Leonardo Lamma morto per un dosso su Corso Francia: in 4 a processo, non avrebbero controllato i lavori
Due dirigenti del Comune di Roma sono stati rinviati a giudizio con l'accusa di omicidio stradale in cooperazione colposa per la morte del 19enne Leonardo Lamma in un incidente il 7 aprile 2022 su corso Francia. Insieme ai due dirigenti andranno a processo anche due responsabili di aziende incaricate di eseguire i lavori sul manto. "È un primo passo verso la giustizia, potremo portare in dibattimento le nostre ragioni" è stato il commento dei genitori del giovane, assistiti dall'avvocato Massimiliano Capuzi, una volta usciti dal Tribunale. "Non dobbiamo chiamarlo incidente – ha aggiunto a Fanpage.it la madre Paola Scaglioni -, perché secondo noi di incidente non ha nulla: dobbiamo chiamarlo con il suo nome, omicidio stradale. Nostro figlio ci è stato tolto all'età di 19 anni per l'imperizia e l'incuria, secondo noi, di coloro che dovevano fare il proprio lavoro e non l'hanno fatto".
I dirigenti non avrebbero verificato "la corretta esecuzione dei lavori"
Secondo quanto ricostruito dalla procura Lamma "procedeva alla velocità di 75 km/h, superiore ai limiti consentiti", ma avrebbe perso il controllo della sua moto dopo aver preso di un dosso stradale non segnalato e che non doveva essere lasciato dopo i lavori di manutenzione. Dopo l'urto il 19enne era finito contro uno spartitraffico ed era morto sul colpo. Secondo l'accusa, la colpa dei quattro imputati sarebbe stata quella di aver omesso di "verificare la corretta esecuzione dei lavori'‘ appena eseguiti. In particolare avrebbero dato il via libera alla rimozione delle transenne che delimitavano l'area dei lavori "nonostante che si fosse in presenza di rappezzo provvisorio recante delle irregolarità".
Anche sulla questione della velocità, però, i genitori di Lamma, che si costituiranno parte civile, vogliono vederci chiaro. "Noi abbiamo fatto svolgere, a nostre spese, un'ulteriore perizia secondo cui Leonardo non andava a più di 52 chilometri orari", dice la madre. "Secondo il perito se fosse andato a una velocità maggiore, probabilmente avrebbe superato quel rappezzo. Invece, proprio perché procedeva a una velocità moderata, lo ha preso come una sorta di binario". La perizia verrà presentata nel corso delle udienze.
I genitori di Leonardo Lamma: "Superato il primo gradino"
La notizia è stata accolta con sollievo dai genitori di Leonardo: "Il primo gradino l'abbiamo superato, ora avremo la possibilità di riferire tante cose che finora non sono emerse". I due non hanno mai smesso di lottare per avere un processo sulla morte del figlio. Dopo alcune richieste di archiviazione iniziali, secondo l'ultima perizia eseguita dall'accusa potrebbe essere stato il dislivello di circa 5 centimetri di quel dosso a causare l'incidente fatale. Quel dosso è stato eliminato la sera stessa dello schianto, a qualche ora dalla morte di Lamma, per alcuni lavori programmati da Acea. Il sopralluogo è stato svolto solo due giorni dopo.
"Più volte io e mio marito ci siamo domandati: perché tutto questo?", aggiunge Paola Scaglioni. "L'errore umano ci può essere, ma assumetevi le vostre responsabilità. Ma perché non dobbiamo dare giustizia a questo ragazzo, che non c'entra niente? Ha avuto la sfortuna di passare nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Perché, però, attribuire la responsabilità a lui?".
C'è poi la questione di un quinto possibile imputato, l'autista di un furgoncino che potrebbe aver tagliato la strada al ragazzo sullo scooter. "È stato inserito tardi e quindi ancora non è stato chiamato – commenta Scaglioni -. Le indagini sono state fatte e proprio stamattina l'avvocato cercava di capire se gli imputati fossero quattro o cinque. Al momento rimangono quattro, poi vedremo se questa quinta persona potrà rientrare successivamente".
La mamma di Leo Lamma: "Vogliamo giustizia affinché altre famiglie non siano costrette a piangere il proprio figlio"
"Ci auguriamo che il peggio sia passato e che adesso la strada possa essere in discesa, ma non ne siamo così sicuri, perché il dubbio è sempre dietro l'angolo", commenta con speranza ma anche prudenza Paola Scaglioni. "Può esserci qualsiasi cavillo, possono tirare fuori qualche coniglio dal cilindro: questo non possiamo saperlo. Quello che mi aspetto da questo processo è innanzitutto che emerga la verità. Mio figlio non me lo darà più indietro nessuno.Vogliamo che sia fatta giustizia e che i responsabili abbiano una pena certa, che possa servire anche da esempio, perché dobbiamo interrompere questo modus operandi. Cerchiamo di aprire un varco per quelli che verranno dopo, affinché non ci siano altri Leonardo e altre famiglie costrette a piangere il proprio figlio".
Per questo Paola e suo marito hanno creato l'associazione "Leonardo Figlio di Tutti", con cui provano a mettere a disposizione la loro esperienza e i professionisti che li hanno aiutati in questi travagliati 4 anni ad altre famiglie che possono subire una tragedia simile. "Spero che siano sempre meno, ma purtroppo vedo che questi omicidi stradali sono all'ordine del giorno – conclude -. Vogliamo offrire l'aiuto di cui queste famiglie hanno bisogno: psicologico, legale e, se necessario, anche economico".