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Lazio, allarme medici di base: mille in pensione entro il 2028, a rischio l’assistenza territoriale

La regione tra le più colpite dalla carenza: -15,8% in cinque anni. Senza interventi, sempre meno medici e carichi di lavoro sempre più pesanti.
A cura di Francesco Esposito
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(Immagine da iStock)
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A Roma e nel Lazio mancano 358 medici di base rispetto a quanti ne servirebbero. E la situazione nei prossimi anni potrebbe andare a peggiorare. Se non ci saranno investimenti adeguati nella formazione, il numero di dottori di medicina generale nella regione potrebbe diminuire ancora, con quasi mille pensionamenti previsti entro il 2028. Chi rimarrà si troverà con un carico di lavoro sempre maggiore per numero e anzianità dei pazienti. Questo il quadro elaborato dalla Fondazione Gimbe sul futuro del presidio sanitario più vicino ai cittadini.

Una carenza nazionale, il Lazio fra le regioni più in difficoltà

La carenza di medici di base nel Lazio è parte di un problema a livello nazionale. Considerando il rapporto ottimale di 1200 assistiti per medico, fissato dall'Accordo Collettivo Nazionale sul tema, in Italia mancano 5700 medici di base. Il dato è in peggioramento da almeno sei anni. Fra il 2019 e il 2024 se ne sono persi, fra pensionamenti e mancate assunzioni, 5197. "La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi". Questa dispersione va avanti da molti anni ormai e dal 2019 al 2024 il Lazio ha perso il 15,8% dei suoi medici di base. Una dato superiore alla media nazionale (-14,1%).

Perdita percentuale di medici di base nelle varie regioni italiande fra il 2019 e il 2024 (Fondazione Gimbe)
Perdita percentuale di medici di base nelle varie regioni italiande fra il 2019 e il 2024 (Fondazione Gimbe)

La mancanza di dottoresse e dottori in questo comparto essenziale dell'assistenza sanitaria colpisce in maniera maggiore le regioni più grandi e popolose. Peggio del Lazio, infatti, in questa speciale e nefasta classifica, ci sono solo Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana. Né gli interventi della politica nazionale né quelli della Regione stanno riuscendo a contrastare questo fenomeno che influisce in maniera pesantissima sulla vita dei pazienti, ma anche su quella dei medici, sempre più sovraccarichi di lavoro.

Pochi e insufficienti gli interventi della politica

Aumento dell'età pensionabile, aggiustamenti sul numero massimo di assistiti, modifiche ai piani di formazione sembrano essere solo soluzioni tampone. La stessa cosa riguardale case della comunità: le strutture, tanto volute dal presidente del Lazio con delega alla Sanità, Francesco Rocca, in cui saranno riuniti vari servizi diversi per sei giorni su sette con medici disponibili 24 ore su 24. Al momento ne sono state realizzate quasi cento, ma pochissime sono quelle pienamente attive.

"Senza una visione d’insieme – aggiunge Cartabellotta di Gimbe – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale. E soprattutto il dibattito rischia di polarizzarsi nuovamente sulla contrapposizione tra dipendenza e convenzione, mentre oggi la vera priorità è ripensare il ruolo del medico di famiglia: dalla formazione all’organizzazione del lavoro, fino all’integrazione con l’intera rete dei servizi territoriali e ospedalieri".

Numero di pensionamenti previsti per regione entro il 2028 (Fondazione Gimbe)
Numero di pensionamenti previsti per regione entro il 2028 (Fondazione Gimbe)

Aumentano i pensionamenti ma diminuisce l'attrattività della professione

Servono quindi interventi urgenti e concreti. Le stime, infatti, prevedono che la situazione non migliori nei prossimi anni. Solo nel Lazio dovrebbero andare in pensione 925 medici entro il 2028. "Peraltro – aggiunge il presidente della fondazione – trattandosi dell’ipotesi più ottimistica, è evidente che nel 2028 il divario tra pensionamenti e ingresso delle nuove leve sarà ancora più ampio. Da un lato, infatti, sempre più medici di medicina generale scelgono di ritirarsi prima dei 70 anni, dall’altro il numero di medici che completa il percorso formativo è inferiore alle borse finanziate: non tutte vengono assegnate e almeno il 20% degli iscritti abbandona il percorso formativo".

Un grande problema in prospettiva futura è quello dell'attrattività di questa professione. Soprattutto nelle grandi regioni, i giovani dottori si orientano sempre più verso altre specializzazioni e la sanità privata. Nel Lazio, però, la figura del medico di base sembra avere ancora un certo fascino, con il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale del 2025 che ha registrato 181 studenti e studentesse in più rispetto alle borse finanziate. Per prevenire la carenza del futuro, si potrebbe iniziare ad aiutare di più i giovani medici del presente.

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