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Licenziata al settimo mese di gravidanza: “Non ha più soldi per l’affitto, domenica perderà la casa”

Del caso si è occupata la ginecologa e presidente di Vita di donna onlus Elisabetta Canitano. La ragazza è stata ora presa in carico dal Comune di Roma, che troverà una sistemazione adeguata a lei e alla bimba in arrivo.
Immagine realizzata con AI
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Adriana (nome di fantasia, ndr) ha trent'anni, abita e lavora a Roma da diverso tempo. È al settimo mese di gravidanza, e quello che dovrebbe essere un periodo di tranquillità e serenità in attesa della nuova vita ha rischiato seriamente di trasformarsi in un incubo. Adriana, infatti, è stata licenziata dal suo attuale lavoro, e non ha più soldi. Riesce a mangiare due volte al giorno per l'aiuto di una parrocchia vicina alla sua abitazione, che le passa il pranzo e la cena e si è attivata per fornirle i vestiti per la bimba in arrivo, ma non ha più materialmente il denaro per pagare l'affitto e le bollette. E così, domenica, finirà fuori casa.

"Adriana è stata licenziata, ha provato a fare richiesta di Naspi ma ha scoperto di non averne diritto – spiega a Fanpage.it Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell'associazione Vita di Donna Onlus – domenica prossima la proprietaria dell'appartamento passerà a chiedere l'affitto. Lei non ha soldi per pagarlo. È riuscita a trovare una parrocchia che le offre da mangiare e che le ha procurato anche dei vestitini per la bambina che sta per nascere, ma non sappiamo dove dormirà da lunedì sera dato che la proprietaria sicuramente la butterà fuori casa".

Adriana, infatti, era riuscita ad affittare una stanza in una casa con due uomini. Prima ancora, viveva con una famiglia, dove faceva la badante. Come spesso accade in queste situazioni lavorative, quando ha perso il lavoro ha perso anche l'alloggio. Ha però trovato un nuovo impiego, ma con quello stipendio è riuscita solo ad affittare una stanza, non un'abitazione per sé. Una soluzione però inadeguata con una bimba in arrivo.

Canitano si è letteralmente attaccata al telefono, chiamando ogni numero possibile del Comune per trovare una soluzione, inizialmente senza successo.  "Ho chiamato anche l'Ufficio coordinamento circuito di accoglienza area della genitorialità. Mi ha risposto un'operatrice che, in modo piuttosto sbrigativo, mi ha detto che potevano intervenire soltanto in caso di emergenza e che comunque non c'erano posti disponibili. Ho insistito, spiegando che la ragazza rischiava di ritrovarsi senza un tetto. A quel punto mi ha risposto, visibilmente infastidita: ‘Se non c'è posto, andrà in strada'. Sono rimasta senza parole davanti a una risposta del genere, spero ci siano provvedimenti".

La situazione è stata presa in carico dalla consigliera capitolina del Partito democratico Nella Converti e dall'assessora alle Politiche Sociali Barbara Funari che, una volta venute a conoscenza della vicenda, si sono subito attivate per cercare una soluzione. Adriana è stata quindi contattata immediatamente dalla Sala operativa sociale del Comune di Roma, che nel pomeriggio è andata a trovarla per conoscere la sua storia e proporle delle soluzioni alloggiative adatte a lei e alla bambina che sta per nascere. Intanto Canitano e le altre volontarie sono riuscite a fare una colletta e a recuperare un po' di denaro per permettere alla ragazza di saldare le bollette: un piccolo tamponamento, un'azione di solidarietà che dà un po' di respiro e tranquillità alla giovane.

"Quando veniamo a conoscenza di una situazione di questo tipo facciamo sempre una verifica preliminare – spiega a Fanpage.it Gianna Zagaria, responsabile della Direzione Accoglienza e Inclusione -. Cerchiamo di capire se la persona è già seguita dai servizi, se è già conosciuta e quali sono le sue condizioni. Una volta risaliti all'identità della ragazza e ai suoi recapiti, perché noi dobbiamo necessariamente saperlo per attivarci, l'abbiamo contattata attraverso la nostra Sala operativa sociale. Probabilmente all'inizio c'è stato un fraintendimento, perché noi non lavoriamo sull'emergenza quando le persone perdono la casa ma prima, proprio per evitare che finiscano in strada. 

"Ci capita infatti frequentemente di seguire situazioni di questo tipo: persone che, nel giro di poco tempo, si ritrovano senza lavoro e senza un tetto. Si tratta di una vicenda che purtroppo accomuna molte persone. Spesso, inoltre, si tratta di persone prive di una rete familiare o di amicizie che possano sostenerle nei momenti di difficoltà. Dopo aver contattato la signora, abbiamo inviato sul posto una nostra unità di strada. Prima abbiamo raccolto telefonicamente tutte le informazioni attraverso una nostra operatrice e poi abbiamo attivato il nostro percorso ordinario di presa in carico.

"Noi lavoriamo così come Sala operativa sociale. Abbiamo una centrale operativa aperta 24 ore su 24 e un numero verde attivo tutto l'anno. Al telefono rispondono sempre operatori e operatrici sociali qualificati, che raccolgono le segnalazioni e, quando necessario, ricontattano le persone che chiedono aiuto. Per noi, però, è importante anche incontrare direttamente le persone. Per questo disponiamo di unità di strada: dodici durante il giorno e tre durante la notte. Operano in tutta Roma e hanno il compito di verificare le situazioni di disagio e svolgere attività di pronto intervento sociale. Ogni unità è composta da operatori qualificati: assistenti sociali, psicologi, educatori professionali. Il loro compito è incontrare la persona, approfondire la situazione attraverso un colloquio e valutare i bisogni reali. È un lavoro che non sempre può essere svolto adeguatamente per telefono.

"La nostra unità di strada ha quindi incontrato la signora, che si è resa disponibile al colloquio. Valuteremo insieme a lei la situazione e le sue esigenze, ma siamo già in grado di offrirle una possibilità di accoglienza. Credo quindi che per questa vicenda si possa individuare una risposta istituzionale adeguata.

"Naturalmente l'accoglienza rappresenta soltanto il primo passo. La signora dovrà affrontare una maternità imminente, ritrovare una stabilità economica e, in prospettiva, un nuovo lavoro. Il percorso sarà lungo. Il nostro compito, però, è garantire una risposta immediata affinché non si ritrovi in strada. Naturalmente non siamo in grado di dare una risposta a tutte le persone che vengono sfrattate a Roma. Sarebbe impossibile. Tuttavia interveniamo quotidianamente a favore delle situazioni più fragili: nuclei familiari con minori, persone anziane, persone con disabilità e tante altre condizioni di vulnerabilità. Il numero da contattare in queste situazioni è l'800440022. È importante chiarire che il canale di accesso al circuito dell'accoglienza è la Sala operativa sociale. Se ci si rivolge ad altri uffici o ad altri assistenti sociali che non fanno parte della Sala operativa sociale, è possibile che non si ottenga la risposta necessaria, perché non sono loro a gestire direttamente le accoglienze".

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