Mina della seconda guerra mondiale trovata nelle acque di Civitavecchia: è stata fatta esplodere

Doveva essere una semplice ispezione delle coste del litorale laziale quella che si è trasformata in un'operazione di sminamento a largo di Civitavecchia. I sommozzatori del Reparto operativo aeronavale della guardia di finanza, impegnati in alcune immersioni nelle acque antistanti l'area naturalistica nota come la Frasca, hanno rinvenuto una mina sottomarina risalente alla seconda guerra mondiale. Il ritrovamento è avvenuto il 19 maggio scorso, a 36 metri di profondità. L'ordigno bellico, che è stato fatto brillare, era compatibile con un modello italiano della Regia Marina e imbottito di tritolo.

Traffico navale e balneazione chiuse per ore
La forma sferica adagiata sul fondale sabbioso e fangoso ha insospettito sin da subito i sommozzatori del Nucleo della Stazione Navale di Civitavecchia del Roan: nonostante la mina fosse parzialmente ricoperta da incrostazioni marine e pezzi di reti da pesca, è stata riconosciuta dai militari. Così i sub delle fiamme gialle hanno dato l'allarme alla Capitaneria di Porto di Civitavecchia, che in pochi minuti ha attivato le procedure previste dalla vigente normativa in materia di ordigni bellici subacquei e adottato le necessarie precauzioni. Il traffico marittimo è stato bloccato, con la navigazione e la balneazione vietate per diverse ore.

Il brillamento controllato della bomba è stato effettuato dai palombari della Marina militare intervenuti sul posto. Per prima cosa, il Nucleo Sdai (Sminamento difesa anti mezzi insidiosi) di La Spezia ha messo in sicurezza quel tratto di mare trasportando la mina dal peso di circa 200 chilogrammi a largo. Poi, in una seconda fase, nelle acque più lontane dalla costa, ha fatto detonare l'ordigno, permettendo la riapertura della balneazione e dell'intenso traffico navale che interessa la zona.
I precedenti
Un ritrovamento simile a quello avvenuto il 21 marzo 2025 davanti le coste di Fiumicino: in quell'occasione, una mina modello P200 giaceva a sei metri di profondità, a meno di 100 metri dalla foce del fiume Tevere. Anche in quel caso era stata fatta brillare, insieme con altri quattro ordigni di medio calibro trovati nella zona della nuova Darsena pescherecci. In casi simili le bombe vengono imbragate e sollevate con palloni pieni di aria. Successivamente vengono rimorchiate e posizionate nella zona di sicurezza individuata dall'Autorità Marittima per permettere le esplosioni senza conseguenze per persone o cose.