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Muore dopo un intervento di 7 ore al Santo Spirito: condannato il chirurgo che non avrebbe dovuto operarlo

Oltre 166mila euro è il risarcimento al quale è stato condannato un chirurgo. Non avrebbe dovuto operare un paziente dalla salute già compromessa all’ospedale Santo Spirito di Roma.
Immagine di repertorio
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Un chirurgo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire la Asl Roma 1 di 166.215 euro. Ha operato un paziente, che a distanza di due giorni è morto. L'episodio si è verificato all'ospedale Santo Spritio di Roma ad ottobre del 2011. Un verdetto che è arrivato perché l'intervento era controindicato per il paziente, in quanto aveva delle gravi patologie e non si trovava nelle condizioni di salute tali da sostenerlo. Aveva infatti cardiopatia ischemica grave, obesità, diabete e diversi precedenti interventi addominali.

Dunque per i giudici il chirurgo è colpevole e dovrà pagare il risarcimento, perché l'operazione non andava fatta. I familiari si sono costituiti parte civile nel processo, l'Asl Roma 1 aveva già pagato 249.323 euro per la causa civile. Nei confronti dell'imputato la Procura aveva chiesto il pagamento dell'intera cifra, ma l'intero rimborso. La Corte dei Conti ha però ridotto la somma a 166.215 euro, perché parte del pagamento spetta anche alla Asl. Il consenso informato era stato raccolto da un medico diverso dal chirurgo, ma il paziente non è stato inofrmato sui rischi ai quali sarebbe andato incontro.

La sentenza è arrivata quattrodici anni dopo i fatti. Come riporta La Repubblica un uomo con gravi patologie si è rivolto all'ospedale Santo Spritito, dove è stato sottoposto a un'operazione. L'intervento, per il quale erano necessari 40 minuti, è andato avanti invece per ben sette ore. Dopo l'operazione il quadro clinico è precipitato ed è deceduto dopo due giorni. I familiari hanno sporto denuncia, per far luce su quanto successo e per capire se la morte del loro caro si sarebbe potuta evitare.

Sul caso sono state fatte tre consulenze tecniche indipendenti, dalle quali è emerso che l'operazione era controindicata, considerando lo stato di salute del paziente. Infatti c'era un rischio molto alto di complicanze cardiache e di sindrome aderenziale. Ciò che poi, si è verificato dopo l'intervento. Sette ore di intervento durante le quali il chirurgo ha dovuto far fronte a delle aderenze, che hanno reso l'operazione molto complessa. Putroppo il quadro clinico è peggiorato e a distanza di due giorni il paziente è morto.

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