Mazzette per rifare le strade di Roma, chiesto il processo per Mr. Asfalto e altri 37 indagati

Le indagini si erano concluse con 32 persone, tra fisiche e giudiriche, accusate di far parte del giro di mazzette sugli appalti per lavori di manutenzione stradale al cui vertice ci sarebbe stato l'imprenditore Mirko Pellegrini, conosciuto come Mr. Asfalto. Al termine degli interrogatori la procura di Roma ha alzato il tiro: adesso sono 37 gli indagati per cui il sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice ha chiesto il rinvio a giudizio.
I lavori ottenuti da Mr. Asfalto
Fra i lavori ottenuti dietro corruzione ci sarebbero: il rifacimento di viale Palmiro Togliatti nel tratto da Via Tiburtina alla Autostrada A.24, gli interventi sul sistema viario regionale per la Ryder Cup, gli appalti d’ambito A, B, C, D, per le strade di grande viabilità in ogni municipio di Roma, dall’I al XV, e altri bandi ancora.
Turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta, corruzione, riciclaggio ed autoriciclaggio i reati contestati a imprenditori e funzionari pubblici. Secondo quanto ricostruito da Del Giudice e dal suo team, Mirko e Simone Pellegrini, Flavio Verdone, Roberto Filipponi e Alessandro di Pietrantonio avrebbero messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere fatta di una miriade di società intestate a prestanome con cui cercavano di eludere le disposizioni in materia di documentazione antimafia per partecipare ai concorsi.
Lavori scadenti e falsi verbali
Inoltre, secondo l'accusa, una volta che Mr. Asfalto e i suoi si aggiudicavano gli appalti, poi non rispettavano i contratti, "ponendo in essere espedienti idonei e ingannevoli idonei a far apparire l’esecuzione del contratto idoneo agli obblighi assunti", scrivevano i magistrati nell'avviso di conclusione indagini. In particolare, il manto d'asfalto era più sottile e di una qualità inferiore a quanto convenuto nella gara d'appalto.
Qui entrerebbero in gioco cinque dipendenti di enti pubblici o società controllate che avrebbero spalleggiato il gruppo di imprenditori. Dai verbali che redigevano sembrava che Pellegrini avesse lavorato bene quando, in realtà, non era così. A uno di questi dipendenti, il geometra del dipartimento Simu di Roma Capitale, Paolo Di Stefano, Mr. Asfalto avrebbe versato somme di denaro per complessivi 30mila euro e due orologi di pregio per omettere o falsificare nel cantiere stradale Acquacetosa/Ostiense e altrettanti per quello di Castel Di Leva. La stessa cifra sarebbe stata consegnata a un altro funzionario del Simu, Alessandro Zaghini, "affinché lo stesso non applicasse una minacciata penale pari al 10% per asseriti ritardi nell’esecuzione dei lavori di Via Palmiro Togliatti".
Ma Pellegrini avrebbe cercato e trovato anche una protezione politica. Lo stesso Mr. Asfalto ha dichiarato di aver dato 300mila euro in contanti al senatore Bruno Astorre, scomparso nel 2023, finanziando in modo illecito il Partito democratico del Lazio. Un accusa da cui Astorre non si può più difendere, ma che il segretario regionale Daniele Leodori ha più volte respinto. Tutti gli aspetti di questo caso ora potrebbero essere approfonditi nel processo.