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Nasoni: la storia delle fontanelle pubbliche che da 150 dissetano i romani

I celebri Nasoni vennero introdotti alla fine dell’800 per fornire la cittadinanza di acqua potabile. Fontanelle pubbliche con il caratteristico cannello di ghisa a forma di “naso”, oggi sono diventati un vero e proprio simbolo della città e garantiscono ancora tutt’ora a tutti il diritto dell’accesso all’acqua.
A cura di Luca Ferrero
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Roma ha da sempre un rapporto unico con l'acqua. Durante l'Impero gli acquedotti erano il simbolo della grandezza e della capacità tecnica che elevavano la città eterna a Caput Mundi. Nell'antica Roma c'era una grande disponibilità d'acqua, che sgorgava tra strade e vicoli. La terme erano gratuite e aperte a tutti. Dopo il declino, arrivavano le fontane dell'età moderna, che oggi sono in tutte le cartoline e che erano state pensate per rinfrescare i pellegrini durante l'immancabile visita ai luoghi sacri del cristianesimo. E infine giunsero loro: i Nasoni. Costruiti a fine ‘800, in città sono 2500. Un numero tale da rendere Roma la città con più fontane pubbliche al mondo.

Nasoni, storia di un'amore tra i romani e l'acqua pubblica

Un amore frutto di incontri improvvisi nelle passeggiate di piacere, raccontato anche in libri e mappe dedicate a queste fontane così speciali. I Nasoni devono il loro nome all'originale forma del cannello, che fa pensare ad un naso buffo e allungato. Le fontane pubbliche romane sono conosciute con questo epiteto in tutto il mondo, al punto da diventare dei "piccoli" monumenti da visitare. Vennero introdotte dopo l'Unità d’Italia, in particolare tra il 1872 e 1874, per volere del sindaco Luigi Pianciani. Con la costruzione di queste fontanelle, il primo cittadino decise di rendere disponibile l'acqua pubblica a tutta la cittadinanza. Oltre a dissetare romani e non, i Nasoni avevano la funzione di dare sfogo alla rete idrica cittadina. I primi Nasoni erano forgiati in ghisa ed avevano una forma un po' diversa da quella odierna. L'acqua sgorgava in maniera continua da tre teste di drago, poste in cima ad una forma cilindrica. Se ne conservano solo tre esempi: nella piazza del Pantheon, in via San Teodoro e in via delle Tre Cannelle, che prende nome proprio dalla forma originaria delle fontane. Via via, il disegno delle fontane veniva modificato, fino a raggiungere la forma del "nasone", oggi visibile in tutte le strade e le piazze romane.

Roma, la città con più fontane pubbliche al mondo

Una silhouette riconoscibile a metri e metri di distanza. Ogni cittadino romano conosce il Nasone più vicino a casa sua e molti lo usano come risorsa idrica principale. Non è raro vedere file di abitanti davanti alla fontana del quartiere con grandi recipienti per fare rifornimento di acqua potabile. I turisti, invece, usano il nasone per rinfrescarsi nelle lunghe camminate nelle vie del centro, i bambini giocano con il suo getto continuo. Si possono riempire bottiglie ma si può anche bere comodamente dalla fontana. Come? Con un dito si chiude il foro inferiore, facendo così uscire l'acqua dal piccolo buco sul profilo del naso. I Nasoni a Roma sono 2500: tra queste 280 si trovano dentro le mura. La capitale italiana, con altre 114 fontanelle sparse in tutta la città, è la città con più fontane pubbliche al mondo. Un record importante.

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