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Libero dopo 22 giorni l’ex Banda della Magliana Raffaele Pernasetti, arrestato per narcotraffico

Il Tribunale del Riesame ha annullato la custodia in carcere di Raffaele Pernasetti, er Palletta, dopo il ricorso dei suoi legali in due diversi procedimenti: uno per narcotraffico e uno per la gambizzazione di un meccanico della Magliana.
A cura di Roberto Abela
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Raffaele Pernasetti
Raffaele Pernasetti

A 22 giorni dal suo arresto, Raffaele Pernasetti, detto er Palletta, è tornato a casa. L'ex Banda della Magliana era finito in cella il 15 aprile scorso, in un maxi-blitz dei carabinieri che aveva portato all'esecuzione di misure cautelari per 13 persone. L'ambito dell'inchiesta era quello dell'associazione a delinquere finalizzata al traffico, cessione e detenzione di stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione, guidata da Manuel Severa, detto "il Matto".

I giudici hanno accolto entrambe le impugnazioni presentate dalla difesa di Pernasetti, annullando le ordinanze di custodia in carcere emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia da due diversi gip del tribunale di Roma. Annullamenti che riguardano due procedimenti diversi: quello a carico della banda di trafficanti di droga capeggiata dal "Matto" e quello per la gambizzazione e la tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di Walter Garofolo, meccanico della Magliana. L'aggressione al titolare dell'autofficina sarebbe stata messa in atto per un presunto debito di 28mila euro non restituito a er Palletta.

I motivi alla base dell'annullamento

"Il Tribunale del Riesame — ha spiegato l’avvocata Eleonora Nicla Moiraghi, legale di Pernasetti — in accoglimento di entrambe le impugnazioni, ha annullato le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nell’ambito dei procedimenti rispettivamente iscritti per violazione del testo unico sostanze stupefacenti (senza contestazione di partecipazione all’associazione a delinquere) e per la gambizzazione e la tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, ai danni di Walter Garofolo".

I giudici del vecchio Tribunale della Libertà hanno validato "la fondatezza dell’eccezione legata all’assenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza", prosegue Moriaghi. E ancora: "Per quanto concerne la vicenda Garofolo, che si regge sulle dichiarazioni del collaboratore Marco Casamatta, la credibilità e attendibilità del collaboratore è stata oggetto di puntuale critica nei motivi posti a sostegno della richiesta di riesame". Tradotto: non sussisterebbero i pericoli di inquinamento delle prove, di fuga o di reiterazione del reato per poter giustificare la custodia in carcere, nel caso del primo processo, mentre per il secondo è messa in discussione la credibilità del pentito Casamatta.

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