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Lara, incinta con gravidanza a rischio: “A Roma impossibile prenotare ecografie: ho speso 250 euro da un privato”

Liste d’attesa infinite e assenza di posti nel Servizio sanitario nazionale costringono donne in gravidanza e famiglie a rivolgersi al privato, anche per esami e visite urgenti. Le testimonianze raccolte nel Lazio raccontano una sanità pubblica sempre più inaccessibile.
A cura di Natascia Grbic
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Immagine realizzata con AI
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“Ho chiamato il servizio ReCup della Regione Lazio per prenotare l'ecografia morfologica circa due mesi prima delle settimane in cui avrei dovuto effettuarla. Mi hanno detto che non c'era nessun posto disponibile, non solo a Roma, ma in tutto il Lazio. E così sono stata costretta a spendere 250 euro da un ginecologo privato”. A parlare è Lara (nome di fantasia, ndr). Lara è incinta, ha una gravidanza a rischio e delle patologie per cui ha bisogno di essere strettamente monitorata. Eppure, non è mai riuscita a prenotare una visita con il Servizio sanitario nazionale. “Vorrei essere seguita nel pubblico – racconta a Fanpage.it -, ma è stato impossibile. Ho dovuto fare tutto privatamente, anche l’ecografia morfologica, che è una delle più importanti e può essere eseguita solo in delle settimane specifiche. Ho chiamato con due mesi di anticipo per eseguirla: quando avrei dovuto prenotarla per avere posto, prima di rimanere incinta?”.

Quello che Lara descrive è un problema comune non solo a molte donne in gravidanza, ma anche a tutto il resto della popolazione. E dimostra che la sanità nella nostra regione è pubblica sulla carta, ma nei fatti c’è una cesura di classe che impedisce a chi non ha i mezzi di curarsi in modo adeguato.

Lara ha inoltre avuto dei problemi di salute molto seri emersi durante la gravidanza, che le hanno imposto di prenotare una visita e un'operazione con una certa urgenza. "Da settembre a dicembre ho dovuto prenotare la rimozione di un neo con esame istologico, durante la gravidanza, ma non mi è stato dato un appuntamento in tempi utili. Me lo hanno fissato a una distanza di circa sette-otto mesi, nonostante in gravidanza i nei tendano anche a crescere. Questo ha naturalmente generato molta angoscia e ansia. Nella prescrizione era chiaramente indicato che mi trovavo in stato di gravidanza, ma questo non è stato considerato".

Il problema non vale solamente per la gravidanza, ma anche per le visite dei bambini. “Dovevo prenotare una visita dermatologica con epiluminescenza per mia figlia – ci racconta Silvana -. Era dicembre 2025: ebbene, la prima volta che ho chiamato il Recup mi hanno risposto che non avevano posto per tutto il 2026. Ho aspettato il giorno successivo, ho richiamato, e stavolta mi hanno detto che si era liberata una disponibilità: il 20 dicembre 2026. Inutile dire che sono andata privatamente”.

“Io fortunatamente ho un lavoro pagato bene, e ho potuto prenotare delle visite private. Ma chi non è nella mia stessa situazione che fa? Non esegue controlli?”, chiede Lara.

Nella stessa situazione si è trovata anche la consigliera del Partito democratico Nella Converti, che ha presentato una mozione in Assemblea capitolina insieme a Sandro Petrolati, Tiziana Biolghini e Valeria Baglio per chiedere l’avvio di un’interlocuzione con la Regione Lazio finalizzata a mettere in campo tutte le azioni necessarie a garantire la salvaguardia della sanità pubblica pediatrica. La mozione punta, in particolare, a promuovere una revisione del sistema di accreditamento e un riequilibrio del rapporto tra l’offerta ospedaliera pubblica e quella privata nella città, oltre a rilanciare e riadeguare la rete ospedaliera, con un’attenzione specifica ai presidi pubblici dedicati alle cure pediatriche. Converti avrebbe dovuto infatti prenotare una visita pediatrica per suo figlio, cosa che le è stata impossibile.

“La salute, da bene comune, sta diventando una merce, e la deriva che vediamo è quella per cui l'accesso alle cure sarà sempre di più legato alla possibilità di pagare, alla possibilità di avere un'assicurazione privata di permettersi, quindi, una visita privata – le parole in aula di Converti -. Guardate, ne sono diretta testimone, proprio pochi giorni fa ho provato a prenotare tramite il Cup una visita medica per mio figlio che ha soli 2 anni, una visita medica necessaria. Sulla prescrizione medica c'era scritto 30 giorni. Ecco, il primo giorno utile in cui mi è stata data la possibilità di prenotare questa visita pubblica è stato a settembre 2026. E quando senti risposte così, come quella che ho ricevuto io, capisci che qualcosa si è spezzato: perché, chi può, come noi, che siamo seduti in quest'aula, si può rivolgere al privato. Ma chi non può? Chi non può non fa prevenzione, chi non può non accede a cure pubbliche. E a Roma, a pagare le conseguenze di questo sistema malato e che è sempre di più in crisi, sono sempre di più i fragili. In questo caso le bambine e i bambini, il futuro della nostra città e del nostro paese”.

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