscrizione a scuola e per accedere ai servizi educativi per l’infanzia. Le vaccinazioni sono gratuite e sono erogate dal Servizio Sanitario Nazionale attraverso i centri vaccinali delle Asl territoriali. Il primo dei vaccini obbligatori viene somministrato dal 61esimo giorno di vita del bambino, quando, spiega Camilla Gizzi – dottoressa di Terapia intensiva neonatale dell'Ospedale Sant'Eugenio di Roma e Presidente della Sezione Lazio di Sin (Società italiana di Neonatologia), “i bambini sono più vulnerabili, perché hanno un sistema immunitario ancora non completamente maturo”. In un momento in cui i neonati sono più fragili, si cerca così di difenderli dalle minacce esterne. “La prevenzione nei confronti delle malattie infettive si può fare utilizzando i vaccini e, nel caso delle infezioni da VRS (n.d.r. Virus respiratorio sinciziale o Bronchiolite), con l'anticorpo monoclonale”, interviene Gizzi. Secondo l’ultimo rapporto della Sorveglianza RespiVirNet, coordinata dall’Istituto superiore di Sanità, la fascia d’età più a rischio per le infezioni respiratorie acute in Italia è 0-4 anni, motivo per cui la prevenzione in questo periodo è fondamentale.

Sono diversi i casi a Roma in cui sono gli stessi genitori a chiedere l’esenzione dei figli dagli obblighi vaccinali, con esplicite richieste di certificazioni false alle Asl. “Purtroppo a causa di scettiscismo è misinformazione, mi è capitato di ricevere nell’ultimo anno anche richieste dai genitori per certificazioni false che attestassero l’avvenuta vaccinazione dei figli, in modo tale che potessero frequentare una sorta di sub comunità” – dice Sara, medica presso il centro vaccinale di via Plinio a Roma, di competenza dell’Asl Roma 1 – “Diverse volte abbiamo mandato delle comunicazioni ai municipi quando venivamo a sapere dell’esistenza di queste sub comunità educative, di stampo steineriano”. Le scuole steineriane, o Waldorf, sono istituti educativi che seguono un approccio pedagogico ispirato agli studi di Rudolf Steiner, pensatore austriaco e fondatore dell'antroposofia. Molte delle sue teorie, considerate pseudoscientifiche, riguardavano anche i vaccini: Steiner nei suoi studi riservava infatti considerazioni molto critiche sui vaccini e persino sull’immunizzazione da malattie esantematiche considerate “un bene per i bambini”. “Abbiamo verificato più volte la situazione vaccinale di queste realtà” – prosegue Sara, facendo riferimento a uno screening nella Capitale –“In queste sub comunità risultano iscritte delle famiglie non vaccinate, si registra una grossa differenza per quello che riguarda l'adesione vaccinale degli alunni frequentanti”.

Mazzone (Sip): “Riscontriamo delle frange estremiste anche nell’area sanitaria”

Non sono esenti dai sotterfugi novax anche dei pediatri della Capitale, che spesso agevolano i pazienti per aggirare le norme sui vaccini in età pediatrica. “Le mele marce purtroppo ci sono. Riscontriamo delle frange, diciamo un po' estremiste, sia da parte dell’utenza sia dalla parte sanitaria” – spiega Teresa Mazzone, pediatra Asl Rm1 e consigliere regionale Sip (Società italiana pediatria) – “Entrambe non credono nel valore delle vaccinazioni o addirittura sono ostili. In questo scenario, come società italiana di pediatria stiamo lavorando oltre che sulle vaccinazioni, anche su campagne mirate”. Una di queste è “Proteggi il tuo bambino”, realizzata dalla Società italiana di neonatologia e la Società italiana di pediatria attraverso un opuscolo informativo che contiene informazioni affidabili e facilmente comprensibili sulle malattie prevenibili e sul calendario vaccinale, con l’obiettivo di rispondere ai dubbi più comuni e contrastare la disinformazione. “Stiamo inoltre facendo un lavoro sulla genitorialità: temiamo ci sia una genitorialità molto fragile. I neogenitori che, indipendentemente dall'età, vivono questa fase necessitano di aiuto, sostegno, empatia, ascolto, forse perché si è sfaldato il tessuto sociale a cui prima si aggrappavano”. Ed è qui che una corretta comunicazione può fare la differenza. “Per quanto riguarda le mamme che ci hanno riferito in ambulatorio di pediatri che suggerivano di non fare i vaccini” – racconta Sara, del centro vaccinale di via Plinio, “Ci siamo sempre premuniti di mandare delle mail di segnalazione al distretto sanitario di competenza”.

“Da quello che riscontriamo quotidianamente, sulle vaccinazioni così come anche su argomenti molto più banali, c'è una genitorialità che oggi non ce la fa” – spiega Mazzone – “Sappiamo bene che i bambini scolarizzati che frequentano il nido e la materna si ammalano spessissimo, anche 7-10 volte all’anno. Per questo motivo, come Società italiana di pediatria, ribadiamo il ruolo fondamentale di tutte le vaccinazioni obbligatorie e facoltative per la protezione e per garantire salute ai nostri bambini. Per ogni dubbio, paura, esitazione ci sarà sempre un pediatra in grado di aiutare i genitori a scioglierlo”.

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