Morto al Colosseo, l’esperto di edilizia acrobatica: “Lavorare di notte e in fretta è come avere una pistola puntata contro”

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Andrea Moretti
Fanpage.it, dopo la morte dell’operaio 22enne Andrea Moretti al Colosseo, ha intervistato Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio su come funziona il lavoro edile acrobatico e su fune e quali sono le norme di sicurezza per ridurre il rischio di incidenti.
Intervista a Diego Piccoli
Segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio

Se Andrea Moretti avesse lavorato di giorno e con calma non sarebbe morto. Ne è convinto il sindacato Fillea Cgil Roma e Lazio, che segue con attenzione il caso del ventiduenne originario di Crognaleto, in provincia di Teramo. L'operaio rocciatore che lavorava in quota sui grandi monumenti, è morto nella notte di martedì scorso 22 settembre, mentre installava un'illuminazione al Colosseo, per una trasmissione televisiva. Fanpage.it ha intervistato Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Cgil di Roma e Lazio, categoria sindacale che tutela i lavoratori dei settori dell'edilizia, del legno, del cemento e dei materiali da costruzione.

Come funziona il lavoro edile acrobatico e su fune? 

Negli ultimi anni questo tipo di lavorazione ha acquisito ampio spazio nel mercato dell'edilizia, perché spesso rappresenta una soluzione tecnica meno dispendiosa sia per il pubblico che per il privato. Oggi circa un migliaio di lavoratori nella Capitale, sulla base dei dati dei lavoratori denunciati presso la Cassa Edile di Roma, operano nell'ambito dell'edilizia acrobatica e del lavoro su fune. Sono numeri parziali, perché spesso, sia nei ponteggi tradizionali sia in questo tipo di lavorazioni, troviamo aziende che non applicano il contratto dell'edilizia, pur dovendolo fare, e utilizzano altri contratti, nella migliore delle ipotesi quello metalmeccanico. Sono lavorazioni utilizzate talvolta per ragioni tecniche, ad esempio all'interno di appalti che riguardano monumenti, come nel caso del Colosseo, dove possono esserci particolari esigenze di conservazione del bene sul quale si interviene. Molto spesso, però, l'aspetto economico e il risparmio rappresentano un fattore determinante.

Quali sono le norme di sicurezza previste per ridurre il rischio di incidenti?

Queste attività hanno obblighi e requisiti tecnici e organizzativi specifici previsti dal Decreto Legislativo 81 del 2008, il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro. Oltre alla formazione obbligatoria generale sono previsti corsi specifici per garantire una preparazione tecnico-pratica sia teorica sia pratica. Ci sono dispositivi di protezione specifici, così come prescrizioni riguardanti il tipo e il numero di funi. Ad esempio, deve esserci almeno una doppia fune, ancorata separatamente. C'è una fune di lavoro e una di sicurezza, per un totale di almeno tre. Basta pensare alla tecnica utilizzata dagli alpinisti in montagna. Il lavoratore deve essere innanzitutto imbragato. All'imbragatura vengono agganciate le funi. Devono inoltre essere utilizzate imbragature adeguate e altri dispositivi di protezione individuale. In alcuni casi vengono impiegati giubbotti protettivi che servono ad attutire eventuali urti contro la parete sulla quale si sta lavorando. Devono poi essere predisposte tutte le documentazioni necessarie. Il POS, cioè il Piano Operativo di Sicurezza, e il DVR devono essere aggiornati e prevedere sia le specifiche attività svolte su fune sia i rischi correlati. Esistono anche prescrizioni relative alle condizioni d'uso delle funi stesse, che devono essere sottoposte a controlli periodici per verificarne l'integrità. In generale, le attrezzature devono essere controllate almeno ogni tre mesi. A questo si aggiungono gli obblighi ordinari di aggiornamento della formazione dei lavoratori, che deve essere rinnovata ogni cinque anni.

Quali sono le maggiori criticità?

Il problema dell'Italia non riguarda la mancanza di norme sulla salute e sicurezza, che anzi sono numerose e per certi aspetti anche più avanzate rispetto a quelle di altri Paesi europei. Ma nell'organizzazione del lavoro, nei tempi di consegna, nell'allungamento di alcune fasi lavorative che poi incidono sulle successive. A quel punto si cerca di recuperare il tempo perso, facendo a volte scelte che mettono a rischio la vita dei lavoratori. Andrea era lì a mezzanotte e tutto doveva essere pronto per una trasmissione televisiva. È in questi contesti che si insinuano gli stessi problemi che probabilmente ritroveremo anche nelle indagini. Ovviamente attendiamo gli esiti degli organi inquirenti, ma potremmo immaginare alcune similitudini con il crollo della Torre dei Conti. Ci auguriamo che, ancora una volta, non si cerchi di attribuire la colpa al lavoratore. In attesa delle responsabilità, ci chiediamo se la fretta e l'esigenza di rispettare tempi che spesso sono quelli della vetrina e dei grandi eventi, più che quelli della collettività, possano creare zone d'ombra nell'organizzazione del lavoro e nelle scelte tecniche. Sono proprio queste zone d'ombra nelle quali avvengono tragedie che noi definiamo omicidi sul lavoro.

Da quanto emerso finora pare che la fune non fosse attaccata all'imbragatura. Da quello che avete capito come sindacato, cosa può non aver funzionato mentre l'operaio lavorava?

Non sono un inquirente e non ero presente in quel momento. Come CGIL abbiamo chiesto e ottenuto di poter entrare al Colosseo dopo la chiusura, per osservare direttamente la situazione. Non faccio ipotesi, mi è sembrato evidente che ciò che ho appena raccontato possa avere avuto un ruolo tra le cause della morte di Andrea. Non si può lavorare di notte svolgendo attività così complicate, complesse e pericolose, perché il rischio aumenta. Chi organizza il lavoro notturno ha precisi obblighi normativi: deve comunicarlo preventivamente alle organizzazioni sindacali e alle rappresentanze sindacali e deve aprire un confronto per regolamentare anche questi turni. Questo non è avvenuto. Non possiamo immaginare di correre quando si realizzano lavorazioni complesse e intrinsecamente rischiose. C'è poi un altro aspetto. Le norme prevedono molti obblighi formativi. Grazie alla contrattazione collettiva, il settore delle costruzioni dispone di un sistema bilaterale che si occupa di formazione e sicurezza e che si chiama Formedil. Le aziende possono utilizzare gratuitamente queste scuole di eccellenza, che certificano anche la qualità della formazione erogata. Il problema è che oggi spesso la scelta è esclusivamente economica oppure dettata dai tempi da rispettare. Di conseguenza esiste un mercato di attestati che formalmente risultano validi, ma che non corrispondono a una formazione reale.

Se Andrea Moretti avesse lavorato di giorno e in condizioni di maggiore sicurezza, forse sarebbe andata diversamente?

Questo è il concetto. Un lavoro così delicato richiede attenzione e tempo. Di per sé è un'attività rischiosa e non si può aumentare ulteriormente il livello di rischio. Lavorare di notte e lavorare in fretta è come avere una pistola puntata contro.

Quali sono le proposte presentate da Fillea?

La Fillea nazionale ha presentato delle proposte che si concentrano sulla prevenzione e sull'applicazione concreta delle norme già esistenti. Dopo oltre 1.200 morti sul lavoro registrati dall'INAIL nel 2025, ritiene insufficiente l'attuale intervento normativo del Governo, basato sostanzialmente sulla patente a punti e su modifiche ai sistemi ispettivi. Chiede il superamento della patente a punti e delle norme che consentono autocertificazioni in materia di sicurezza o prevedono controlli ispettivi preannunciati. L'istituzione di una Procura nazionale per gli omicidi sul lavoro, con competenze specifiche e strumenti adeguati, analogamente a quanto avviene per altri fenomeni complessi come la criminalità organizzata. Il riconoscimento delle morti sul lavoro come morti di Stato, garantendo ai familiari adeguate tutele, a partire dal patrocinio legale gratuito. È necessario inoltre aggiornare complessivamente la normativa sulla sicurezza, tenendo conto di fenomeni emergenti come il caldo estremo: le condizioni climatiche devono essere considerate già in fase di progettazione delle opere, affinché non vengano messe a rischio la salute e la vita dei lavoratori. C'è poi una questione fondamentale: senza una legge sulla rappresentanza, il datore di lavoro può scegliere tra numerosi contratti collettivi quello più conveniente dal punto di vista economico e normativo. Questo mina anche il tema della formazione e della sicurezza. Noi disponiamo di un sistema di formazione di eccellenza, ma se non vengono applicati i contratti collettivi corretti, e nel nostro caso il contratto nazionale dell'edilizia, che impone precisi obblighi ai datori di lavoro, sarà molto difficile prevenire gli incidenti e salvare vite umane.

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